Shanghai, il nuovo Student Service Center tra due città
Nel campus della Shanghai Jiao Tong University, uno dei poli accademici più prestigiosi della Cina, si è inserito nel 2025 il nuovo Student Service Center progettato da TJAD / Zeng Qun Architecture Design Studio. Il progetto fa parte più ampio sviluppo del campus di Minhang come dispositivo pubblico aperto, capace di ridefinire il ruolo degli spazi universitari non più come strutture isolate ma come sistemi urbani permeabili e connessi.

L’edificio, con una superficie di circa 24.400 m², completato nel 2025, nasce su un lotto di margine, condizione che diventa il principio generatore del progetto. Il sito si sviluppa infatti come una fascia lunga e stretta tra due condizioni fortemente contrastanti: da un lato la città infrastrutturale, con un’arteria ad alta percorrenza; dall’altro un paesaggio naturale legato a un bacino lacustre. Questa dualità non viene risolta per sottrazione, ma trasformata in struttura progettuale, costruendo un edificio che agisce come interfaccia tra due mondi opposti.
Il concept architettonico si fonda su una chiara strategia di “bordo attivo”. Il fronte occidentale, rivolto verso la strada urbana, si presenta come una massa compatta e lineare, con un linguaggio controllato e quasi infrastrutturale. Qui l’edificio si protegge dal rumore e dalla velocità del traffico, assumendo un carattere più chiuso e riflessivo.


Al contrario, il lato orientale si apre completamente verso il lago, articolandosi in una sequenza di volumi frammentati e terrazze che si protendono verso il paesaggio naturale, generando spazi di relazione, sosta e interazione.
Questa dualità si riflette anche nella distribuzione funzionale. Il centro ospita una gamma ampia di attività: servizi amministrativi per studenti e docenti, spazi per consulenza, aree per eventi, sale espositive e un auditorium multifunzionale.
L’obiettivo dichiarato è quello di creare un hub universitario che non sia solo burocratico, ma soprattutto sociale e culturale, capace di favorire l’incontro tra discipline e comunità diverse.
Dal punto di vista spaziale, il progetto si struttura come una sequenza continua di ambienti pubblici. Il cuore dell’edificio è un grande atrio verticale che mette in relazione i diversi livelli attraverso scale monumentali e piattaforme sospese. Questo spazio non è solo distributivo, ma diventa un vero e proprio luogo di permanenza, dove il movimento si trasforma in esperienza architettonica. Le terrazze interne, i vuoti interconnessi e le aperture visive verso l’esterno contribuiscono a costruire una percezione di continuità tra interno ed esterno, tra edificio e paesaggio.
La scelta dei materiali rafforza questa lettura duale. Il fronte occidentale utilizza principalmente pannelli in fibrocemento e calcestruzzo a vista, materiali che comunicano solidità, densità e controllo. Il lato orientale, invece, è caratterizzato da ampie superfici vetrate che dissolvono il confine tra interno ed esterno, permettendo alla luce naturale e al paesaggio lacustre di penetrare profondamente nello spazio architettonico. Questa opposizione materica non è decorativa, ma funzionale alla costruzione di due diverse condizioni ambientali e percettive.
Un elemento chiave del progetto è la dimensione della circolazione verticale come spazio sociale. Le grandi scale e le rampe non sono semplici dispositivi di connessione, ma diventano luoghi di incontro e attraversamento, favorendo una fruizione informale e continua dell’edificio.


Questo approccio riflette una visione contemporanea del campus universitario come infrastruttura aperta, in cui i confini tra apprendimento, vita quotidiana e socialità si dissolvono progressivamente.
Anche il rapporto con il paesaggio è costruito attraverso una strategia di integrazione progressiva. Il fronte orientale, rivolto verso il lago, non si limita a “guardare” la natura, ma la incorpora attraverso logiche di penetrazione spaziale: terrazze, rientranze e aperture creano un sistema di micro-ambienti che mettono in dialogo attività umane e contesto naturale. In questo senso, il progetto non si pone come oggetto autonomo, ma come parte di un ecosistema più ampio, in cui architettura e ambiente si influenzano reciprocamente.








