Un campus che cresce tra gli alberi

La Shiv Nadar School, progettata dallo studio indiano Vastushilpa Sangath e completata nel 2025, interpreta il modello tradizionale di scuola trasformandolo in un sistema di padiglioni immersi nella vegetazione esistente. Piuttosto che imporre una forma architettonica rigida, il progetto si sviluppa attorno alla presenza di circa 1.400 alberi maturi, preservati e integrati nella composizione spaziale del campus.
L’intervento occupa una superficie complessiva di circa 40.453 metri quadrati e nasce dalla volontà della Shiv Nadar Foundation di creare un ambiente educativo capace di connettere apprendimento, natura e sostenibilità ambientale. Il risultato è un complesso a bassa altezza formato da edifici modulari collegati da corti, portici e percorsi ombreggiati che si snodano tra gli alberi esistenti, mantenendo continuità con l’ecosistema locale.
Il masterplan del campus è organizzato lungo un percorso ad anello che attraversa il sito e guida la disposizione dei diversi volumi. Questa struttura nasce da un’attenta mappatura della vegetazione: ogni albero è stato catalogato in base a età, specie e valore ecologico, e il disegno architettonico è stato adattato per preservarne le radici e le chiome. In questo modo l’architettura non cancella il paesaggio, ma lo assume come infrastruttura primaria del progetto.
Uno degli elementi più riconoscibili dell’intervento è la grande copertura ondulata color terracotta che unifica i diversi edifici del campus. Realizzata con moduli prefabbricati in alluminio, la struttura è ispirata alla forma delle foglie di banano e richiama le tradizionali coperture a falde profonde dell’architettura del Tamil Nadu. Il tetto svolge un ruolo sia simbolico sia ambientale: crea ampie zone d’ombra, protegge le aree di apprendimento all’aperto e integra pannelli fotovoltaici che contribuiscono a generare circa un terzo del fabbisogno energetico della scuola.


Sotto questa copertura si sviluppa una costellazione di padiglioni didattici concepiti come piccoli edifici autonomi. Le aule sono organizzate in cluster che ricordano veri e propri “quartieri” scolastici, una scelta che favorisce un senso di comunità tra studenti e insegnanti. I percorsi tra gli edifici sono caratterizzati da profonde verande e spazi semiaperti che funzionano sia come zone di transizione climatica sia come ambienti informali per l’apprendimento.
Questa interpretazione contemporanea della veranda tradizionale indiana diventa uno dei dispositivi climatici principali del progetto. Gli ampi aggetti delle coperture, la ventilazione naturale e la frammentazione volumetrica riducono il guadagno termico e favoriscono il raffrescamento passivo degli ambienti interni. Il sistema è integrato da una ventilazione ibrida che combina flussi d’aria naturali e raffrescamento meccanico, migliorando la qualità dell’aria negli spazi didattici più affollati.
Anche la scelta dei materiali riflette una strategia orientata alla sostenibilità e alle economie locali. I pavimenti sono realizzati in granito grigio proveniente dalla regione, materiale che garantisce inerzia termica e valorizza la tradizione costruttiva locale. Alcune facciate sono rivestite con legno recuperato da vecchie imbarcazioni, una soluzione che riduce il consumo di nuove risorse e conferisce alle superfici un carattere materico e vissuto.
L’attenzione all’ambiente si estende anche alla gestione dell’acqua. Un lago preesistente nel sito, inizialmente abbandonato, è stato recuperato e trasformato in bacino ecologico e spazio didattico all’aperto. Il sistema raccoglie l’acqua piovana proveniente dalle coperture e dal deflusso superficiale, consentendo al campus di soddisfare la maggior parte delle proprie esigenze idriche attraverso un circuito chiuso.
Le tecniche costruttive sono state calibrate per ridurre al minimo l’impatto sul suolo e sulla vegetazione. Molti componenti strutturali sono stati prefabbricati e assemblati in cantiere, limitando le operazioni invasive e proteggendo le zone radicali degli alberi. Anche le fondazioni e le infrastrutture tecniche sono state integrate in sistemi combinati di trincee e servizi per evitare scavi eccessivi.

Il risultato è un campus che non si impone come oggetto isolato, ma si configura come un sistema aperto in continua relazione con il paesaggio. In questo progetto Vastushilpa Sangath interpreta l’architettura scolastica come un dispositivo pedagogico: un ambiente in cui spazi, natura e clima diventano parte integrante dell’esperienza educativa.









