L’ombra ridisegna la città
Nelle metropoli tropicali, dove densità urbana, traffico e temperature elevate rendono sempre più difficile trovare luoghi nei quali sostare all'aperto, l'ombra può diventare una vera infrastruttura collettiva. È da questa considerazione che prende forma il Mitte Oblique Garden, progettato da RAD+ar (Research Artistic Design + architecture) a Bintaro, nell'area metropolitana di Giacarta, in Indonesia.
Completato nel 2026, il progetto sceglie di non occupare il terreno con un nuovo volume compatto, ma di proteggerlo attraverso un'unica grande copertura, sollevata sopra un giardino densamente vegetato. Un intervento che trasforma uno spazio commerciale in un luogo di permanenza, incontro e relazione con il clima tropicale.


Guidato da Daniel Susanto e Antonius Richard Rusli, con Lucas Dharma Sourice, Yusron, Winston Goey e Gabriel Procelia, il gruppo di progettazione lavora su un principio apparentemente elementare: costruire il minimo involucro necessario per rendere abitabile lo spazio esterno. Il programma comprende un ristorante e un giardino accessibile al pubblico, distribuiti all'interno di un lotto di circa 5.000 m², con una superficie costruita dichiarata di 1.100 m². Il risultato non è un edificio circondato dalla vegetazione, ma un paesaggio nel quale le funzioni costruite sembrano emergere tra alberi, piattaforme, sedute e percorsi.
Il principale elemento architettonico è una grande copertura angolare rivestita in laterizio, che si distende sopra il terreno come una superficie sospesa. I suoi bordi inclinati si abbassano verso gli accessi, generando profonde zone d'ombra, mentre un'ampia apertura irregolare centrale lascia penetrare luce, aria e pioggia. Dall'alto il progetto appare come una figura geometrica incisa all'interno del tessuto urbano; a livello del suolo, invece, la copertura perde parte della propria monumentalità e diventa un dispositivo di protezione, capace di definire ambienti differenti senza racchiuderli completamente.
È proprio questa continuità tra interno ed esterno a costituire il carattere più interessante dell'intervento. Una parte delle attività di ristorazione trova posto dietro superfici vetrate, ma ampie zone rimangono aperte al giardino. Gradonate, terrazze in legno, piattaforme e grandi fioriere curvilinee accompagnano le variazioni di quota, costruendo una sequenza di luoghi per sedersi, incontrarsi o attraversare il complesso. Non esiste un percorso obbligato: il terreno si piega, sale e scende, mentre la vegetazione interrompe le visuali e introduce piccoli spazi raccolti all'interno di un ambiente sostanzialmente continuo.
Il nome stesso, Oblique Garden, richiama questa condizione. L'obliquità non appartiene soltanto alla geometria della copertura, ma al modo in cui lo spazio viene vissuto. I percorsi evitano la linearità, le quote cambiano e gli spostamenti richiedono un'attenzione maggiore al terreno e agli elementi circostanti. RAD+ar interpreta queste caratteristiche come una risposta alla velocità della vita metropolitana: un luogo nel quale camminare lentamente, osservare il paesaggio e fermarsi diventa parte dell'esperienza architettonica. Il giardino non cerca di accelerare gli spostamenti, ma di renderli meno necessari.
La componente vegetale è particolarmente intensa. Secondo la documentazione dei progettisti, il complesso accoglie circa 500 alberi, descritti come esemplari di baobab (Adansonia digitata) alti circa quattro metri, distribuiti all'interno del giardino. Al di là dell'effetto scenografico, la massa vegetale diventa un elemento fondamentale della composizione: filtra le visuali verso le infrastrutture circostanti, produce zone d'ombra supplementari e introduce una scala intermedia tra il corpo umano e la grande superficie della copertura. Le alberature non sono quindi semplici elementi ornamentali, ma partecipano alla definizione degli spazi e alla qualità sensoriale del luogo.
Il rapporto con il clima tropicale costituisce l'altro grande tema del progetto. La copertura funziona come un dispositivo passivo di protezione ambientale, schermando il sole equatoriale e riparando parte degli spazi dalle piogge monsoniche. I grandi sporti riducono l'esposizione diretta, mentre le aperture e la permeabilità dei fronti favoriscono il movimento dell’aria.


Sulla copertura sono inoltre presenti dispositivi di ventilazione azionati dal vento, pensati per contribuire al ricambio d'aria nelle zone sottostanti. Il sistema ricerca condizioni di comfort attraverso ombra e ventilazione prima ancora che attraverso l'isolamento degli ambienti, anche se non sono disponibili misurazioni pubbliche sufficienti per quantificarne le prestazioni termiche.
Questa impostazione recupera alcuni principi dell'architettura vernacolare tropicale, tradizionalmente basata su coperture ampie, ventilazione trasversale, separazione dal suolo umido e protezione solare. RAD+ar li interpreta attraverso un linguaggio contemporaneo, nel quale la forma geometrica della copertura convive con la vegetazione e con una topografia artificiale molto articolata. Umidità, vento, pioggia e luce non vengono considerati elementi da escludere completamente, ma condizioni con le quali l'edificio deve stabilire una relazione.
La scelta assume un significato ulteriore nel contesto di Giacarta, dove l'espansione urbana ha spesso prodotto una separazione netta tra spazi commerciali climatizzati e ambiente esterno. Il Mitte Oblique Garden propone un modello differente: un'attività privata che organizza parte della propria identità attorno a uno spazio verde condiviso.
I progettisti lo definiscono un esperimento di Soft City, una città più aperta e adattabile, nella quale il programma funzionale non determina rigidamente ogni comportamento. Sedersi, aspettare, incontrarsi, partecipare a un evento informale o semplicemente attraversare il giardino diventano possibilità che convivono con la ristorazione.
È naturalmente una forma di spazio collettivo diversa da quella di un parco municipale. L'accessibilità dipende anche dalle modalità di gestione e dagli orari di un complesso commerciale. Ma l'intervento mostra come la qualità dello spazio pubblico possa essere ricercata anche attraverso un diverso rapporto tra architettura privata e città, riducendo la presenza di barriere fisiche e privilegiando luoghi di permanenza non strettamente subordinati al consumo.


La luce contribuisce a modificare continuamente la percezione dell'insieme. Durante il giorno, l'apertura centrale ritaglia una porzione di cielo sopra il giardino, mentre i bordi della copertura proiettano ombre profonde sulle gradonate e sui percorsi. La sera, un'illuminazione discreta accompagna fioriere e piattaforme, facendo emergere tronchi, superfici curve e differenze di quota. Il grande tetto rimane riconoscibile, ma sono soprattutto le relazioni tra gli elementi sottostanti a costruire l'atmosfera del luogo.
Il Mitte Oblique Garden affronta così un problema che riguarda molte delle grandi città contemporanee: come restituire spazio alla vita quotidiana senza continuare ad aumentare la massa costruita. RAD+ar non cerca una risposta attraverso la monumentalità o la quantità di funzioni concentrate, ma mediante un'architettura che trova il proprio valore soprattutto in ciò che lascia aperto.
Il progetto dimostra che una copertura, un insieme di alberi e una successione di percorsi possono produrre un ambiente urbano complesso senza trasformarsi necessariamente in un edificio chiuso.









