Architettura e cura nel nuovo Mother-Child & Emergency Centre di Sherbrooke
A Sherbrooke (Québec, Canada) è stato inaugurato nel febbraio 2026 il Centre mère-enfant et urgence, una struttura sanitaria di 34500 m² che integra servizi materno-infantili, pediatria e pronto soccorso in un unico edificio pensato per efficienza clinica e qualità spaziale. Il progetto — sviluppato da Jodoin Lamarre Pratte architectes inc. in collaborazione con Yelle Maillé et associés, Jubinville et associés e Lemay — è costruito secondo i principi del design-build e orientato alla certificazione LEEDv4, con particolare attenzione alla luce naturale, alla circolazione fluida e alla qualità ambientale interna, elementi che rappresentano una nuova generazione di architettura ospedaliera nel contesto nordamericano.

Il volume si articola su più livelli per rispondere alla complessità delle funzioni ospedaliere; l’articolazione spaziale non è neutra, ma frutto di un attento coordinamento tra esigenze cliniche, percorsi di visita e relazione con il sito. L’edificio si affaccia sul contesto verde dell’ospedale, con una facciata che alterna vetrate continue e tamponamenti pieni per equilibrare controllo solare, viste verso l’esterno e comfort visivo interno. Le ampie superfici vetrate — protette da frangisole, aggetti e schermature integrate — consentono l’ingresso di luce diffusa senza esporre direttamente gli ambienti ai picchi di irraggiamento estivo tipico della regione dell’Estrie.

Uno degli aspetti più evidenti della strategia architettonica è la “sequenza di percorsi intuitivi” pensata per guidare utenti, famiglie e personale attraverso gli spazi. L’accesso principale è segnato da un’ampia hall di accoglienza caratterizzata da un’altezza libera maggiore rispetto ai piani di degenza: qui le superfici in legno e finiture calde si combinano con la luce naturale per mitigare l’esperienza spesso ansiogena di una struttura sanitaria. Il linguaggio materico utilizzato nelle aree comuni — tavole di legno, pavimenti chiari e finiture opache — contribuisce a creare una percezione di umanità e benessere, restituendo al visitatore uno spazio che è al tempo stesso clinico e accogliente.


La planimetria dell’edificio riflette una logica di zonizzazione funzionale chiara: la parte destinata alla maternità e alla pediatria occupa livelli superiori più protetti e raccolti, mentre il pronto soccorso — con i suoi 41 posti letto, sale di triage e stanze di trattamento dedicate — è posizionato in prossimità dell’ingresso principale per garantire accessi rapidi e percorsi di emergenza separati. I volumi interni sono organizzati in modo da favorire la separazione dei percorsi pubblici da quelli clinici, riducendo interferenze e semplificando l’orientamento.
La progettazione costruttiva ha dato grande rilievo alla struttura portante e agli involucri performanti: il telaio dell’edificio è composto da sistemi strutturali efficienti, con elementi orizzontali e verticali coordinati per accogliere impianti tecnici, servizi e flussi di utenza.

Il risultato è una struttura robusta e razionale che supporta spazi ampi, flessibili e adattabili nel tempo. Le pareti perimetrali integrano strati isolanti ad alte prestazioni, mentre i serramenti esterni sono sistemi con vetri a controllo solare, riducendo i consumi energetici per riscaldamento e raffrescamento.
L’uso della luce naturale non è un semplice elemento estetico: attraverso l’orientamento degli spazi e la modulazione delle superfici vetrate, la luce diventa strumento terapeutico e cognitivo. I corridoi vengono illuminati diffusamente, le stanze di degenza sono pensate con ampie aperture verso il paesaggio, e gli atrii interni fungono da spazi di filtro visuale e sociale. Una particolare attenzione è stata dedicata anche alla qualità acustica: materiali fonoassorbenti e dettagli costruttivi specifici riducono riverberi e facilitano la concentrazione e il riposo, fattori essenziali in un ospedale che deve rispondere a esigenze di comfort psico-fisico.


La neonatologia — con camere dedicate e ambienti protetti per neonati prematuri — e la pedopsichiatria, quest’ultima dotata di un ingresso autonomo e di un cortile terapeutico esterno, incarnano la visione dello spazio come parte integrante della cura. In particolare, il cortile terapeutico è concepito come ambiente sicuro e stimolante per bambini e famiglie, un luogo che favorisce la relazione tra interno e esterno e che introduce la natura come elemento di supporto psicologico.
Ulteriore risultato architettonico degno di nota è l’integrazione del progetto con il concetto di co-design, che ha coinvolto fin dalle fasi preliminari clinici, progettisti, personale ospedaliero e rappresentanti di pazienti. Questo approccio ha permesso di orientare scelte spaziali e materiali anche sulla base delle esigenze reali di chi vive e lavora quotidianamente in un ospedale: la riduzione degli spostamenti inutili, la visualizzazione immediata delle destinazioni e l’accessibilità integrata delle aree di servizio sono tutti elementi che derivano da un dialogo costante tra progettisti e utilizzatori finali.






