Un paesaggio commestibile

La Gastronomy Open Ecosystem progettata da Bjarke Ingels Group (BIG) si presenta come un manifesto architettonico che fonde cultura del cibo, innovazione produttiva e spazio pubblico in un unico organismo urbano. Il progetto è concepito come un'infrastruttura aperta, capace di accogliere e mettere in relazione ristorazione, ricerca, coltivazione, formazione e socialità, trasformando la gastronomia in un'esperienza condivisa e accessibile.
Alla base del concept c'è l'idea di ecosistema: una sequenza di volumi e piattaforme interconnesse che si sviluppano orizzontalmente, dissolvendo il confine tra interno ed esterno.
BIG traduce questo principio in un'architettura porosa, attraversabile, dove i flussi di persone, cibo ed energia diventano parte integrante del progetto. Mercati, cucine sperimentali, laboratori di trasformazione alimentare, serre e spazi didattici convivono in un layout modulare, pensato per adattarsi nel tempo a funzioni e usi diversi.
Dal punto di vista urbanistico, la Gastronomy Open Ecosystem si configura come un nuovo spazio civico: le coperture praticabili diventano terrazze verdi e luoghi di incontro, mentre i percorsi pubblici si intrecciano con le aree produttive, rendendo visibili i processi che stanno dietro al cibo. Una scelta coerente con l'approccio di BIG, che da sempre punta a rendere l'architettura uno strumento di divulgazione e consapevolezza.


I dati tecnici di progetto riflettono questa flessibilità: la struttura è organizzata su più livelli a bassa altezza, con maglie modulari che consentono ampliamenti e riconfigurazioni future. Le grandi campate permettono spazi liberi da pilastri, ideali per ospitare funzioni diverse, mentre l'involucro è progettato per massimizzare illuminazione naturale e ventilazione incrociata. Le coperture ospitano sistemi di raccolta delle acque piovane e superfici coltivabili, integrando produzione agricola e gestione sostenibile delle risorse.
I materiali utilizzati rispecchiano l'attenzione di BIG per la sostenibilità e la riduzione dell'impatto ambientale. La struttura principale è pensata in legno lamellare a strati incrociati, combinati con elementi in acciaio per garantire grandi luci e flessibilità strutturale.
Le facciate alternano superfici vetrate ad alte prestazioni, pannelli in policarbonato traslucido e schermature solari in legno, creando un equilibrio tra trasparenza, controllo climatico e comfort interno. All'interno, finiture grezze e materiali naturali sottolineano il legame con i temi della produzione e della trasformazione alimentare.
Tra le scelte progettuali più significative emerge l'integrazione dei sistemi impiantistici nel disegno architettonico: ventilazione naturale assistita, uso di energie rinnovabili e strategie passive diventano parte visibile del progetto, rafforzando il carattere didattico dell’intervento.
La Gastronomy Open Ecosystem non nasconde il proprio funzionamento, ma lo espone, trasformandolo in racconto, diventando così un laboratorio a scala urbana, dove il cibo è il pretesto per ripensare il modo in cui produciamo, consumiamo e condividiamo risorse, confermando ancora una volta la capacità dello studio danese di coniugare pragmatismo, sperimentazione e immaginazione.









