Intreccio (o tessitura) urbano
A Wynwood Norte, Miami, il colore non è un rivestimento ma un dispositivo urbano. Con WOMA, MVRDV immagina un nuovo complesso mixed-use capace di tradurre nella forma costruita la memoria produttiva e creativa del quartiere, trasformando un lotto occupato in passato da una torrefazione in un sistema poroso di abitazioni, lavoro, commercio e spazi culturali.
Il progetto, sviluppato con il developer ecuadoriano Uribe Schwarzkopf e con Kobi Karp come progettista responsabile, è attualmente in corso e prevede 22.188 m² di superficie complessiva. Più che un unico volume, WOMA appare come un piccolo frammento di città composto da blocchi sovrapposti, arretramenti, terrazze e passaggi che cercano di riportare alla scala del pedone una densità inevitabilmente maggiore rispetto al tessuto basso che caratterizza l’area.


Il programma riunisce 163 abitazioni, dai micro-studio agli appartamenti con tre camere, insieme a uffici, coworking, attività commerciali e ristorazione. Ma è soprattutto la sezione a costruire l’identità del progetto.
L’edificio arretra rispetto al limite del lotto per lasciare spazio a una fascia pubblica piantumata; da qui ampie scale risalgono tra le fenditure dei volumi fino a raggiungere una piazza sopraelevata collocata nel cuore dell’insieme. Non un semplice spazio condominiale, ma una piattaforma pensata per ospitare mostre, sfilate, raccolte fondi ed eventi di quartiere. La densità viene così perforata da una sequenza di vuoti che permette allo spazio collettivo di entrare all’interno dell’edificio e di continuare verticalmente.
Questa porosità risponde alla condizione specifica di Wynwood Norte, quartiere segnato prima dalla produzione tessile e dell’abbigliamento e successivamente dalla presenza di artisti, studi e cultura di strada. WOMA sorge inoltre accanto al Bakehouse Art Complex, incubatore non profit per artisti che contribuisce a consolidare lungo NW 5th Avenue un asse dedicato alla produzione creativa. MVRDV assume questa storia come materia progettuale.
Le facciate dei diversi blocchi sono trattate con trame che ricordano l’intreccio dei tessuti e differenziate attraverso blu, verde, arancio, rosso e argento. L’effetto è quello di un grande campionario urbano, nel quale ogni volume mantiene una propria identità senza perdere la relazione con l’insieme.

Il rapporto tra abitare e produrre cultura diventa ancora più esplicito nelle quattro atelier-apartments affacciate direttamente sulla piazza centrale. Sono spazi ibridi destinati ad artisti, designer e creativi, nei quali casa e luogo di lavoro convivono; grandi vetrate a doppia altezza permetteranno di mostrare verso l’esterno le attività svolte all’interno. Anche lo studio della fashion designer boliviana Rosita Hurtado occuperà un punto strategico al piano strada, all’angolo tra NW 5th Avenue e NW 32nd Street, con una facciata specificamente ispirata al suo lavoro e un accesso diretto alla corte per facilitare eventi e sfilate.

Sulla copertura, il progetto cambia nuovamente scala. Un paesaggio attrezzato accoglierà piscina, terrazza sportiva, aree verdi e uno spazio dedicato agli animali domestici, trasformando il tetto in un ulteriore livello di socialità. Il verde compare però anche ai livelli inferiori e nei vuoti tra i blocchi, accompagnando il sistema di percorsi e mitigando la natura compatta del complesso. “WOMA è orientato al quartiere non solo dal punto di vista estetico, ma anche funzionale", spiega Jacob van Rijs, founding partner di MVRDV: il progetto punta sulla scala umana, sulla connettività pedonale e su un mix residenziale capace di favorire incontro e appartenenza.
È forse questo il punto più interessante di WOMA. In un quartiere che rischia, come molte aree creative diventate appetibili per il mercato immobiliare, di perdere proprio l’energia che ne ha alimentato la trasformazione,
MVRDV prova a incorporare quella cultura nel programma anziché ridurla a immagine. Il risultato resta un’operazione immobiliare privata e sarà la vita reale dell’edificio a misurarne l’effettiva apertura. Ma la strategia progettuale è chiara: scomporre la massa, moltiplicare gli accessi, costruire piazze, mettere in vetrina il lavoro creativo e lasciare che residenza, commercio e cultura si contaminino. A Miami, la città non viene soltanto decorata con il colore: viene tessuta dentro l’architettura.









