Il colore sulla rotaia

A Rotterdam, a fianco delle rotaie che tagliano la città, prende forma un progetto che sembra voler riscrivere il modo di abitare l’ufficio, lo spazio pubblico, la memoria urbana: Schieblocks, firmato dallo studio MVRDV per il developer LSI. Con i suoi 47.000 metri quadrati, la più grande nuova costruzione privata per uffici in corso nei Paesi Bassi.
MVRDV ha progettato un quartiere verticale, un palcoscenico di colore e funzione, un “3D neighbourhood” che dialoga con la storia, con la ferrovia, con le imprevedibili geometrie urbane. Il sito scelto — una striscia stretta di terreno accanto alla linea ferroviaria — è una sfida urbana.
L’edificio si eleva 61 metri in altezza e si dispiega lungo quasi 150 metri in lunghezza; è un gesto architettonico che pretende di restituire densità senza sacrificare identità. Con Schieblocks, MVRDV non costruisce solo volumi: trasforma limiti in opportunità, spazi residuali in un palcoscenico di vita, lavoro, comunità. Il complesso, definito come The Bluezone Offices nella comunicazione del committente, intende ospitare uffici, spazi commerciali al piano terra, e, nelle quote più alte, un ristorante e una sala eventi, incorniciata dalla skyline di Rotterdam.
I blocchi, undici in totale, si impilano come mattoni colorati di una città immaginaria: ognuno con una propria identità, una propria finestratura, una propria storia. Ma è nel dialogo con il contesto che Schieblocks acquisisce significato: il progetto sorge all’interno del Schiekadeblok — un’area nata durante il dopoguerra, fatta di piccoli edifici per uffici che nel tempo si sono trasformati in quartier generale di creativi, start-up, locali e imprese culturali.
Con Schieblocks, MVRDV non cancella quello che c’era: ne rievoca la scala, l’atmosfera, le stratificazioni. La massa dell’edificio è suddivisa in quattro strati orizzontali: un basamento ben definito e uno o due volumi ciascuno, per dare forma a undici entità distinte — Schieblocks — tutte diverse tra loro, ma unite da una visione collettiva. Alcuni blocchi superiori sono sagomati secondo l’angolo del sole, per evitare di gettare ombre sugli edifici residenziali dall’altra parte dei binari.

I colori e le forme parlano di memoria: finestre che si aprono come occhi su scorci della città, fibre architettoniche che rimandano a referenze concrete — come le baie finestrate ispirate al celebre edificio Citrusveiling di Huig Maaskant, abbinate al giallo vivace del ponte ormai scomparso Luchtsingel; oppure blocchi il cui intonaco ricorda la pietra della facciata del municipio di Rotterdam, con una finestra ottagonale i cui vetri formano la cifra “010”, il prefisso telefonico della città, in un gesto volutamente identitario.
Ma Schieblocks non è solo estetica e memoria: è anche tecnologia, sostenibilità, responsabilità ambientale. Alcuni frammenti del progetto sono realizzati con mattoni riciclati, riducendo l’impronta di carbonio incorporato; altre superfici, soprattutto quelle rivolte a sud, integrano pannelli fotovoltaici (BIPV), capaci di produrre energia pulita in modo discreto e funzionale.

Al piano terra, il basamento si fa permeabile, pubblico: trasparenza, vetrine, negozi, concept store, una panetteria, un bike-café, tutti segni di un’architettura pensata per la comunità, per il movimento lento, per la convivialità. Da qui parte una scala verso un parcheggio interrato su tre livelli con 230 posti auto.
E poi c’è la sorpresa: nonostante la presenza di una rampa per auto — residuo di un edificio storico adiacente, un monumento protetto — MVRDV non la cancella, non la nasconde, ma la trasforma. La rampa, ancora attiva, viene racchiusa in una gabbia di vetro e diventa il cuore di un bar-spirale: la Wokkelbar, un gesto di audacia urbana, un invito al quotidiano, un ribaltamento della norma che racconta come, in architettura, i vincoli possano trasformarsi in opportunità.
Salendo, in copertura, una nuova promessa: un tetto verde accessibile progettato dallo studio Juurlink & Geluk che si estende su tutta la lunghezza dell’edificio. Un paesaggio pensile, con superfici per la ritenzione dell’acqua, scale a chiocciola che collegano i diversi livelli, pergole e pannelli solari — un invito a passeggiare sospesi sopra la città, a respirare, a prendersi una pausa dal ritmo incessante dei treni e delle metropoli.
Schieblocks è dunque promessa e realtà: promessa di una densificazione urbana rispettosa, attenta alle relazioni sociali e ambientali; realtà di un edificio concreto, che risponde a bisogni di lavoro, mobilità, cultura, incontro. Con il suo volume imponente — 61 metri di altezza, 150 metri di lunghezza, 47.000 metri quadri di superficie — con la sua stratificazione di blocchi colorati, con la sua integrazione tra tecnico e poetico, con la sua apertura sul pubblico in basso e in alto, con i suoi mattoni riciclati e i pannelli solari, Schieblocks non si accontenta di essere un grattacielo d’uffici: vuole diventare una città nella città, un racconto verticale di comunità, memoria, energia e futuro.










