Il potere cambia materia
Un palazzo presidenziale costruito come una macchina seriale. A Berlino, mentre Schloss Bellevue si prepara a una lunga campagna di restauro e adeguamento, Sauerbruch Hutton trasferisce temporaneamente la rappresentanza della Repubblica federale dentro un edificio che sostituisce alla monumentalità della pietra la leggerezza del legno prefabbricato. Il nuovo Amtssitz des Bundespräsidenten am Spreebogen, completato nel 2026 tra Alt-Moabit e il quartiere governativo, ospiterà per un periodo fino a otto anni il Presidente federale e il Bundespräsidialamt, per poi essere riconvertito all’uso di un’altra amministrazione pubblica. Temporaneo nella funzione, dunque, ma deliberatamente permanente nell’architettura.

Il complesso sviluppa circa 18.700 m² e si inserisce in un punto delicato della città, dove la densità degli isolati berlinesi incontra il paesaggio più aperto della Sprea e delle istituzioni federali. Invece di imporre un volume rigidamente ortogonale, Sauerbruch Hutton piega il corpo edilizio, costruendo verso il fiume un nuovo spazio di rappresentanza e ammorbidendo gli angoli attraverso una facciata continua, curva e fortemente cromatica. Bande verticali rosse, blu, gialle, verdi e neutre trasformano l’involucro in una superficie vibrante che cambia percezione durante il movimento, lontanissima dall’austerità che normalmente accompagna l’architettura amministrativa tedesca.

Dietro questa libertà formale lavora però una struttura rigorosamente seriale. 382 moduli tridimensionali in legno massiccio, realizzati e completati in stabilimento, contengono uffici e sale riunioni e sono disposti ad anello attorno a una fascia centrale distributiva. I moduli vengono sovrapposti per cinque livelli sopra un basamento in cemento armato che concentra accessi, sicurezza e funzioni incompatibili con la costruzione leggera. L’ultimo piano cambia nuovamente registro: qui la modularità cede il posto a una struttura lignea ad elementi, con grandi telai dalla geometria libera necessari per ospitare gli ambienti rappresentativi e le sale destinate a incontri ufficiali.
La prefabbricazione non è quindi utilizzata per produrre un edificio ripetitivo, ma come infrastruttura invisibile di una forma volutamente irregolare. Impianti, finiture e numerosi componenti sono stati integrati nei moduli prima del trasporto, riducendo lavorazioni e interferenze in cantiere. All’interno il legno rimane in larga parte visibile, mentre il basamento conserva il carattere minerale del calcestruzzo faccia a vista. Anche la facciata segue la stessa logica di smontabilità e riciclabilità, privilegiando materiali naturali o recuperabili.
Il programma comprende 179 uffici e circa 250 postazioni di lavoro, accanto agli ambienti necessari alla complessa macchina presidenziale: spazi per incontri, ricevimento, sicurezza e grandi eventi istituzionali. La sfida più interessante è proprio questa sovrapposizione. Un sistema costruttivo generalmente associato a residenze, scuole o edifici temporanei viene portato dentro uno dei programmi più esigenti dell’architettura pubblica, dove rappresentanza, logistica e requisiti di sicurezza devono convivere con flessibilità e rapidità di esecuzione.

La reversibilità era già contenuta nel concorso vinto nel 2021. Quando Schloss Bellevue tornerà operativo, il nuovo edificio non verrà demolito: la struttura modulare permette di modificare distribuzioni e partizioni con interventi limitati, adattando gli spazi a una futura amministrazione federale. È forse questo l’aspetto che meglio distingue il progetto da molti edifici nati come sedi provvisorie: il tempo non viene considerato un limite, ma una condizione progettuale.

Sul piano energetico l’edificio raggiunge lo standard Effizienzgebäude Bund 40, integra produzione fotovoltaica e utilizza il teleriscaldamento. Ma la strategia ambientale più interessante rimane incorporata nella costruzione stessa: grande quantità di materia rinnovabile, prefabbricazione controllata, capacità di adattamento e possibilità di separare più facilmente i componenti al termine del loro ciclo utile.
Alla consegna dell’edificio, il Presidente Frank-Walter Steinmeier lo ha definito «una bella casa, cordiale e accogliente, moderna e funzionale, discreta ma allo stesso tempo elegante». È una descrizione quasi domestica per il luogo nel quale si esercita la più alta rappresentanza dello Stato. Ed è forse proprio qui che il progetto di Sauerbruch Hutton trova la propria forza: il potere non perde necessariamente autorevolezza quando rinuncia alla massa. A Berlino può perfino essere costruito, modulo dopo modulo, in legno.








