Il mattone che ricuce
A Évry-Courcouronnes, nell’area metropolitana parigina, HEMAA Architectes, ha progettato la Maison des Services Publics Jacques Prévert; completata nel 2026 su una superficie di 2.474 m², si colloca infatti tra Les Pyramides e Le Bois Sauvage e assume il ruolo di nuova soglia civica: non un semplice contenitore di funzioni, ma un edificio attraversabile, leggibile e aperto, pensato per prolungare all’interno la continuità dello spazio pubblico.
Sotto lo stesso tetto convivono una sede municipale decentrata, un centro per la genitorialità, un asilo nido da 30 posti, una sala polivalente da 180 spettatori, uno studio di danza, spazi per attività artistiche e musicali, laboratori e un ambiente condiviso con accesso pubblico a Internet.


L’elemento ordinatore è una vera e propria strada interna, luminosa e fortemente vetrata, che attraversa l’edificio da nord a sud. Due ingressi contrapposti la collegano alle piazze pubbliche sui lati opposti, mentre patii piantumati e zone di sosta ne ampliano il carattere di luogo collettivo.
È una scelta distributiva che evita l’immagine tradizionale dell’edificio civico introverso: la circolazione diventa spazio di incontro, orientamento e permanenza, mettendo in relazione la promenade Jules Ferry, la Place Jules Vallès e i diversi nuclei funzionali del complesso.
Tre padiglioni si attestano lungo questo asse. A est trovano posto le attività culturali, la cucina di servizio, la sala di danza e il grande volume a doppia altezza destinato agli spettacoli; gli altri due corpi, disposti trasversalmente attorno a un patio centrale, accolgono municipio, nido e attività socioculturali.
All’esterno, il mattone rosso costruisce una presenza compatta e riconoscibile, ma soprattutto stabilisce un dialogo con la storia recente di Évry. Il riferimento è alla cultura architettonica della ville nouvelle, segnata da opere come Les Pyramides di Michel Andrault e Pierre Parat e dalla cattedrale di Mario Botta.
HEMAA evita però ogni citazione letterale: il laterizio viene trattato come materia contemporanea, modulato in basamenti, claustra e aggetti che producono profondità, ombra e variazioni di scala. Sul fronte dell’Allée de la Poule Rousse assume la forma di un peristilio protettivo per il giardino dei bambini; altrove filtra le aree di servizio, mentre le grandi aperture vetrate rendono più permeabili gli ingressi e i fronti rivolti agli spazi pubblici.


La costruzione rivela una strategia ambientale altrettanto precisa. Dietro la massa minerale dell’involucro, la struttura è interamente in legno e utilizza 37 cm di balle di paglia poste di taglio come isolamento.
La combinazione tra telaio ligneo, facciata in mattoni pieni e basamento in calcestruzzo a ridotta impronta carbonica ha richiesto una specifica valutazione tecnica ATEX. Il tetto giardino non svolge soltanto una funzione paesaggistica: trattiene parte delle acque meteoriche, contribuisce alla continuità ecologica del quartiere e crea habitat favorevoli alla biodiversità. L’acqua raccolta viene integrata da una cisterna e riutilizzata per l’irrigazione a goccia, mentre sulla copertura leggera della strada interna trovano posto pannelli fotovoltaici destinati all’autoconsumo.
Anche le scelte di dettaglio partecipano alla stessa logica di comfort passivo e durata. I serramenti in legno sono protetti da schermature esterne contro l’irraggiamento solare; nella grande sala una parete vetrata a doppia pelle contribuisce al controllo acustico. All’interno, il legno utilizzato per soffitti, pareti e arredi attenua l’istituzionalità degli spazi e costruisce un’atmosfera domestica, quasi quotidiana.
È forse qui che il progetto mostra con maggiore chiarezza la propria ambizione: fare dell’architettura pubblica non un oggetto da contemplare, ma un’infrastruttura sociale capace di accogliere usi diversi e mutevoli. Il centro ha già ospitato un seggio elettorale, una festa di quartiere e una cena di Iftar, confermando quella vocazione alla mescolanza che il progetto traduce in forma. A Évry-Courcouronnes il mattone non chiude: costruisce un bordo riconoscibile attorno a uno spazio che appartiene alla città.










