Maksimir sfida la consuetudine
Ha appena 34 anni la coppia di architetti chiamata a ridisegnare uno dei luoghi più simbolici dello sport croato. Tommaso Fantini e Alberto Rossi, entrambi classe 1992 e fondatori dello studio italiano VG13 Architects, hanno vinto il concorso internazionale per il nuovo stadio Maksimir e il centro sportivo Svetice di Zagabria, prevalendo su 87 proposte provenienti da oltre venti Paesi. Una competizione alla quale hanno partecipato anche studi internazionali come Zaha Hadid Architects, OMA e BIG e che mette in gioco non soltanto la nuova casa della Dinamo, ma la trasformazione di un intero settore della città.

Il fulcro sarà uno stadio da 35.000 spettatori, classificato secondo gli standard UEFA di categoria 4, inserito ai margini del grande parco di Maksimir. Ma il concorso chiedeva qualcosa di molto più esteso: una vera “City of Sport”, capace di integrare il nuovo impianto con il centro sportivo Svetice, le strutture esistenti e un nuovo nodo di interscambio a Borongaj. L'investimento complessivo indicato dalla documentazione ufficiale è di 204 milioni di euro, sostenuto congiuntamente dalla Città di Zagabria e dal governo croato.
VG13 evita però il modello dello stadio contemporaneo concepito come grande volume chiuso e autosufficiente. Il progetto nasce dalla reinterpretazione del Maksimir progettato da Vladimir Turina, una delle opere più importanti dell'architettura croata del secondo dopoguerra. Le tribune del nuovo impianto diventano grandi piani piegati che contemporaneamente sorreggono la copertura, organizzano i percorsi e costruiscono gli ingressi.
Gli angoli rimangono invece aperti, lasciando filtrare viste, luce e soprattutto il rapporto con il bosco circostante. Secondo la giuria, il progetto “reinterpreta in modo creativo le qualità originali dello stadio di Turina”, recuperandone leggerezza, autonomia delle tribune e ruolo strutturante dei vuoti.
È proprio questa relazione tra stadio e paesaggio a distinguere la proposta italiana. Il nuovo Maksimir non viene pensato come un oggetto isolato nel verde, ma come parte di un sistema continuo: stadio di atletica, palazzetti, campi di allenamento e infrastrutture sono disposti come volumi autonomi dentro una trama alberata che dovrebbe prolungare idealmente il parco di Maksimir verso Borongaj. Anche la massa apparentemente monumentale dell'arena viene quindi scavata da aperture che ristabiliscono una relazione visiva tra campo, città e vegetazione.

Attorno allo stadio principale il programma prevede tre campi di allenamento, uno dei quali dotato di 1.500 posti, un nuovo stadio di atletica da circa 2.000 spettatori, una struttura per la pallamano da circa 5.000 posti, una sala multifunzionale destinata anche a basket e futsal da circa 3.000 spettatori e aree per l'attività fisica all'aperto. È prevista inoltre un'autorimessa da 800 posti e la riorganizzazione del sistema di trasporto attraverso il nuovo terminal di Borongaj e il collegamento con la rete ferroviaria.
La compattezza delle tribune è studiata per mantenere la pressione e l'intensità tipiche di uno stadio calcistico, mentre la curva nord conserva una propria autonomia, elemento al quale la Dinamo attribuisce un forte valore identitario. Il presidente del club Zvonimir Boban, membro della giuria, ha definito il progetto una struttura capace di conservare “la duša del vecchio Maksimir”, sottolineando la vicinanza degli spalti al terreno di gioco e la forza dell'atmosfera che potrebbe produrre. Il sindaco Tomislav Tomaševic ha insistito invece sul carattere non generico dell'impianto: uno stadio che, nelle intenzioni della giuria, dovrà essere immediatamente associabile a Zagabria.
Il progetto è stato scelto all'unanimità dalla commissione internazionale. Il presidente della giuria, l'architetto Toma Plejic, lo ha descritto come una proposta radicalmente diversa dalle altre, capace di recuperare il DNA dello stadio storico e di “trasporlo nel futuro”. La relazione conclusiva considera inoltre la soluzione di VG13 un contributo significativo all'evoluzione della tipologia dello stadio contemporaneo.
La vittoria, tuttavia, non coincide ancora con la certezza della realizzazione. Dopo la proclamazione sono stati presentati ricorsi alla Commissione statale croata per il controllo degli appalti pubblici, tra cui quello del Ministero dell'Economia e quelli di due gruppi partecipanti al concorso, de Architekten Cie. e il team formato da Zaha Hadid Architects e UPI-2M. Le contestazioni riguardano la conformità della procedura e alcuni requisiti del progetto vincitore; al momento non risulta ancora pubblicata una decisione definitiva della commissione sui ricorsi.
Il calendario annunciato prima dell'apertura del contenzioso prevedeva l'inizio della demolizione del vecchio Maksimir nel 2027, l'avvio del nuovo cantiere nel 2029 e circa 22 mesi di lavori, con l'obiettivo di inaugurare lo stadio entro la fine del 2030.
Al di là dell'esito amministrativo, la proposta di VG13 pone però una questione architettonica precisa. In filone progettuale maggioritario in cui molti grandi stadi tendono a trasformarsi in involucri perfettamente chiusi, riconoscibili soprattutto attraverso la propria pelle esterna, Maksimir sceglie il percorso opposto: la monumentalità nasce dalla struttura, dalle tribune e dai vuoti tra esse.
Lo stadio non nasconde il proprio funzionamento e non interrompe completamente il paesaggio che lo circonda. Ed è forse proprio questo rapporto irrisolto ma fertile tra arena e parco, massa e apertura, memoria e trasformazione a spiegare perché un piccolo studio italiano sia riuscito a imporsi in uno dei concorsi europei più competitivi dell’anno.







