- INFO POINT
- Di Ernesto Logatto
- Stato: Progetto
Quando l’opera diventa paesaggio: il nuovo centro culturale di Dongguan
Edilizia PubblicaEsistono edifici culturali che ospitano spettacoli e altri che diventano essi stessi una forma di rappresentazione. Il nuovo Songshan Lake Cultural Centre, progettato da Zaha Hadid Architects nella città cinese di Dongguan, appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Situato nel distretto di Songshan Lake, uno dei principali poli tecnologici e scientifici della Greater Bay Area, il complesso nasce con l’ambizione di costruire un ponte tra innovazione contemporanea e patrimonio culturale locale, affidando all’architettura il compito di tradurre in forma costruita il linguaggio dell’opera cantonese.
Il progetto si inserisce in un contesto urbano in profonda trasformazione. Dongguan è oggi una delle città più dinamiche della Cina meridionale e continua a investire in infrastrutture culturali capaci di accompagnare la crescita economica e tecnologica della regione. In questo scenario il nuovo centro culturale assume un ruolo strategico: non soltanto spazio per spettacoli e attività artistiche, ma luogo pubblico destinato a rafforzare l’identità collettiva di un territorio in rapida evoluzione.
Per Zaha Hadid Architects il tema della fluidità, da sempre centrale nella propria ricerca progettuale, trova qui una nuova declinazione. Le forme sinuose dell’edificio evocano infatti i movimenti, i costumi e la gestualità dell’opera cantonese, trasformando la tradizione performativa in un paesaggio architettonico continuo. Il risultato è un complesso che non si limita a contenere eventi culturali, ma che prova a incarnarne fisicamente il dinamismo.
Le forme dell’opera cantonese diventano architettura
Uno degli aspetti più interessanti del progetto riguarda il modo in cui Zaha Hadid Architects ha scelto di interpretare il patrimonio culturale locale. L’opera cantonese, riconosciuta come una delle più importanti tradizioni performative della Cina meridionale, si distingue per la ricchezza scenografica, la complessità dei movimenti e la forte componente visiva.
Piuttosto che ricorrere a citazioni letterali o a elementi decorativi tradizionali, i progettisti hanno tradotto queste caratteristiche in un linguaggio spaziale contemporaneo. Le superfici dell’edificio si sviluppano attraverso linee continue che sembrano avvolgersi e sovrapporsi, generando una composizione fluida e dinamica. Le curve accompagnano il visitatore lungo i percorsi pubblici e contribuiscono a costruire una percezione dell’architettura come sequenza di movimenti piuttosto che come insieme di volumi statici.
Questo approccio è coerente con una ricerca che Zaha Hadid Architects porta avanti da decenni. Dalla Guangzhou Opera House al Changsha Meixihu International Culture & Arts Centre, molti dei progetti culturali sviluppati in Cina sono stati concepiti come organismi in cui flussi, percorsi e spazi pubblici diventano generatori della forma architettonica.
Nel caso di Songshan Lake, tuttavia, il riferimento all’opera cantonese introduce una dimensione ulteriore. L’edificio assume il carattere di una scenografia permanente che rende visibile una tradizione culturale attraverso il movimento delle sue superfici e delle sue coperture.
Un nuovo cuore civico per il distretto di Songshan Lake
Il centro culturale non è stato concepito come un oggetto isolato all’interno della città. Al contrario, una parte significativa del progetto riguarda il rapporto con lo spazio pubblico e con il sistema urbano circostante.
Songshan Lake è conosciuto soprattutto per la presenza di campus universitari, centri di ricerca e sedi aziendali legate all’innovazione tecnologica. In un contesto dominato dalla produzione di conoscenza e dall’industria high-tech, il nuovo centro culturale introduce una dimensione complementare, dedicata all’incontro, alla creatività e alla partecipazione collettiva.
L’architettura si apre verso l’esterno attraverso una rete di percorsi e piazze che collegano il complesso ai parchi e agli spazi pubblici circostanti. Questa attenzione alla permeabilità urbana rappresenta uno dei temi ricorrenti nei progetti culturali dello studio. Come già avvenuto a Changsha e Zhuhai, gli edifici non sono concepiti come contenitori chiusi ma come infrastrutture civiche in grado di estendere la propria attività oltre gli orari degli spettacoli.
Una nuova centralità urbana
Il centro diventa così una destinazione quotidiana oltre che un luogo per eventi. La presenza di spazi accessibili, aree di sosta e percorsi aperti contribuisce a trasformare il complesso in una nuova centralità urbana destinata a essere vissuta durante tutto l’arco della giornata.
Tecnologia costruttiva e continuità delle superfici
La complessità formale del Songshan Lake Cultural Centre rende particolarmente interessante il tema della sua realizzazione tecnica. Come accade in molte opere di Zaha Hadid Architects, la fluidità delle forme non è il risultato di un gesto puramente espressivo, ma deriva da un processo progettuale che integra architettura, ingegneria strutturale e strumenti avanzati di modellazione digitale. Le superfici continue che caratterizzano il complesso richiedono infatti un elevato livello di coordinamento tra le diverse discipline coinvolte, affinché la libertà geometrica possa tradursi in un edificio concretamente realizzabile e funzionale.
