La piazza ritrova respiro
A volte è un cedimento strutturale a rendere possibile una trasformazione urbana. Nel gennaio 2020, il parziale abbassamento della soletta di copertura del parcheggio sotterraneo di Plaza de Miguel Salamero, nel centro storico di Saragozza, impose la chiusura dello spazio pubblico e la necessità di un intervento radicale.
Da quell'emergenza nasce il progetto di Héctor Fernández Elorza, che trasforma una piazza precedentemente dominata dalle automobili in un nuovo paesaggio urbano nel quale vegetazione, infrastrutture e spazi collettivi vengono ricomposti all'interno di un unico sistema. Completato e aperto al pubblico nel marzo 2023, l'intervento interessa circa 11.000 m², comprendendo la piazza e le sistemazioni urbane circostanti, e viene oggi riproposto come esempio di come la rigenerazione possa partire proprio dai limiti di ciò che esiste.

Il problema iniziale era tutt'altro che secondario. Costruito negli anni Settanta, il parcheggio sotterraneo presentava un cedimento della copertura dovuto a un fenomeno di punzonamento in corrispondenza dei pilastri. La soluzione richiedeva la demolizione e sostituzione della soletta, conservando però fondazioni e struttura verticale esistenti.
I carichi del nuovo spazio pubblico dovevano quindi rimanere entro i limiti previsti per l'infrastruttura originaria. Una condizione che avrebbe potuto suggerire una superficie prevalentemente minerale, con vegetazione ridotta al minimo, ma che il progetto interpreta invece come occasione per sperimentare un differente rapporto tra costruzione e paesaggio.

La trasformazione comincia dalla mobilità. La riorganizzazione degli accessi al parcheggio e la limitazione della circolazione superficiale permettono di estendere lo spazio pedonale fino alle facciate degli edifici, superando la precedente separazione tra piazza, strade e marciapiedi.
Una pavimentazione continua in calcestruzzo costruisce un suolo unitario, attraversato da giardini, aree per il gioco, sedute e spazi aperti destinati alle attività collettive. Il centro rimane volutamente libero e flessibile, mentre due aree attrezzate per i bambini, una piattaforma a gradoni e una fontana digitale introducono funzioni differenti senza frammentare l'insieme in settori rigidamente separati.
È tuttavia la vegetazione a definire il carattere più riconoscibile dell'intervento. Il progetto distribuisce 18 grandi aiuole per complessivi 1.447 m², realizzate attraverso strutture metalliche, riempimenti alleggeriti e substrati a bassa densità.
Per ridurre il peso gravante sulla soletta sono utilizzati anche volumi di polistirene espanso, con spessori variabili tra 0,40 e 1 metro. Le aiuole vengono così trasformate in piccoli rilievi artificiali, capaci di accogliere arbusti, erbacee perenni, alberi di dimensioni contenute e specie rampicanti senza richiedere il volume di terreno che sarebbe necessario in un giardino tradizionale.


La loro disposizione nasce da una doppia logica, strutturale e urbana. Lungo il perimetro, i giardini seguono l'andamento delle strade e costruiscono un filtro vegetale tra la piazza e il traffico circostante. Verso il centro assumono invece geometrie organiche e sinuose, generando una topografia artificiale che accompagna i percorsi e modifica continuamente le prospettive. La vegetazione non viene semplicemente distribuita in superficie: è sollevata, stratificata e resa visibile anche verticalmente, aumentando la percezione di uno spazio verde pur in presenza di una quantità limitata di terreno.
Tre grandi pergole metalliche attraversano longitudinalmente la piazza, seguendo l'andamento delle aiuole. Le strutture sostengono piante rampicanti e sistemi di ombreggiamento realizzati con corde intrecciate, in una reinterpretazione contemporanea della tradizione artigianale della cesteria aragonese. La loro forma produce superfici filtranti che intercettano la radiazione solare durante l'estate, lasciando invece una maggiore esposizione nei mesi invernali. A questi dispositivi passivi si affiancano sistemi di nebulizzazione dell'acqua, illuminazione lineare a LED e segnaletica integrata, trasformando le pergole in vere infrastrutture ambientali e funzionali.
Anche l'acqua entra nella costruzione dello spazio pubblico. Una cortina d'acqua digitale, utilizzabile per proiezioni audiovisive, introduce una presenza dinamica accanto alla grande area centrale destinata agli incontri e agli eventi. I sistemi di nebulizzazione integrati nelle pergole contribuiscono invece al comfort nelle giornate calde. Sono soluzioni che non sostituiscono l'effetto climatico della vegetazione matura, ma partecipano a una strategia più articolata, nella quale ombra, evaporazione e protezione dalla radiazione solare vengono affrontate come componenti fondamentali della qualità urbana.
Gli accessi pedonali al parcheggio e le attrezzature tecniche vengono raccolti in piccoli padiglioni di acciaio e vetro, concepiti come elementi leggeri e trasparenti. La stessa famiglia architettonica comprende un chiosco destinato alla vendita di fiori. Anche in questo caso l'intervento evita di nascondere completamente l'infrastruttura sottostante, ma cerca di ridurne l'impatto visivo, integrando le sue necessità funzionali nella composizione della piazza.
Il progetto conserva inoltre una relazione con la memoria collettiva del luogo. Durante i lavori di messa in sicurezza erano stati rimossi diversi alberi, tra cui gli olivi che caratterizzavano la precedente sistemazione. Il ritorno di alcuni esemplari, richiesto anche dai cittadini attraverso il processo partecipativo #RetoSalamero promosso dal Comune, assume un significato che va oltre quello botanico: rappresenta la volontà di conservare elementi riconoscibili della piazza all'interno di un disegno profondamente trasformato.
È proprio questa combinazione di vincoli tecnici, richieste della comunità e nuove necessità ambientali a rendere Plaza Salamero un intervento interessante. La piazza rimane costruita sopra un parcheggio, ma non è più percepita come la sua semplice copertura. Diventa un sistema di spazi attraversabili, superfici vegetali, luoghi ombreggiati e attrezzature collettive che recupera una funzione urbana precedentemente subordinata alla circolazione automobilistica.
A Saragozza, la rigenerazione non nasce dunque dalla disponibilità di un terreno libero né dall'eliminazione dell'infrastruttura esistente. Prende forma attraverso la sua trasformazione. E Plaza Salamero dimostra come anche un suolo artificiale, quando viene ripensato a partire dalle esigenze delle persone e del paesaggio, possa tornare a comportarsi come un autentico pezzo di città.










