In Massachusetts si progetta tra memoria e continuità
Dopo aver contribuito negli ultimi anni al rinnovamento di alcuni dei più importanti musei internazionali, Selldorf Architects torna a lavorare sul Clark Art Institute di Williamstown, nel Massachusetts, con un nuovo intervento destinato ad arricchire uno dei campus museali più apprezzati degli Stati Uniti.
Lo studio guidato da Annabelle Selldorf ha infatti presentato il progetto della nuova Aso O. Tavitian Wing, un ampliamento che ospiterà oltre trecento opere d'arte europea donate al museo dal collezionista e filantropo Aso O. Tavitian. Il progetto rappresenta un nuovo tassello nella lunga evoluzione architettonica del Clark, costruendo un dialogo misurato tra edifici appartenenti a epoche e linguaggi differenti. Il completamento è previsto tra il 2027 e il 2028.

La nuova ala avrà una superficie di circa 1.400 metri quadrati e comprenderà dodici gallerie dedicate alla collezione Tavitian, composta da dipinti, sculture e arti decorative europee comprese tra il Rinascimento e il XVIII secolo. Tra gli autori rappresentati figurano maestri come Anthony van Dyck, Peter Paul Rubens, Gian Lorenzo Bernini, Jean-Antoine Watteau ed Élisabeth Vigée Le Brun, opere oggi già presentate in una mostra temporanea al Clark in attesa della realizzazione della nuova sede permanente. Il progetto è stato reso possibile anche grazie a una donazione di 45 milioni di dollari lasciata da Tavitian per finanziare la costruzione dell'edificio e la conservazione della raccolta.

L'intervento si inserisce in un contesto architettonico particolarmente complesso. Il campus del Clark è infatti il risultato di successive stratificazioni progettuali: il museo originario in marmo bianco progettato da Daniel Perry negli anni Cinquanta, il Manton Research Center in granito rosso firmato da Pietro Belluschi e The Architects Collaborative, gli interventi di Tadao Ando e il grande piano di riqualificazione completato da Selldorf Architects nel 2014 e nel 2016. La nuova ala viene collocata proprio tra il museo storico e il centro di ricerca, assumendo il ruolo di elemento di connessione fisica e visiva tra architetture profondamente diverse.
Piuttosto che cercare un gesto iconico o una rottura con il contesto, Annabelle Selldorf sceglie la strada della continuità.
Il nuovo edificio si presenta come un volume rettilineo dalle proporzioni misurate, pensato per accompagnare il visitatore lungo un percorso naturale tra le diverse parti del museo. La volontà dichiarata è quella di costruire un'architettura "compagna" degli edifici esistenti, capace di mettere in relazione le differenti identità del campus senza imporre una nuova gerarchia formale. L'ampliamento sostituisce infatti il precedente collegamento, giudicato poco efficace, con una sequenza di spazi più fluidi e coerenti con il percorso museale.
Uno degli aspetti più interessanti del progetto riguarda la scelta dei materiali. La nuova facciata sarà rivestita in marmo Calacatta Malva, caratterizzato da venature grigio-azzurre e indaco che permettono di creare una transizione cromatica tra il candore del museo storico e il granito rosso dell'edificio degli anni Settanta. Le lastre saranno disposte secondo un disegno che richiama un mosaico contemporaneo, evitando la ripetizione uniforme della pietra e valorizzandone le variazioni naturali. La pelle dell'edificio diventa così uno strumento di mediazione tra le architetture esistenti, capace di sintetizzare materiali e colori appartenenti a epoche differenti.
All'interno, Selldorf conferma l'approccio sobrio che caratterizza gran parte della sua produzione museale. Gli spazi espositivi saranno definiti da pavimenti in rovere bianco, serramenti con profili in bronzo e un'attenta gestione della luce naturale, progettata per valorizzare le opere senza interferire con la loro conservazione. Le nuove gallerie si affacceranno inoltre sul paesaggio progettato dallo studio Reed Hilderbrand, rafforzando il rapporto tra architettura, natura e percorso espositivo che da anni costituisce uno dei principali caratteri identitari del Clark.

Il progetto rappresenta la terza collaborazione tra Selldorf Architects e il museo. Dopo il restauro del Museum Building, completato nel 2014, e la riqualificazione del Manton Research Center, inaugurata nel 2016, il nuovo ampliamento consolida una relazione ormai decennale tra lo studio newyorkese e l'istituzione culturale del Massachusetts. Nei precedenti interventi, Selldorf aveva ridefinito le gallerie, aggiornato gli impianti, migliorato l'illuminazione, creato nuovi spazi di studio e rafforzato il dialogo con il masterplan paesaggistico di Tadao Ando e Reed Hilderbrand. La nuova ala si inserisce quindi in una strategia di trasformazione coerente, che ha progressivamente aggiornato il museo senza alterarne l'identità originaria.
Il Clark Art Institute, fondato nel 1955 da Sterling e Francine Clark, è oggi uno dei principali poli museali e di ricerca dedicati all'arte europea e americana negli Stati Uniti. Immerso in un campus di circa 57 ettari nei Berkshires, il museo ha costruito nel tempo una propria identità fondata sull'equilibrio tra architettura, paesaggio e qualità dell'esperienza di visita. La nuova ala dedicata alla collezione Tavitian prosegue questa tradizione senza ricorrere a gesti spettacolari, ma attraverso un'architettura misurata, attenta ai dettagli costruttivi e capace di valorizzare il patrimonio esistente.
Con questo progetto, Annabelle Selldorf conferma ancora una volta la propria capacità di intervenire in contesti museali complessi attraverso un linguaggio discreto ma rigoroso. L'ampliamento del Clark non punta a diventare un'icona autonoma, bensì un elemento di connessione tra edifici, collezioni e paesaggio, dimostrando come anche un'architettura di piccole dimensioni possa ridefinire l'esperienza di un grande museo attraverso la precisione del progetto, la qualità dei materiali e la continuità con la storia del luogo.