L’intero progetto si basa su una composizione di volumi curvilinei che si sviluppano come elementi interconnessi, evitando la tradizionale distinzione tra pareti, coperture e spazi di transizione. Questa continuità geometrica implica la necessità di utilizzare processi di progettazione parametrica, metodologia che da anni costituisce una delle componenti fondamentali della ricerca di Zaha Hadid Architects. Attraverso modelli digitali tridimensionali è possibile controllare simultaneamente forma, struttura, prestazioni ambientali e fattibilità costruttiva, mantenendo la coerenza tra le diverse parti del progetto.
Le grandi coperture rappresentano uno degli elementi più significativi dell’intervento. Dalle immagini emerge una configurazione nella quale il tetto assume un ruolo architettonico predominante, modellando l’identità complessiva del complesso e contribuendo alla definizione degli spazi pubblici sottostanti. In questo senso la copertura non svolge soltanto una funzione di protezione climatica, ma diventa un dispositivo spaziale capace di generare percorsi, aree di incontro e sequenze visive che accompagnano il visitatore all’interno del centro culturale.
La continuità delle superfici suggerisce inoltre un approccio integrato all’involucro edilizio. Nei progetti culturali di ZHA, l’involucro è spesso concepito come una pelle performativa in grado di mediare tra interno ed esterno, controllando l’ingresso della luce naturale e contribuendo alle prestazioni energetiche dell’edificio.
Particolarmente rilevante è anche il rapporto tra struttura e forma. Le architetture caratterizzate da ampie luci e grandi spazi destinati a spettacoli, eventi e attività culturali richiedono soluzioni strutturali capaci di garantire flessibilità d’uso e ambienti privi di ostacoli visivi. Nei progetti dello studio londinese la struttura non viene generalmente percepita come elemento separato dall’architettura, ma partecipa alla definizione della forma complessiva dell’edificio. Questa integrazione consente di ottenere spazi fluidi e continui, coerenti con l’idea di movimento che costituisce il tema centrale del progetto.
Anche la costruzione di superfici curve su larga scala rappresenta una sfida tecnologica significativa. Negli ultimi anni l’evoluzione delle tecniche di fabbricazione digitale e dei processi BIM ha reso possibile la produzione di componenti altamente personalizzati, permettendo di trasformare geometrie complesse in elementi costruttivi realizzabili con precisione industriale. Questo approccio, ormai consolidato nella pratica di Zaha Hadid Architects, consente di controllare ogni fase del processo, dalla modellazione iniziale alla produzione e all’assemblaggio in cantiere.
Il risultato è un’architettura nella quale la complessità formale non appare come un esercizio di stile, ma come l’espressione visibile di una sofisticata integrazione tra progettazione digitale, ingegneria e costruzione. Nel Songshan Lake Cultural Centre la continuità delle superfici diventa così il punto di incontro tra tecnologia e cultura: uno strumento attraverso il quale tradurre il dinamismo dell’opera cantonese in uno spazio architettonico contemporaneo, capace di coniugare identità, prestazioni e innovazione costruttiva.
La Cina e la stagione delle grandi architetture culturali
Il Songshan Lake Cultural Centre si inserisce all’interno di una più ampia stagione di investimenti culturali che negli ultimi due decenni ha trasformato profondamente il panorama urbano cinese.
Dalla Guangzhou Opera House al Changsha Meixihu International Culture & Arts Centre, fino ai più recenti progetti sviluppati da Zaha Hadid Architects, la Cina ha utilizzato l’architettura culturale come strumento per costruire nuove centralità urbane e rafforzare la propria presenza nel panorama internazionale.
In questo contesto il progetto di Dongguan assume una posizione particolare. A differenza di molte grandi opere del passato, non punta esclusivamente sulla monumentalità o sulla spettacolarità dell’immagine. L’interesse principale sembra risiedere nella capacità di costruire un legame diretto con la cultura locale, utilizzando il linguaggio contemporaneo dell’architettura per reinterpretare una tradizione storica.
Questo equilibrio tra innovazione e memoria rappresenta probabilmente uno degli aspetti più significativi del progetto. Il centro culturale non guarda soltanto al futuro tecnologico della Greater Bay Area, ma riconosce il valore delle tradizioni che hanno contribuito a costruire l’identità della regione.
Osservando il Songshan Lake Cultural Centre emerge con chiarezza una caratteristica che accomuna molte delle opere più riuscite di Zaha Hadid Architects: la capacità di trasformare concetti astratti in esperienza spaziale.
In questo caso il tema è il movimento. Non soltanto quello fisico dei visitatori che attraversano il complesso, ma anche quello simbolico della cultura, della musica e della rappresentazione scenica. Le linee fluide dell’edificio sembrano catturare l’energia dell’opera cantonese e tradurla in una sequenza di spazi che invitano all’esplorazione.
Il risultato è un’architettura che evita ogni forma di nostalgia e sceglie invece di interpretare la tradizione attraverso strumenti contemporanei. Il patrimonio culturale non viene conservato come immagine immobile, ma diventa materia viva per la progettazione.


















