La salute diventa città
Quattro lotti, oltre mezzo milione di metri quadrati e un programma che combina uffici, salute digitale, residenze e servizi. A Hangzhou, nel distretto di Xiaoshan, WeDoctor Green Valley prova a superare il modello del campus aziendale chiuso trasformando un insediamento di scala quasi urbana in una parte permeabile della città.
Completato nel 2025 da gad, il complesso occupa 582.162 m² nell’area dell’Information Port e assume il carattere pubblico dello spazio come principio generatore: non un recinto destinato ai soli addetti, ma una sequenza di strade interne, giardini, percorsi commerciali e connessioni sopra e sotto il suolo.


Il masterplan affronta la grande dimensione evitando di risolverla attraverso un unico oggetto monumentale. Un asse nord-sud tiene insieme i quattro lotti, mentre i volumi vengono organizzati secondo il principio definito dai progettisti “compact exterior, relaxed interior”: fronti più continui e urbani verso le strade esterne, un sistema più aperto e poroso verso il cuore del complesso.
Qui prende forma la “green valley”, spazio pubblico lineare sul quale si affacciano attività commerciali, aree di sosta e percorsi pedonali. La vegetazione non rimane però al piano terreno. Un sistema ecologico su tre quote sovrappone parco, giardini terrazzati e piattaforme verdi sopraelevate, portando il paesaggio dentro la massa costruita.
La composizione orientale, destinata principalmente agli uffici, riprende in modo astratto il simbolo dell’infinito legato all’identità del gruppo; a ovest, i volumi residenziali destinati al wellness si abbassano progressivamente verso l’Information Port Park. Il risultato è uno skyline spezzato, fatto di torri, terrazze e profonde incisioni che riducono la percezione di una massa edificata che, per dimensioni, potrebbe facilmente trasformarsi in un superisolato impermeabile. Passerelle aeree, percorsi al livello del terreno e collegamenti interrati ricuciono invece i diversi comparti, costruendo una mobilità continua tra edifici e spazi aperti.
È nelle grandi connessioni sospese che l’immagine del progetto incontra la sua parte più complessa dal punto di vista strutturale. La lobby principale orientale raggiunge una luce di 39 metri ed è chiusa da una facciata a rete di cavi su un solo strato, sostenuta da tre strutture di trasferimento ad arco. Nel cuore del complesso, una passerella dalla forma lenticolare utilizza una trave reticolare spaziale curva in acciaio per ottenere un grande sbalzo privo di pilastri; le passerelle che attraversano le strade adottano invece controventamenti diagonali ad arco, riducendo gli appoggi e mantenendo libera la percezione dello spazio sottostante.

Anche l’involucro contribuisce alla doppia identità del campus. Pannelli metallici bianco-argento e facciate continue in vetro definiscono il fronte più istituzionale verso la città, mentre superfici metalliche dai toni più caldi accompagnano gli spazi interni e le quote pedonali. Il piano terra commerciale è organizzato attraverso un doppio circuito, una strada interna e una esterna, pensato per sovrapporre le esigenze del campus alle attività del quartiere e aumentare le possibilità di attraversamento.

WeDoctor Green Valley entra così in una fase ormai riconoscibile dell’urbanizzazione cinese, nella quale i grandi headquarters tecnologici tendono a presentarsi non più soltanto come simboli aziendali, ma come veri pezzi di città. Il riferimento alla tradizione della “Shanshui City”, evocata dai progettisti, non si traduce nella riproduzione letterale della montagna: emerge piuttosto dalla costruzione di una topografia artificiale di edifici, terrazze, ponti e vegetazione.
La sfida sarà verificare quanto questa dichiarata apertura saprà funzionare nell’uso quotidiano. Ma la scala dell’operazione rende evidente il cambio di paradigma: il campus non cerca più soltanto di isolarsi dalla città. Prova a diventare città esso stesso.











