Odea a Montréal: la canoa dei Cree scolpisce il nuovo skyline
Odea Montréal sorgerà all’incrocio tra il centro storico e il quartiere commerciale della città più popolosa del Quebec; si tratta di un progetto emblematico che segna un nuovo capitolo nell’architettura urbana canadese. Ideato dallo studio Lemay in stretta collaborazione con l’architetto Douglas Cardinal e commissionato da Creeco e Cogir Immobilier, questo edificio di 26 piani (oltre due livelli interrati) si propone come simbolo fisico e culturale della presenza della Cree Nation nello skyline della città.

Il nome “Odea” deriva dalla parola cree “ode”, che significa canoa: un elemento culturale centrale per le comunità delle Prime Nazioni che attraversano fiumi e territori come mezzo di connessione e sostentamento. Questa metafora guida l’intero progetto, trasformandosi in forme architettoniche fluide e concave che sembrano solcare l’aria e catturare la luce, come un’impronta dinamica di memoria e movimento.
Con una superficie complessiva di circa 32.980 m², Odea combina uso residenziale, commerciale e culturale in un unico complesso misto, includendo 435 unità abitative — di cui 264 in affitto e 171 condomini — oltre a spazi commerciali, boutique e aree di incontro pubblico al piano terra. Le terrazze panoramiche e le piscine di copertura ai livelli 10 e 26 offrono viste mozzafiato sull’intera città e sulle montagne circostanti, un richiamo alla natura e al vasto paesaggio canadese.

La facciata di Odea è uno degli aspetti più affascinanti dal punto di vista tecnico e simbolico. Realizzata con 569 pannelli prefabbricati in calcestruzzo, ognuno finemente trattato per evocare la corteccia della betulla bianca — un altro elemento iconico per la Cree Nation — questa pelle esterna non è soltanto estetica, ma funzionale: i pannelli garantiscono durata, prestazioni termiche e ombreggiamento, proteggendo gli interni dalle intemperie tipiche del clima nordamericano.
L’integrazione di vecchi edifici storici alla base del progetto — come le facciate preservate a 270 e 280 Prince — rappresenta un equilibrio tra eredità urbana e futuro, fondendo orgoglio locale e modernità. La ristrutturazione e l’adattamento sismico di queste strutture sono stati realizzati con sistemi di collegamento in calcestruzzo e core di irrigidimento, garantendo l’integrità strutturale e la continuità estetica rispetto alla nuova massa architettonica.


Al centro del complesso, un cortile interno aperto alla città funge da spazio di aggregazione comunitaria e collegamento visivo tra il pubblico urbano e gli abitanti. Questa “piazza nel cielo” diventa un elemento chiave dell’esperienza: non solo un luogo di passaggio, ma un ambiente verde a cielo aperto che invita alla socialità, alla contemplazione e alla vita quotidiana.
Dal punto di vista ambientale, il progetto Odea si allinea con obiettivi di sostenibilità e benessere degli utenti. Concepite per ottenere la certificazione LEED v4 Silver, le strategie includono ventilazione naturale controllata, gestione efficiente dell’acqua, isolamento termico di alta qualità e tecnologie che minimizzano i guadagni di calore indesiderati. L’approccio incorpora anche spazi verdi e aree dedicate alla biodiversità urbana, in linea con il rispetto della visione Cree di preservazione della terra.

Oltre alla sua funzione abitativa e commerciale, Odea si distingue come progetto culturale e simbolico, capace di intrecciare linguaggi architettonici, significati identitari e pratiche costruttive avanzate. La sua presenza all’ingresso meridionale di Montréal — visibile dagli assi principali della città — comunica un messaggio forte: l’architettura non è solo forma, ma narrazione, relazione con la terra e inclusione culturale.
La realizzazione di Odea, prevista per il 2026 (in ritardo rispetto al precedente cronoprogramma), non segna semplicemente la conclusione di un edificio, ma l’apertura di un nuovo dialogo urbano. Un esempio di come il design possa essere ponte tra storie e comunità, trasformando un sito strategico in un’opera che celebra la tradizione, promuove la sostenibilità e ridefinisce la convivenza tra architettura contemporanea e memoria storica.




