- INFO POINT
- Di Aurelio Coppi
- Stato: Progetto
L'ospedale che diventa città: il futuro della cura a Brescia
Edilizia OspedalieraL'ospedale del XXI secolo non può più essere considerato soltanto un edificio destinato a ospitare attività cliniche. L'evoluzione della medicina, l'invecchiamento della popolazione, l'esperienza della pandemia e la crescente attenzione al benessere psicofisico stanno modificando radicalmente il modo in cui vengono progettate le grandi infrastrutture sanitarie.
Oggi un ospedale deve essere capace di adattarsi ai cambiamenti della pratica medica, dialogare con il contesto urbano, offrire spazi accoglienti per pazienti e operatori e contribuire alla qualità ambientale della città. È questa la visione che guida il progetto vincitore del concorso internazionale per il nuovo Main & Children Hospital degli Spedali Civili di Brescia, sviluppato dal raggruppamento formato da Park Associati , CRA – Carlo Ratti Associati , Politecnica Building for Humans e Studio Altieri , con la collaborazione di Openfabric, DOTDOTDOT, Eckersley O'Callaghan e Studio Mattioli .
L'intervento rappresenta una delle più importanti operazioni di riqualificazione ospedaliera oggi in corso in Italia. Non si tratta della costruzione di un nuovo ospedale su un'area libera, ma della trasformazione progressiva di uno dei principali poli sanitari del Paese, mantenendone la piena operatività durante tutte le fasi del cantiere.
Il progetto sostituirà gli attuali padiglioni Satellite e Infettivi con nuove strutture destinate al Main Hospital e all'Ospedale dei Bambini, introducendo un modello organizzativo che integra assistenza, ricerca, formazione universitaria e spazio pubblico. L'avvio dei lavori è previsto nel 2028, con un investimento iniziale di 274 milioni di euro, inserito in un programma complessivo di riqualificazione destinato a superare i 500 milioni di euro.
Un concorso internazionale per ripensare la sanità italiana
La trasformazione degli Spedali Civili di Brescia nasce da una riflessione molto più ampia della semplice sostituzione di edifici obsoleti. L'attuale complesso ospedaliero, sviluppatosi nel corso di oltre un secolo, costituisce uno dei maggiori presìdi sanitari italiani per dimensioni, attività clinica e ruolo universitario. Tuttavia, la sua crescita progressiva ha prodotto un insieme di padiglioni appartenenti a epoche differenti, con criticità organizzative, logistiche e tecnologiche che rendono sempre più difficile rispondere alle esigenze della medicina contemporanea.
Per affrontare questa sfida, Regione Lombardia, ASST Spedali Civili e ARIA hanno promosso un concorso internazionale che non chiedeva soltanto un nuovo edificio, ma una strategia complessiva di trasformazione. Il Documento di Indirizzo alla Progettazione individuava alcuni principi fondamentali: flessibilità degli spazi, digitalizzazione, sostenibilità ambientale, integrazione con il tessuto urbano e capacità di adattarsi alle future evoluzioni delle tecnologie sanitarie. L'obiettivo dichiarato era superare il tradizionale modello ospedaliero organizzato per reparti isolati, introducendo un sistema più integrato e modulare, capace di favorire la condivisione delle risorse cliniche e tecnologiche.
La proposta selezionata si distingue proprio per la capacità di interpretare questi obiettivi in chiave urbana. Piuttosto che concepire il nuovo ospedale come un volume autonomo, il progetto lavora sulla continuità con il campus storico progettato all'inizio del Novecento dall'ingegnere Angelo Bordoni, recuperandone la struttura radiale e ampliandola attraverso un sistema di nuovi edifici e spazi aperti. Questa scelta evita una frattura tra passato e futuro e permette di conservare l'identità del complesso, aggiornandola alle esigenze della sanità contemporanea.
Un altro aspetto significativo riguarda il metodo stesso di trasformazione. L'intervento è stato concepito per fasi successive, consentendo all'ospedale di continuare a funzionare durante tutto il periodo dei lavori. Si tratta di una condizione particolarmente complessa dal punto di vista progettuale e organizzativo, che richiede un'attenta pianificazione delle demolizioni, delle nuove costruzioni e del trasferimento delle attività cliniche. In questo senso il progetto non rappresenta soltanto un esercizio architettonico, ma un'operazione di grande ingegneria organizzativa, nella quale architettura, medicina e logistica devono procedere in modo coordinato.
