L’Italia torna ad abitare
Dal rischio vulcanico dei Campi Flegrei ai paesaggi in trasformazione della Calabria e della Basilicata, dalle eredità del moderno siciliano alle montagne del Cadore: la quarta edizione di Festival Architettura disegna una geografia italiana molto diversa da quella delle grandi icone.
I nove progetti selezionati dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura tra 51 candidature portano infatti l’architettura nei borghi, nelle periferie, nei territori fragili e nei luoghi in cui il progetto è chiamato soprattutto a interpretare trasformazioni sociali e ambientali.

Per sostenerli sono stati assegnati complessivamente 829.500 euro. Le iniziative si svolgeranno tra il 18 marzo e il 27 giugno 2027, costruendo un calendario diffuso che attraversa otto regioni e mette in relazione architettura, paesaggio, memoria e comunità.
Il filo conduttore sembra essere il passaggio dall’architettura come oggetto all’architettura come processo. “Borghi in transizione. Paesaggi del riabitare”, promosso da Rural Futures, lavorerà tra Laino Castello, Laino Borgo e Papasidero in Calabria e Castelluccio Superiore in Basilicata, interrogando dal 28 maggio al 27 giugno le possibilità di abitare nuovamente i territori interni.
In Sicilia, dal 5 all’11 aprile, “S.E.G.N.I. di Minissi in Sicilia. Spazi Educativi Generano Nuove Idee”, promosso dall’Ordine degli Architetti PPC di Enna, attraverserà Enna, Piazza Armerina, Aidone e Centuripe, recuperando il patrimonio e il pensiero progettuale legati a Franco Minissi. Nel Lazio, “Field” del Comune di Valentano estenderà invece il proprio campo d’azione a dodici centri della Tuscia, da Bagnoregio a Viterbo, tra il 7 e il 29 maggio.
La dimensione urbana emerge con altrettanta evidenza. A Torino, dal 13 al 23 maggio, “Ri-margini. Festival di ecologia urbana”, proposto da Almanac Inn APS, porterà l’attenzione sui bordi e sulle condizioni ecologiche della città contemporanea.


A Quartu Sant’Elena, “Geografie della cura. Trasformare i luoghi, attivare comunità”, della Fondazione Quartu Cultura, aprirà il calendario già dal 18 al 28 marzo, mettendo la cura al centro di una riflessione che lega spazio e attivazione sociale. A Potenza, dall’11 al 24 giugno, la Fondazione Eni Enrico Mattei proporrà “Risonanze urbane”, un programma che intreccia urbanistica tattica sonora e memoryscapes per interrogare la riappropriazione dell’eredità moderna della città.
Il Novecento torna protagonista anche a Borca di Cadore. Dal 1° al 7 giugno “Montagne moderne”, promosso dalla Fondazione Giuseppe Siotto, utilizzerà il paesaggio dolomitico come laboratorio per rileggere il rapporto tra architettura moderna, turismo e territorio..
Di carattere diverso, ma altrettanto legato alla trasformazione, sarà “Erranze. Festival di architettura e spazi in transizione”, organizzato da Radici Erranti ETS a Civitavecchia per l’intero mese di maggio. Chiude idealmente la mappa “Convivere con la Faglia. Architettura, rischio e spazio pubblico nei Campi Flegrei”, promosso dal Comune di Pozzuoli dal 5 al 16 maggio: forse il caso in cui il rapporto fra progetto e condizione territoriale diventa più esplicito, perché l’architettura è chiamata a misurarsi con la vulnerabilità di un territorio segnato da sismicità e bradisismo, ma anche con la quotidianità di una comunità che abita un paesaggio instabile.
La selezione restituisce così un’immagine precisa delle questioni che stanno attraversando oggi la cultura architettonica italiana. Rigenerazione non significa soltanto recuperare edifici, così come sostenibilità non coincide più con una somma di dispositivi tecnologici: entrambe diventano strumenti per affrontare spopolamento, fragilità ambientali, patrimoni del secondo Novecento, margini urbani e nuove forme di appartenenza.
È significativo che molti dei festival scelgano territori lontani dai grandi centri della produzione culturale, trasformando piccoli comuni e paesaggi periferici in luoghi di ricerca. Più che una rassegna di architetture finite, Festival Architettura 2027 si preannuncia quindi come un atlante di domande aperte sul modo in cui l’Italia può tornare a leggere, abitare e trasformare i propri territori.








