Legno che parla al futuro

Nel calendario di Klimahouse c’è un appuntamento che, più di altri, riesce a condensare visione, ricerca e concretezza progettuale. È quello del Wood Architecture Prize 2026, giunto alla sua quarta edizione e ormai punto di riferimento nel panorama italiano per la promozione dell’architettura in legno.
Promosso da Fiera Bolzano con il contributo scientifico dell’ Università Iuav di Venezia e del Politecnico di Torino, il premio si conferma come una piattaforma di confronto e visibilità per pratiche progettuali che interpretano la sostenibilità non come dichiarazione di principio, ma come responsabilità reale e quotidiana del costruire.
La cerimonia di premiazione, ospitata nel cuore della fiera bolzanina, ha restituito l’immagine di un’architettura capace di muoversi con disinvoltura tra innovazione tecnologica, attenzione ambientale e dimensione sociale.
La giuria, presieduta dall’architetto Manuel Benedikter e composta da professionisti, ricercatori ed esperti del settore, ha selezionato tre progetti vincitori tra i dodici finalisti, a loro volta scelti da circa cento candidature provenienti da tutta Italia. Un campione ampio e articolato, che racconta la maturità raggiunta dal legno come materiale strutturale e culturale del progetto contemporaneo.


Il primo premio è stato assegnato a “The Big Zip – A House for Happy Cows” dello studio act_romegialli, un progetto che sorprende già dal programma: una stalla per 120 bovini in provincia di Sondrio. Qui l’architettura agricola diventa terreno di sperimentazione tipologica e costruttiva, trasformando un edificio funzionale in un organismo leggero, permeabile, capace di dialogare con il paesaggio alpino e di migliorare il benessere animale. La struttura in legno, pensata come sistema replicabile, dimostra come anche gli spazi produttivi possano essere luoghi di qualità, aperti a future reinterpretazioni.
Al secondo posto si collocano le Nuove Scuole Medie di Primiero, progettate da Mimeus Architettura con Studio Campomarzio. Un edificio pubblico che interpreta la scuola come spazio di relazione e crescita, organizzato attorno a un grande atrio centrale su cui si affacciano ballatoi, aule e funzioni collettive.
Il legno diventa qui elemento ordinatore e identitario, contribuendo a creare ambienti accoglienti, leggibili e profondamente radicati nel contesto trentino. Un progetto che restituisce alla scuola il ruolo di infrastruttura civica e luogo condiviso.


Chiude il podio il nuovo edificio multifunzionale di Barbiano, firmato da Roland Baldi Architects e realizzato grazie ai fondi PNRR. Inserito in un contesto complesso, il progetto affronta il tema della densità e della stratificazione funzionale attraverso volumi in legno che seguono la topografia e costruiscono un dialogo misurato con il paesaggio.
Scuola dell’infanzia, mensa, uffici e spazi pubblici convivono in un sistema architettonico unitario, dove il legno — insieme a soluzioni costruttive ad alte prestazioni — diventa strumento di sostenibilità ambientale e sociale.
Accanto ai premi principali, la giuria ha assegnato una menzione speciale under 35 a Michele Sicher per Maso Stregozzi, progetto di recupero che rilegge la tradizione rurale attraverso un linguaggio contemporaneo, dimostrando come la memoria costruttiva possa essere risorsa attiva e non vincolo formale.
Le menzioni speciali hanno inoltre riconosciuto una serie di interventi eterogenei per scala e programma, ma accomunati da un uso consapevole del legno: dalla rigenerazione urbana di Contrada Polaggia a Sondrio, firmata da Edoardo Colonna di Paliano, alla residenza privata T+T a Cattolica di Piraccini+Potente Architettura , fino al forte impegno sociale del Punto Luce Gallaratese a Milano, progettato dallo studio AOUMM.
Nel loro insieme, i progetti premiati restituiscono un ritratto sfaccettato dell’architettura in legno in Italia oggi: scuole, edifici pubblici, spazi produttivi, interventi di recupero e nuove tipologie raccontano un materiale che non è più alternativa, ma scelta consapevole e matura. Il Wood Architecture Prize si conferma così non solo come premio, ma come osservatorio privilegiato su un modo di progettare che mette al centro la relazione tra ambiente, comunità e qualità dello spazio costruito.












