Un ufficio di corallo (o quasi)
Progettato dallo studio tedesco Berschneider + Berschneider, il complesso per uffici denominato “Be Orange” a Regensburg si distingue per una facciata arancio-corallo che avvolge l’intero volume e ridefinisce il rapporto tra involucro, luce e prestazioni ambientali. Il progetto nasce dalla trasformazione di un lotto rimasto inutilizzato per lungo tempo e si inserisce in un contesto urbano eterogeneo, dominato da infrastrutture e edifici di diversa scala. In questo scenario, l’architettura sceglie di non mimetizzarsi, ma di costruire un’identità visiva forte capace di dialogare con la città contemporanea.

L’edificio si sviluppa su cinque livelli e ospita spazi destinati a uffici, studi professionali, ambulatori e attività di coworking. Il progetto è stato concepito per garantire la massima flessibilità distributiva: le superfici interne sono prive di pilastri intermedi e possono essere riconfigurate con facilità, adattandosi a diverse tipologie di utenti e modelli di lavoro. Al centro della composizione si apre un grande atrio verticale coperto da una vetrata zenitale, che distribuisce luce naturale su tutti i livelli e diventa il cuore sociale dell’edificio. Questo spazio centrale, progettato su richiesta della committenza secondo i principi del feng shui, introduce una dimensione simbolica e percettiva nel progetto, favorendo il benessere degli utenti e la qualità degli ambienti di lavoro.
L’elemento più distintivo dell’architettura è però la facciata: una struttura di brise-soleil tridimensionale composta da moduli in materiale composito di colore arancio intenso, ispirata alle forme organiche del corallo. Ogni elemento misura circa 2,30 × 1,50 metri ed è stato progettato tramite un algoritmo parametrico che ne regola inclinazione e orientamento. Nonostante l’apparente complessità geometrica, il sistema utilizza soltanto otto varianti di modulo, soluzione che ha consentito di ottimizzare produzione e montaggio.
I pannelli sono realizzati in composito poliestere rinforzato con fibra di vetro, costituito da due semigusci a cinque strati incollati tra loro per formare un elemento cavo estremamente leggero. Il peso di ogni modulo, compreso tra 20 e 25 kg, permette il trasporto e la movimentazione da parte di un solo operatore, semplificando le operazioni di cantiere.

Dal punto di vista costruttivo, la facciata è sospesa a travi a sbalzo in acciaio collocate al di sopra del quarto piano. Passerelle tecniche continue consentono l’ispezione e la manutenzione delle superfici vetrate retrostanti, garantendo accessibilità senza interferire con l’immagine dell’edificio. L’intero sistema di schermatura funziona come una pelle climatica passiva: la geometria dei moduli riduce l’irraggiamento solare diretto sulla facciata di circa il 40%, contribuendo a limitare il carico termico interno e rendendo superflui sistemi di ombreggiamento mobili.

La facciata non svolge quindi soltanto una funzione estetica, ma diventa un dispositivo ambientale che regola la luce e il microclima dell’edificio. Questo approccio si inserisce in una più ampia strategia energetica, orientata alla realizzazione di un involucro altamente performante. Il progetto ha infatti posto particolare attenzione all’isolamento termico e alla riduzione dei ponti termici, integrando l’efficienza dell’involucro con sistemi impiantistici avanzati per il controllo del clima interno. L’obiettivo dichiarato è quello di rispondere agli standard contemporanei degli edifici a basso consumo energetico, anticipando le normative europee sugli edifici a energia quasi zero.
All’interno, la presenza dell’atrio centrale crea una sequenza di spazi aperti e luminosi, in cui la luce naturale filtra dall’alto e si diffonde lungo le superfici vetrate e le passerelle interne. I volumi dei piani sono organizzati attorno a questo vuoto verticale, con ambienti di lavoro che possono essere configurati come uffici tradizionali, studi medici o spazi condivisi. Il linguaggio degli interni privilegia materiali sobri e superfici chiare, lasciando che la forte identità cromatica dell’involucro rimanga il principale segno distintivo dell’edificio.
In questo progetto, gli architetti di Berschneider + Berschneider dimostrano come l’innovazione tecnologica possa dialogare con un linguaggio architettonico espressivo. L’uso della progettazione parametrica e dei materiali compositi, derivati anche da tecnologie sviluppate nel settore automobilistico, consente di realizzare una facciata complessa ma allo stesso tempo efficiente e replicabile. La ricerca formale diventa così uno strumento per migliorare le prestazioni ambientali e la qualità dello spazio urbano.

Con la sua pelle corallina sospesa sopra una struttura vetrata, l’edificio per uffici di Regensburg introduce un nuovo riferimento architettonico nella città bavarese. Non solo un luogo di lavoro, ma un esperimento di integrazione tra estetica, tecnologia e sostenibilità che dimostra come l’involucro possa trasformarsi in una vera e propria infrastruttura climatica. In un contesto urbano dominato dalle infrastrutture e dalla mobilità, questa architettura costruisce una presenza iconica capace di ridefinire il rapporto tra città, luce e spazio produttivo contemporaneo.