Un campus della salute aperto alla città
L'elemento che caratterizza maggiormente la proposta di Park Associati e Carlo Ratti Associati è il superamento dell'idea tradizionale di ospedale come infrastruttura chiusa e separata dal contesto urbano. Il nuovo complesso viene invece immaginato come un campus attraversabile, permeabile e ricco di spazi pubblici, nel quale la dimensione sanitaria si intreccia con quella paesaggistica e civica. Non è un caso che il progetto assuma come principio guida il concetto di One Health, approccio che mette in relazione salute umana, ambiente e qualità dello spazio costruito.
La nuova organizzazione planimetrica si sviluppa attraverso tre ali principali del Main Hospital che si aprono verso la città, creando visuali sulle Prealpi bresciane e consentendo alla luce naturale di penetrare in profondità negli ambienti di degenza. Al centro si colloca una grande hall completamente vetrata affacciata su una nuova piazza pubblica, destinata a diventare il principale spazio di accesso al campus.
Parallelamente, il nuovo Ospedale dei Bambini assume un'identità architettonica autonoma attraverso volumi arrotondati, corti verdi, terrazze e giardini che costruiscono un ambiente più accogliente e facilmente leggibile per i piccoli pazienti e le loro famiglie. L'attenzione alla scala umana costituisce uno degli aspetti più interessanti del progetto: gli spazi di cura non vengono concepiti soltanto in funzione dell'efficienza sanitaria, ma anche dell'esperienza quotidiana di chi li vive.
Il cuore del sistema è rappresentato dal CareRing, un percorso anulare lungo oltre un chilometro che organizza l'intero campus. A livello interrato concentra logistica, impianti e servizi tecnici, separando i flussi sanitari da quelli pubblici. In superficie si trasforma invece in una sequenza continua di piazze, giardini terapeutici, percorsi alberati e spazi aperti progettati insieme a Openfabric, creando una vera infrastruttura verde capace di connettere ospedale e città.
La natura entra in ospedale: il ruolo terapeutico del paesaggio
Uno degli aspetti più innovativi del progetto riguarda il rapporto tra architettura e paesaggio. Nel nuovo campus degli Spedali Civili il verde non costituisce un semplice elemento ornamentale, ma una componente strutturale dell'intervento, chiamata a contribuire al benessere psicofisico di pazienti, visitatori e personale sanitario. Questa scelta riflette un orientamento ormai consolidato nella progettazione ospedaliera internazionale, supportato da decenni di studi che hanno evidenziato come la presenza della natura possa influenzare positivamente il percorso di cura, ridurre lo stress e migliorare la qualità dell'esperienza ospedaliera.
Il masterplan sviluppato da Park Associati, Carlo Ratti Associati, Politecnica e Studio Altieri distribuisce una rete di giardini, corti alberate, terrazze verdi e spazi aperti lungo l'intero campus. Il verde assume configurazioni differenti a seconda delle funzioni: aree di sosta per i visitatori, cortili destinati ai reparti, percorsi alberati, spazi contemplativi e ambienti dedicati ai bambini. Più che un unico grande parco, il progetto costruisce una costellazione di luoghi nei quali la vegetazione entra direttamente in relazione con gli edifici e con le attività cliniche.
Particolare attenzione è riservata al nuovo Ospedale dei Bambini, dove il rapporto con gli spazi esterni contribuisce a rendere l'ambiente meno intimidatorio e più familiare. Le forme morbide dell'architettura, le corti verdi e le terrazze accessibili favoriscono una maggiore continuità tra interno ed esterno, introducendo occasioni di contatto con la natura anche durante la dege
La presenza del verde svolge inoltre una funzione ambientale. Alberature e superfici permeabili contribuiscono alla mitigazione delle isole di calore, alla gestione delle acque meteoriche e al miglioramento del microclima del campus, integrando le strategie di sostenibilità dell'intervento.
Il progetto interpreta così il paesaggio come una vera infrastruttura ecologica, capace di affiancare le tecnologie edilizie nella costruzione di un ospedale più resiliente e più confortevole.
Questa impostazione riflette il principio di One Health, esplicitamente richiamato dal gruppo di progettazione, secondo il quale la salute delle persone è strettamente connessa alla qualità dell'ambiente costruito e degli ecosistemi. In questa prospettiva il giardino non rappresenta uno spazio residuale tra gli edifici, ma diventa parte integrante dell'architettura sanitaria contemporanea.
Tecnologia, flessibilità e sostenibilità dell'ospedale del futuro
Accanto alla qualità degli spazi pubblici, il progetto affronta uno dei temi più complessi dell'architettura sanitaria contemporanea: la capacità di adattarsi nel tempo. L'evoluzione delle tecnologie mediche, i cambiamenti organizzativi e le esigenze emerse negli ultimi anni hanno dimostrato quanto sia importante progettare ospedali in grado di trasformarsi senza ricorrere a continue demolizioni o interventi invasivi.
