Rinascita rurale
Nel dialogo sempre più urgente tra architettura e paesaggio, East Courtyard a Qidong (Jiangsu, Cina) si pone come un progetto lieve e potente allo stesso tempo: un’abitazione che non si limita a rispondere ai bisogni funzionali, ma reinventa le relazioni tra spazio, natura e vissuto familiare. Realizzato dallo studio Benzhe Design, questo edificio di residenza estende la tradizione del cortile rurale verso un linguaggio contemporaneo che accoglie il clima, il contesto e la memoria del luogo.
Situato vicino alla costa orientale, dove il fiume Yangtze sfocia verso il Mare Cinese Orientale, il sito racconta una geografia di vento, mare e fertili pianure. Qui, dove un tempo sorgeva un tipico nucleo di villaggio di pescatori circondato da turbine eolica e paesaggi di maree, East Courtyard si inserisce rispettando la scala e il tessuto del luogo, reinventando l’abitazione con una sensibilità moderna senza perdere la semplicità rurale che contraddistingue gli insediamenti tradizionali.


L’edificio — di circa 320 m² su tre livelli — è stato commissionato dai figli, lavoratori fuori regione, come nuova casa per i genitori sessantenni. Questo input emotivo e generazionale ha guidato una strategia progettuale che evita la retorica estetica per concentrarsi su una materialità tattile e una sequenza spaziale che favorisce relazioni fluide tra interno, esterno e paesaggio.
La forma complessiva rispetta le proporzioni e l’altezza delle abitazioni circostanti; una struttura a telaio su tre piani che si dissolve attraverso corridoi visivi e aperture calibrate, rompendo il paradigma del muro di cortile chiuso. Al posto di barriere solide, l’architettura utilizza muri bassi e alberi per definire i confini, permettendo al cortile di fondersi naturalmente con il tessuto agricolo circostante e creando allo stesso tempo spazi di privacy e protezione.
La scelta dei materiali è un elemento chiave del progetto. Le pareti esterne sono realizzate con una miscela di gusci d’ostrica e pietra lavata—un richiamo diretto alla costa e alla memoria locale—che nel tempo acquisisce una texture ruvida e affiora come un paesaggio in progressione piuttosto che come facciata statica. Questo approccio non mira a costruire un “oggetto estraneo”, ma a permettere all’edificio di respirare con il villaggio e con la natura circostante.
All’interno, la pianta libera e la stratificazione verticale delle funzioni favoriscono una continuità spaziale che sfida la tradizionale gerarchia degli ambienti domestici. Con solo sei camere dedicate all’uso privato, il resto della superficie è riservato a spazi pubblici e di relazione distribuiti su tre livelli intorno a un grande lucernario, che diventa dispositivo di connessione visuale e di percezione della luce e del tempo.

La sequenza spaziale interna si dispiega come una sorta di “sandwich” verticale:
- Il “Soil Layer” è caratterizzato da pavimenti in pietra lavata che si estendono nel cortile, dissolvendo il confine tra interno e esterno.
- Il “Living Layer” accoglie finestre orientate verso i campi stagionali, inquadrando paesaggi come quadri viventi, mentre terrazze collegate invitano a vivere tra architettura e natura.
- Il “Cloud Layer”, alla sommità, utilizza un ampio lucernario che diffonde ombre di nuvole negli spazi di meditazione e relax, instaurando un rapporto diretto tra cielo e spazio domestico.

La strategia delle aperture è altrettanto raffinata: grandi vetri a tutta altezza espandono visivamente gli ambienti verso l’esterno; lunghe finestre orizzontali catturano la luce del mattino e inquadrano la presenza degli alberi; i fori verticali nella tromba delle scale comprimono la luce in “lame luminose”, trasformando gli spazi di transito in luoghi quasi sacri di percezione sensoriale.
In un contesto in cui l’architettura contemporanea spesso corre verso l’eccezionale, questo progetto ricorda che la forza del costruire risiede nella capacità di armonizzarsi con ciò che già esiste, elevando la qualità della vita senza rinunciare all’identità del luogo.








