L’acqua invade cinque torri (tronche)
Cinque torri di mattoni grigi si sollevano sopra una sottile fascia vetrata, apparentemente sospese tra il cielo e le acque del porto di Copenaghen. Tra le loro superfici inclinate si aprono strette gole, terrazze e specchi d'acqua, mentre centinaia di piccole finestre permettono alla luce di attraversare gli involucri minerali.
È l'immagine del KAI – Water Culture House, il nuovo centro acquatico e culturale progettato da Kengo Kuma & Associates sull'isola di Papirøen, nel cuore della capitale danese. Un edificio che cerca di trasformare il rapporto con l'acqua in esperienza architettonica, mettendo insieme la tradizione nordica dei bagni pubblici, la sensibilità spaziale giapponese e una concezione dello spazio collettivo nella quale sport, cultura e benessere appartengono allo stesso luogo.


La posizione spiega gran parte del progetto. Papirøen, conosciuta anche come Christiansholm, è un'isola artificiale la cui storia è legata alle attività portuali di Copenaghen: cantieri navali, depositi di carbone e successivamente grandi magazzini destinati alla conservazione della carta per i giornali danesi.
Dopo la dismissione delle funzioni industriali, l'area ha ospitato iniziative culturali temporanee, mercati gastronomici e attività artistiche, diventando uno dei luoghi più frequentati del waterfront. La successiva trasformazione urbana, coordinata attraverso il masterplan di Cobe, ha introdotto residenze, servizi e nuove passeggiate pubbliche. KAI occupa uno dei punti più rappresentativi di questo sistema, affacciandosi verso il Teatro Reale Danese, l'Opera e il nuovo Opera Park.
L'edificio nasce da una richiesta espressa dagli stessi abitanti. Nel 2015 il Comune di Copenaghen organizzò una consultazione pubblica sul futuro di Papirøen, raccogliendo 160 proposte, gran parte delle quali chiedeva la realizzazione di piscine e spazi per nuotare e incontrarsi. Il successivo concorso internazionale, concluso nel 2017, premiò il progetto di Kengo Kuma & Associates, sviluppato inizialmente con Cornelius Vöge Atelier for Arkitektur e Søren Jensen Rådgivende Ingeniørfirma. Dal 2020 Vilhelm Lauritzen Architects ha assunto il ruolo di architetto esecutivo, accompagnando la realizzazione di un edificio che combina una forte identità formale con un programma sostanzialmente pubblico.
La composizione rinuncia all'immagine tradizionale della piscina come grande contenitore orizzontale. KAI è formato da cinque volumi tronco-piramidali di altezza differente, organizzati attorno agli spazi acquatici sottostanti. La loro geometria determina una successione di ambienti raccolti, cavità e passaggi che evocano più un paesaggio naturale che un'attrezzatura sportiva convenzionale.


La base trasparente alleggerisce visivamente la costruzione, lasciando intravedere le attività interne e mantenendo una relazione continua con la banchina. Al di sopra, i volumi in mattoni costruiscono una massa scultorea che cambia configurazione secondo il punto di osservazione, evitando di stabilire una facciata principale e un retro.
Il materiale svolge un ruolo decisivo. Trecentomila mattoni realizzati artigianalmente, caratterizzati da leggere variazioni cromatiche e da una posa sfalsata, rivestono pareti e superfici inclinate. Il riferimento alla tradizione costruttiva danese è evidente, ma la muratura viene reinterpretata attraverso geometrie e tessiture che modificano continuamente la percezione della materia. Quattrocentotre aperture di dimensioni differenti punteggiano i prospetti e filtrano la luce naturale, proiettando sulle superfici interne ombre mutevoli. È un effetto che il Danish Architecture Center avvicina al concetto giapponese di komorebi, la luce del sole che attraversa il fogliame. Durante il giorno gli ambienti sono animati da riflessi e chiaroscuri; nelle ore serali il processo si inverte e l'edificio può apparire come una grande lanterna minerale affacciata sul porto.
All'interno il programma comprende dieci piscine, distribuite su livelli differenti, con una capacità complessiva di circa un milione di litri d'acqua. Al piano terreno si trovano una vasca da 25 metri per il nuoto, una piscina didattica e tre vasche dedicate ai bambini. Il livello superiore introduce ambienti per il benessere, comprendenti vasche terapeutiche, bagni caldi e freddi, saune e bagno di vapore.
Ma sono soprattutto le piscine esterne a interpretare il rapporto tra architettura e paesaggio: la Valley Pool, collocata tra le pareti inclinate delle cinque torri, permette di nuotare sotto il cielo aperto, in una sorta di gola artificiale protetta dal rivestimento minerale; poco distante, una vasca Onsen riscaldata a circa 36 °C si affaccia sul porto, reinterpretando la tradizione giapponese dell'immersione in acqua calda.


La relazione con l'acqua prosegue oltre l'edificio. Sulla banchina è previsto un sistema pubblico di piattaforme lignee e aree per il nuoto direttamente nel porto, destinato a completare la continuità tra piscine artificiali e ambiente marino. La nuova zona balneabile comprenderà spazi differenziati per nuotare e immergersi, con accesso previsto durante tutto l’anno.
Il completamento di queste attrezzature esterne è atteso all'inizio del 2027, successivamente all'apertura del centro principale. In questo modo KAI dovrebbe diventare parte della rete di bagni portuali attraverso la quale Copenaghen ha progressivamente riconquistato il proprio waterfront, trasformando un'infrastruttura storicamente produttiva in luogo di uso collettivo.
L'edificio non è però destinato esclusivamente al nuoto. Il più alto dei cinque volumi ospita la Culture Tower, con ambienti per attività artistiche, movimento, incontri e iniziative promosse dalle associazioni cittadine. “Come fulcro culturale di Papirøen, l'edificio è un'istituzione civica dedicata all'acqua e alla comunità”, ha spiegato Yuki Ikeguchi, responsabile del progetto per Kengo Kuma & Associates. La distinzione è importante: KAI non vuole essere semplicemente una piscina spettacolare, ma un'attrezzatura capace di accogliere pubblici differenti e di rendere l'acqua il tema condiviso di attività sportive, culturali e sociali.
Anche l'organizzazione energetica riflette la complessità di un edificio nel quale grandi quantità d'acqua devono essere mantenute a temperature differenti durante tutto l'anno. Il progetto integra un sistema geotermico a pompa di calore alimentato da dieci perforazioni profonde circa 250 metri, destinato soprattutto al riscaldamento delle piscine esterne del livello superiore. L'energia frigorifera disponibile attraverso lo stesso sistema viene impiegata per il raffrescamento della vasca fredda e di alcuni ambienti interni. Una strategia che permette di utilizzare in modo coordinato esigenze termiche opposte, pur senza eliminare l'impatto energetico inevitabilmente elevato di un complesso acquatico di queste dimensioni.
L'investimento complessivo ammonta a 989 milioni di corone danesi, finanziati dal Comune di Copenaghen e dalla fondazione Nordea-fonden, che ha destinato una parte specifica delle risorse agli interventi ambientali. L'apertura al pubblico è fissata per sabato 5 dicembre 2026, con una giornata inaugurale gratuita; dal giorno successivo il centro entrerà in funzione con orari estesi e tariffe allineate a quelle delle altre piscine municipali.







