Terracotta contro vetro
Nel distretto Central di Hong Kong vetro, acciaio e superfici riflettenti costruiscono da decenni l’immagine del centro finanziario, ma ora Neri&Hu sceglie la direzione opposta. La nuova facciata del Mandarin Oriental The Landmark, completata nel maggio 2026, sostituisce alla trasparenza continua un involucro denso, opaco e materico in terracotta, trasformando il fronte dell’hotel attraverso un sistema che richiama la trama di un tessuto.
L’intervento fa parte del più ampio programma di rinnovamento del complesso Landmark e interessa una porzione urbana già fortemente condizionata dalle strutture esistenti. Il progetto eredita infatti un piano terra commerciale, un volume inclinato e aggettante tra secondo e terzo livello e una curtain wall pieghettata nella parte superiore. Il telaio strutturale doveva essere mantenuto: il tema non era quindi costruire un nuovo edificio, ma dare unità a una serie di condizioni frammentate attraverso una nuova pelle.

Neri&Hu conserva la geometria inclinata del volume e trasforma il profilo piegato della facciata in una superficie ondulata composta da elementi ceramici curvi. Il riferimento concettuale è il tessuto come forma originaria dell’involucro: la parete viene letta non come piano neutro, ma come trama costruita attraverso ripetizione, sovrapposizione e profondità. La nuova facciata nasce così da moduli in terracotta realizzati su misura, ottenuti attraverso elementi colati ed estrusi e disposti secondo un apparecchio sfalsato che accentua il movimento delle pieghe.

Ogni fila di elementi ceramici è sostenuta da mensole metalliche in bronzo brunito, che introducono una sottile linea orizzontale e rendono leggibile la logica di assemblaggio. Tra le tessere in terracotta compaiono inoltre inserti in vetro colato, distribuiti in modo non uniforme e illuminati nelle ore notturne. La facciata acquista così una seconda profondità: di giorno prevalgono massa, ombra e variazioni della superficie ceramica; di notte i punti luminosi interrompono l’opacità e trasformano l’involucro in una trama più leggera.
Il valore del progetto è soprattutto nel rapporto tra materia e dettaglio. La terracotta non viene utilizzata come semplice rivestimento uniforme, ma come componente tridimensionale capace di costruire rilievo e ombra. La curvatura dei pezzi, la disposizione a zig-zag e il supporto metallico generano una superficie che cambia con il punto di osservazione e con la luce, mentre la modularità consente di adattare il sistema alla geometria irregolare ereditata dall’edificio.
La scelta di un materiale ceramico nel cuore dello skyline più tecnologico di Hong Kong produce un contrasto netto senza affidarsi a un gesto estraneo alla scala urbana. Neri&Hu lavora infatti sulla memoria costruttiva della città, richiamando le tradizioni locali legate alla piastrella, alla ceramica e alla lavorazione dei metalli, ma le traduce in un involucro contemporaneo progettato come sistema di componenti custom. Il risultato non imita una facciata storica: utilizza tecniche e materiali associati alla manualità per costruire una presenza nuova all’interno di un contesto dominato dalle curtain wall.
Anche il rapporto con l’esistente è centrale. Il progetto non cancella il volume preesistente, ma ne assume vincoli, aggetti e pieghe come matrice della nuova composizione. La trasformazione avviene quindi per sovrapposizione: il vecchio telaio rimane, mentre l’involucro cambia completamente il peso percettivo dell’edificio. Dove prima prevaleva la trasparenza della vetrina commerciale, oggi compare una massa ceramica che restituisce all’hotel un’identità autonoma rispetto al sistema di uffici e spazi retail che lo circondano.
Il Mandarin Oriental The Landmark dimostra così come un intervento di facciata possa superare la dimensione cosmetica. Terracotta, bronzo e vetro colato diventano strumenti per ricomporre una geometria complessa, lavorare sulla profondità dell’involucro e modificare il rapporto dell’edificio con lo skyline. Più che un nuovo abito applicato all’esistente, la facciata agisce come una costruzione autonoma, capace di trasformare un frammento di Central attraverso materia, ombra e luce.









