Il museo orizzontale di Zumthor a Los Angeles
Il nuovo edificio del Los Angeles County Museum of Art (LACMA) segna una trasformazione radicale non solo per il museo, ma per l’intero modo di concepire lo spazio espositivo contemporaneo. Progettato da Peter Zumthor in collaborazione con Skidmore, Owings & Merrill, il complesso delle David Geffen Galleries, inaugurato lo scorso 19 aprile, conclude un processo durato oltre quindici anni e introduce una nuova idea di museo: orizzontale, continuo, privo di gerarchie spaziali e narrative.
L’edificio si sviluppa come una struttura fluida e organica lunga circa 270 metri, sospesa sopra il suolo e capace di scavalcare l’asse infrastrutturale di Wilshire Boulevard, trasformando un limite urbano in elemento generatore di spazio.

Questa scelta non è solo formale, ma profondamente urbana: il museo diventa infrastruttura, attraversamento e dispositivo di connessione tra parti di città prima separate. Il volume, definito da una geometria curva e continua, è sostenuto da una serie di nuclei strutturali in calcestruzzo che sollevano il livello espositivo principale, liberando il piano terra per funzioni pubbliche, servizi e spazi aperti.


Dal punto di vista architettonico, il progetto si configura come una “scultura abitabile” in calcestruzzo, dove la massa e la plasticità del materiale definiscono l’identità dell’edificio. Il calcestruzzo gettato in opera, utilizzato per pareti e strutture principali, è lavorato con grande precisione per ottenere superfici omogenee e materiche, mentre dettagli in metallo e vetro completano un linguaggio essenziale ma sofisticato.
L’involucro è caratterizzato da una facciata continua in vetro isolante a tutta altezza, con pannelli di grande dimensione che permettono un rapporto diretto tra interno ed esterno e massimizzano l’apporto di luce naturale, pur garantendo le condizioni conservative richieste per le opere d’arte.
Il livello espositivo, concepito come un unico piano continuo, supera la tradizionale articolazione per dipartimenti o cronologie, proponendo invece una sequenza fluida di gallerie interconnesse. Questo impianto spaziale riflette una precisa posizione curatoriale: eliminare le gerarchie tra culture e periodi storici, offrendo un’esperienza di visita aperta, non lineare, in cui il pubblico è libero di costruire il proprio percorso. Le sette porzioni strutturali che compongono l’edificio — assimilabili a padiglioni interconnessi — sostengono una piattaforma espositiva trasparente, pensata per garantire continuità visiva e flessibilità nell’allestimento.
Dal punto di vista tecnico, la complessità dell’opera è significativa: la struttura sopraelevata richiede soluzioni avanzate per fondazioni, isolamento sismico e gestione degli impianti, tutti integrati all’interno di un sistema apparentemente semplice.

Questa “semplicità apparente” è in realtà il risultato di un lavoro ingegneristico sofisticato, che consente di nascondere infrastrutture e servizi all’interno dei volumi strutturali, lasciando lo spazio espositivo libero e continuo.
Il progetto incorpora inoltre strategie di sostenibilità coerenti con le pratiche contemporanee: utilizzo di calcestruzzo a basse emissioni, sistemi radianti per riscaldamento e raffrescamento, ventilazione naturale e controllo avanzato dell’energia e dell’acqua. L’obiettivo di certificazione LEED testimonia un approccio integrato che considera l’edificio non solo come contenitore culturale ma come organismo efficiente e responsabile dal punto di vista ambientale.

Nel contesto del campus LACMA, il nuovo edificio sostituisce quattro strutture esistenti, ridefinendo completamente l’organizzazione del museo e portando la superficie espositiva complessiva a oltre 20.000 m². Ma il valore dell’intervento non risiede soltanto nei numeri: è nella capacità di mettere in discussione il paradigma stesso del museo enciclopedico, trasformandolo in un paesaggio continuo dove arte, architettura e città si sovrappongono.
Il nuovo LACMA si presenta così come un’infrastruttura culturale ibrida, sospesa tra edificio e paesaggio, tra scultura e dispositivo urbano. Un progetto che, al di là delle discussioni critiche che lo hanno accompagnato, segna un passaggio decisivo nell’evoluzione dell’architettura museale contemporanea, proponendo un modello in cui spazio, materia e narrazione si fondono in un’unica esperienza continua.







