Un parco per ricucire Gondomar

Non un semplice vuoto verde inserito tra gli edifici, ma un dispositivo capace di rimettere in relazione parti diverse della città. È questa l’ambizione del Parque Urbano de Gondomar, progettato da Paulo Merlini arquitetos con il contributo di P4 – Artes e Técnicas da Paisagem per l’architettura del paesaggio. Realizzato nel centro di São Cosme, nell’area metropolitana di Porto, il progetto occupa secondo lo studio una superficie di circa 24.000 m² e trasforma un terreno fino ad allora privo di una funzione urbana definita.
La posizione spiega gran parte delle scelte. Attorno al lotto si concentrano infatti il Multiusos de Gondomar, la biblioteca, l’auditorium, la chiesa, il mercato, scuole e residenze: attrezzature che generano flussi pedonali e automobilistici differenti ma che fino all’intervento non disponevano di un vero spazio pubblico capace di organizzarli. L’obiettivo dichiarato dagli architetti era perciò, “più che progettare un parco urbano, creare una nuova centralità”, trasformando il verde in elemento di connessione della struttura urbana.
Il progetto evita una suddivisione rigida del terreno e utilizza invece percorsi curvilinei, variazioni topografiche, superfici erbose e sequenze di vegetazione per costruire ambienti differenti ma continui. Una grande struttura ad arco, quasi una linea sospesa nel paesaggio, accompagna uno dei principali attraversamenti e diventa uno degli elementi riconoscibili del parco; altrove gradonate concentriche modellano il terreno trasformandolo in anfiteatro informale. Il risultato è un paesaggio pensato non soltanto per essere attraversato, ma per consentire soste, incontro, gioco e permanenze di durata diversa.
Il Comune aveva previsto fin dall’avvio dei lavori un programma particolarmente articolato: lago, area giochi per bambini, parco per cani, tavoli per il gioco, attrezzature fitness, spazi destinati agli eventi culturali, circuito per l’attività fisica e anfiteatro. Il verde diventa così supporto per usi quotidiani differenti e non semplice superficie ornamentale. L’amministrazione indicava inoltre l’intervento come parte di una trasformazione più ampia comprendente nuove accessibilità e il rapporto con la futura rete metropolitana.
Una componente importante riguarda la gestione dell’acqua. Il progetto introduce bacini di ritenzione distribuiti all’interno del parco, destinati a trattenere temporaneamente le precipitazioni anziché convogliarle immediatamente nella rete fognaria. L’acqua può essere assorbita dal terreno e dalla vegetazione oppure tornare nell’atmosfera attraverso l’evaporazione, riducendo il sovraccarico della rete di drenaggio durante gli episodi di pioggia intensa. È un principio apparentemente semplice che trasforma il parco in parte dell’infrastruttura ambientale della città.


Anche l’accessibilità viene trattata come componente strutturale del disegno. Secondo i progettisti, l’intero sistema è stato concepito per essere accessibile alle persone con mobilità ridotta, evitando che la topografia artificiale e le variazioni di quota producano percorsi separati. Le rampe e le pendenze diventano quindi parte dello stesso linguaggio continuo utilizzato per modellare prati, camminamenti e spazi di sosta.
Il rapporto con la mobilità è destinato inoltre a diventare ancora più importante. Il progetto della nuova linea Dragão–Souto della Metro do Porto, lungo circa 6,9 km, prevede nuove stazioni nel territorio di Gondomar e rafforzerà il collegamento del centro urbano con Porto. La documentazione comunale più recente colloca lungo il tracciato anche una fermata nell’area servita dal parco, inserendo il nuovo spazio verde in una futura rete di trasporto pubblico molto più ampia.
È proprio questa sovrapposizione a rendere il Parque Urbano de Gondomar interessante oltre i suoi confini. Paesaggio, drenaggio, mobilità e spazio collettivo vengono trattati come parti dello stesso progetto urbano. Il parco non cerca di isolare la natura dalla città, ma di utilizzarla per ricucire ciò che la crescita urbana aveva progressivamente separato.
In questo senso le grandi curve che attraversano São Cosme non sono soltanto un gesto formale; sono il modo attraverso cui un terreno residuale diventa percorso, luogo d’incontro e infrastruttura ambientale.










