Quando la memoria diventa città

A Melbourne, nella storica periferia di Kensington, un gigante di mattone rosso e tetti a denti di sega sta rinascendo come simbolo di rigenerazione urbana: il Younghusband Woolstore. Costruito all'inizio del XX secolo come uno dei più importanti depositi legati al commercio della lana — fulcro di una delle principali economie dell'Australia federale — l'edificio e l'intero complesso industriale stanno vivendo una seconda vita grazie alla visione progettuale dello studio internazionale Woods Bagot.
Ciò che un tempo era un luogo di lavoro e di scambi — con ascensori per balle di lana, vecchi segnali pubblicitari consumati dal tempo e gli enormi volumi di una struttura robusta — oggi mira a diventare un cuore pulsante di vita urbana mista, dove pubblico e privato si intrecciano. Non si tratta semplicemente di conservare una facciata, ma di rinnovare con rispetto, mantenendo la patina storica e le tracce del passato come elementi cardine della nuova identità del sito.
Il progetto, sviluppato su una superficie complessiva di oltre 17.000 metri quadrati, segue un approccio di "light touch": ogni intervento è minimo e mirato, studiato per non sovrastare l'architettura originale ma per integrarsi con essa in modo discreto e sensibile. Le strutture originarie vengono sia conservate che adattate — dalle grandi finestre in acciaio riviste con doppi vetri per migliorare le prestazioni termiche, ai pavimenti in basalto delle vecchie laneways, sollevati, piallati e reinstallati per renderli accessibili a persone con disabilità, famiglie con passeggini e ciclisti.
Nel cuore del complesso emerge una piazza pubblica soffusa di luce naturale, concepita come un luogo di incontro e socializzazione, dove scale scenografiche invitano a sedersi, conversare o semplicemente osservare il flusso delle persone. Attorno si snodano percorsi pedonali e ciclabili che collegano il sito alla città, rendendo la piazza non un punto isolato ma un nodo che ricuce il tessuto urbano.
La sostenibilità è stata un pilastro di tutto il progetto: grazie a una strategia costruttiva circolare si è ottenuta una riduzione dell'84% delle emissioni di carbonio incorporate rispetto a edifici analoghi, con il riutilizzo di materiali recuperati direttamente in loco, come le travi di Douglas trasformate in corrimano per le aree pubbliche. Un sistema fotovoltaico da 330 kW e l'accumulo energetico riducono il consumo di energia, mentre un impianto per la raccolta dell'acqua piovana limita l'utilizzo di risorse potabili.


Non meno significativo è l'aspetto civico e culturale del Younghusband Woolstore: restituendo alla collettività spazi prima inaccessibili, il progetto non solo celebra la memoria del luogo, ma la trasforma in risorsa urbana. La lunga attività di consultazione con la comunità locale ha contribuito a plasmare un ambiente che parla tanto alla storia quanto alle esigenze del presente.
Questo impegno sul fronte della conservazione e dell'innovazione ha raccolto riconoscimenti internazionali: il Younghusband ha vinto la categoria Creative Reuse al World Architecture Festival 2024 a Miami, affermando il valore globale di interventi che trattano l'architettura storica non come un feticcio da preservare, ma come una base da cui far germogliare nuove forme di convivialità e uso urbano.
Il magazzino laniero di 122 anni fa — con le sue ombre di carrozze ferroviarie e paglia di lana — si proietta oggi verso il futuro, incarnando un modello di rigenerazione sostenibile che va oltre la mera estetica. Qui la città non è solo uno sfondo, ma protagonista di una narrazione in cui il passato industriale diventa tessuto vivo, pronto ad accogliere nuove storie di lavoro, incontro e comunità.








