Pietra in movimento
Una torre residenziale può rinunciare alla ripetizione senza rinunciare all'ordine? A Taipei, dove la densità edilizia ha prodotto un paesaggio dominato da edifici multipiano e facciate modulari, Oyler Wu Collaborative risponde a questa domanda attraverso Dunhua Tower, un edificio di 17 piani nel distretto di Songshan, lungo uno dei principali boulevard della capitale taiwanese.
Progettata dallo studio fondato a Los Angeles da Dwayne Oyler e Jenny Wu, la torre raggiunge 70,7 metri di altezza e sviluppa una superficie complessiva di circa 9.262 m², distribuendo 45 appartamenti all'interno di una struttura nella quale il rivestimento esterno diventa il principale strumento di sperimentazione architettonica. Completato nel 2025, il progetto nasce dalla collaborazione con gli sviluppatori JUT Land Development e Yong Pei Development & Construction.

L'impianto dell'edificio è relativamente semplice: una pianta a L genera due fronti dalle proporzioni differenti, uno più stretto e slanciato, l'altro più ampio e articolato. Questa geometria permette di distribuire gli alloggi cercando di valorizzare l'illuminazione naturale e le viste sulla città, ma offre soprattutto l'occasione per mettere in discussione il carattere ripetitivo delle torri residenziali. Anziché affidare l'identità dell'edificio a una forma strutturale eccezionale, Oyler Wu concentra infatti la ricerca sulla profondità e sulla composizione dell'involucro.

La facciata nasce dalla sovrapposizione di due sistemi differenti e complementari. Il primo è costituito da un rivestimento lapideo, organizzato in superfici sfaccettate e leggermente disallineate, con variazioni cromatiche e cambiamenti nella disposizione dei pannelli. Il secondo è formato da sottili elementi metallici che attraversano le aperture, si piegano attorno ai balconi e generano una trama tridimensionale apparentemente indipendente dalla massa dell'edificio. La loro geometria si modifica salendo lungo i prospetti, creando un disegno nel quale linee verticali, diagonali e orizzontali sembrano continuamente intrecciarsi.
Il contrasto tra la solidità della pietra e la leggerezza del metallo costituisce il carattere più evidente dell'architettura. Le superfici minerali definiscono il volume e ne sottolineano la verticalità, mentre le strutture metalliche introducono un movimento che interrompe la lettura regolare dei piani. Non si tratta però di elementi applicati esclusivamente per ottenere un effetto visivo.
La loro disposizione accompagna le aperture, definisce la profondità dei balconi e sostiene dispositivi di schermatura, trasformando la facciata in un sistema intermedio tra involucro, spazio abitabile e protezione climatica.
Ogni appartamento dispone infatti di balconi privati, differenti per dimensione e proporzioni. Questa variazione produce un ritmo che si sviluppa lungo l'intera altezza della torre, ma introduce anche una relazione più articolata tra interno ed esterno. I parapetti utilizzano vetro serigrafato con una gradazione della densità del disegno, associato a elementi metallici stirati che richiamano la tessitura delle strutture esterne. La combinazione permette di modulare la trasparenza e proteggere parzialmente gli ambienti dagli sguardi, mantenendo allo stesso tempo un rapporto visivo con il paesaggio urbano.


La schermatura assume inoltre una funzione ambientale. Secondo i progettisti, la doppia pelle contribuisce a limitare il guadagno termico dovuto all'irraggiamento solare, riducendo l'esposizione diretta delle superfici vetrate. Gli elementi metallici proiettano ombre variabili sulle pareti e sui balconi, mentre il vetro serigrafato filtra parte della radiazione. La prestazione climatica viene così integrata nella composizione architettonica, anche se la documentazione pubblicata non fornisce dati quantitativi sufficienti per misurare l'effettiva riduzione dei consumi energetici.
È proprio il rapporto tra geometria e funzione a rendere Dunhua Tower particolarmente interessante. La trama esterna, che a prima vista può apparire come un segno grafico sovrapposto all'edificio, trova progressivamente corrispondenza nelle necessità dell'abitare: proteggere, ombreggiare, delimitare, costruire spazi privati all'aperto. Le sue linee attraversano la superficie minerale come una sorta di disegno continuo, ma acquistano spessore e profondità quando incontrano balconi e finestre. Gli architetti descrivono questo sistema come un'armatura capace di collegare le parti della facciata, accentuandone le oscillazioni e trasformando piccoli spostamenti dei volumi in una composizione più complessa.
Anche il modo in cui l'edificio incontra il terreno contribuisce a superare la rigidità della tipologia residenziale. Al piano d'ingresso, la torre si apre verso uno spazio piantumato che introduce vegetazione tra il boulevard e l'accesso agli alloggi. La scelta attenua la transizione tra strada e edificio, costruendo un ambiente più raccolto prima dell'ingresso nella parte privata. Il paesaggio torna poi in sommità, dove una terrazza-giardino comune offre ai residenti uno spazio di incontro e di osservazione della città, contribuendo contemporaneamente alla gestione delle acque meteoriche e alla riduzione del surriscaldamento delle superfici di copertura.
La sperimentazione di Oyler Wu si inserisce in una ricerca che lo studio conduce da anni sul rapporto tra sistemi modulari, geometrie complesse e fabbricazione. Fondato nel 2004, il gruppo ha già affrontato a Taipei il tema della facciata residenziale attraverso il progetto Monarch Tower, nel quale balconi sporgenti, pannelli metallici e superfici trasparenti vengono utilizzati per modificare la ripetizione tipica dell'edificio multipiano.


Dunhua Tower sviluppa ulteriormente questa ricerca, sostituendo alla composizione più marcatamente modulare del precedente intervento una trama continua, nella quale i singoli elementi sembrano appartenere a un movimento complessivo.
La realizzazione richiede anche una precisa relazione tra disegno architettonico e sistema costruttivo. Il complesso è dotato di una struttura portante in acciaio, soluzione particolarmente significativa nel contesto sismico di Taiwan, mentre il rivestimento minerale e gli elementi metallici esterni costituiscono sistemi distinti ma coordinati. La complessità della facciata nasce quindi dall'assemblaggio di componenti differenti, calibrati per produrre un'immagine apparentemente fluida a partire da elementi costruibili e ripetibili.
Il risultato è una torre che non cerca di modificare radicalmente la tipologia dell'edificio residenziale attraverso la distribuzione interna o l'organizzazione collettiva degli alloggi. La sua ricerca rimane concentrata prevalentemente sull'involucro, ma proprio questa scelta solleva una questione architettonica più ampia: fino a che punto una facciata può essere contemporaneamente elemento espressivo, filtro ambientale e spazio abitabile?
A Taipei, Dunhua Tower propone una risposta nella quale la pelle dell'edificio perde parte della propria tradizionale immobilità percettiva. La pietra sembra arretrare e avanzare, le linee metalliche si intrecciano, i balconi interrompono la regolarità dei piani e la luce cambia continuamente il disegno delle superfici. Non è il volume della torre a muoversi, ma il modo in cui viene percepito.