Il nuovo Main Hospital viene quindi concepito come una struttura altamente flessibile, nella quale la distribuzione dei reparti, degli impianti e dei percorsi permette future riconfigurazioni funzionali. Questa impostazione riguarda sia gli spazi clinici sia quelli destinati alla ricerca e alla didattica universitaria, consentendo al complesso di evolvere insieme alle trasformazioni della medicina.
Anche sotto il profilo costruttivo il progetto adotta strategie orientate alla durabilità e all'efficienza energetica. Le immagini diffuse dal gruppo di progettazione mostrano edifici caratterizzati da ampie superfici vetrate schermate da sistemi frangisole e da una composizione capace di massimizzare l'apporto della luce naturale. La trasparenza delle facciate non risponde soltanto a un'esigenza estetica, ma contribuisce a migliorare il comfort degli ambienti interni, riducendo il ricorso all'illuminazione artificiale durante il giorno.
La conformazione dei corpi edilizi favorisce inoltre la ventilazione naturale degli spazi aperti e il dialogo costante tra interno ed esterno. Le viste verso il paesaggio, le corti verdi e le grandi hall vetrate trasformano l'ospedale in un ambiente luminoso e orientabile, lontano dall'immagine tradizionale del complesso sanitario introverso e compartimentato.
Un ruolo fondamentale è svolto anche dall'infrastruttura tecnica. Il CareRing sotterraneo concentra le reti impiantistiche, la logistica, i percorsi di servizio e i collegamenti tecnologici, separandoli dai flussi pubblici. Questa soluzione migliora l'efficienza operativa e rende più semplice l'aggiornamento degli impianti nel corso della vita dell'edificio, aspetto essenziale in una struttura destinata a funzionare per molti decenni.
L'attenzione alla sostenibilità non riguarda quindi soltanto i consumi energetici, ma l'intero ciclo di vita del campus, dalla manutenzione alla possibilità di adattare gli spazi alle esigenze future senza compromettere la continuità delle attività sanitarie.
Un nuovo paradigma per l'architettura sanitaria italiana
Il progetto per gli Spedali Civili di Brescia rappresenta molto più della sostituzione di alcuni edifici ospedalieri. Esso interpreta una trasformazione culturale che interessa oggi l'intera architettura della salute, sempre più orientata a integrare efficienza clinica, sostenibilità ambientale e qualità dell'esperienza umana.
Negli ultimi anni numerosi interventi europei hanno mostrato come gli ospedali stiano progressivamente assumendo la forma di campus aperti, nei quali ricerca, formazione, assistenza e spazio pubblico convivono all'interno di un unico sistema. Il progetto bresciano si inserisce pienamente in questa tendenza, proponendo un modello capace di coniugare alta complessità sanitaria e accessibilità urbana.
Particolarmente significativa è la scelta di non interrompere il dialogo con la storia del luogo. Invece di cancellare l'impianto esistente, il nuovo masterplan ne rilegge i principi insediativi e li aggiorna attraverso un linguaggio contemporaneo, costruendo continuità piuttosto che contrapposizione. È una strategia che dimostra come innovazione e memoria possano convivere anche all'interno di infrastrutture estremamente complesse.
Il valore del progetto risiede anche nella sua dimensione interdisciplinare. L'alleanza tra Park Associati, Carlo Ratti Associati, Politecnica, Studio Altieri, Openfabric, DOTDOTDOT, Eckersley O'Callaghan e gli altri consulenti coinvolti testimonia come l'ospedale contemporaneo non possa più essere affrontato da una sola disciplina. Architettura, paesaggio, ingegneria, medicina, tecnologia digitale e progettazione dell'esperienza collaborano alla definizione di un ambiente capace di rispondere alle esigenze della sanità del XXI secolo.
Se il cronoprogramma sarà rispettato, i lavori prenderanno avvio nel 2028, dando inizio a una trasformazione destinata a svilupparsi per fasi successive senza interrompere le attività del principale ospedale bresciano. Quando sarà completato, il nuovo campus non costituirà soltanto uno dei maggiori investimenti sanitari italiani, ma potrà rappresentare un riferimento per il futuro della progettazione ospedaliera: un luogo in cui la cura non sarà affidata esclusivamente alla medicina, ma anche alla qualità dello spazio, alla luce, al paesaggio e alla capacità dell'architettura di costruire benessere collettivo.



















