Energia in forma urbana: la nuova pelle della sottostazione di Kelenfòld
A Budapest anche l'energia può diventare architettura. La nuova facciata della Kelenfòld Electrical Substation, progettata dallo studio ungherese Gubahàmori, dimostra come un'infrastruttura tecnica, tradizionalmente chiusa e anonima, possa trasformarsi in un elemento capace di dialogare con la città e con il paesaggio urbano contemporaneo.
Situata in una delle aree più dinamiche della capitale ungherese, la sottostazione di Kelenfòld svolge un ruolo strategico nella distribuzione dell'energia elettrica. Un edificio funzionale, essenziale, che necessitava però di un aggiornamento non solo tecnico, ma anche percettivo. L'intervento di Gubahàmori nasce proprio da questa esigenza: ripensare l'involucro senza alterare la funzione, rendendo visibile e comprensibile alla città un'infrastruttura solitamente relegata ai margini dello spazio pubblico.


La nuova facciata si configura come una pelle architettonica indipendente, applicata all'edificio esistente, capace di unificare volumi e superfici attraverso un linguaggio contemporaneo. Il progetto lavora per sottrazione e astrazione: niente elementi decorativi superflui, ma un sistema modulare che interpreta in chiave visiva il tema dell'energia, del flusso e della trasformazione.
Elemento centrale dell'intervento è il pattern geometrico che caratterizza la facciata: una trama ripetuta, calibrata con precisione, che richiama in modo astratto le onde elettriche, i diagrammi di flusso e le vibrazioni invisibili che attraversano quotidianamente l'infrastruttura. Il risultato è una superficie dinamica, capace di cambiare percezione a seconda della distanza, della luce e del punto di osservazione.
I materiali giocano un ruolo fondamentale. La scelta di superfici metalliche perforate consente di ottenere un duplice effetto: da un lato garantire ventilazione e requisiti tecnici indispensabili per l'edificio, dall'altro creare un filtro visivo che alleggerisce l'impatto del volume e introduce una dimensione quasi tessile. La facciata non è un muro, ma una soglia: lascia intravedere, filtra, protegge.
Durante il giorno, la luce naturale enfatizza il ritmo della trama e restituisce un'immagine sobria, ma sofisticata. Di notte, invece, l'illuminazione interna trasforma l'edificio in un landmark luminoso, rendendo percepibile l'attività che si svolge al suo interno e rafforzando il legame simbolico tra architettura ed energia. La sottostazione smette così di essere un semplice contenitore tecnico e diventa un segnale urbano.


Il progetto riflette un tema sempre più centrale nel dibattito architettonico contemporaneo: il ruolo estetico e culturale delle infrastrutture. Gubahàmori affronta la sfida con un approccio misurato, evitando soluzioni iconiche fine a se stesse e puntando invece su coerenza, durabilità e integrazione nel contesto. La facciata non cerca protagonismo, ma costruisce una nuova relazione tra edificio, quartiere e cittadini.
In questo senso, la Kelenfiild Electrical Substation rappresenta un esempio virtuoso di come l'architettura possa intervenire su strutture esistenti migliorandone la qualità spaziale e percettiva, senza comprometterne l'efficienza. Un'operazione che parla di sostenibilità non solo energetica, ma anche urbana e sociale.
Con questo intervento, Gubahàmori propone una riflessione sul modo in cui le città possono rendere visibili, leggibili e persino poetiche le infrastrutture che ne garantiscono il funzionamento quotidiano. A Budapest, l'energia non è più solo invisibile: prende forma, ritmo e presenza nello spazio urbano.








