- INFO POINT
- Di Aurelio Coppi
- Stato: Edificio concluso
C+S Architects ad Aarschot: quando costruire significa togliere
Edilizia ResidenzialeNel dibattito contemporaneo sulla rigenerazione urbana, gran parte dei progetti continua a misurare il proprio successo attraverso ciò che viene aggiunto alla città: nuovi edifici, nuove funzioni, nuove densità. Più raramente l'architettura sceglie di lavorare per sottrazione, rinunciando a una parte del costruito per restituire spazio alla collettività. È proprio questa l'idea che guida Snake Building, il progetto completato da C+S Architects, lo studio fondato da Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini, all'interno del masterplan del quartiere De Torens ad Aarschot, nelle Fiandre belghe.
Inserito in un più ampio programma di trasformazione di un'ex area industriale nel centro della città, l'edificio occupa una posizione strategica tra il tessuto storico e il nuovo quartiere in fase di sviluppo.
Il masterplan, coordinato da a2o Architecten con il coinvolgimento di diversi studi europei, ha trasformato un comparto produttivo dismesso in un sistema misto di residenze, attività commerciali e spazi pubblici. A C+S viene affidato il lotto di accesso al nuovo quartiere, un luogo di soglia nel quale si incontrano passato e futuro della città.
La risposta progettuale si discosta immediatamente dalle logiche convenzionali. Invece di occupare integralmente il volume previsto dal programma edilizio, gli architetti scelgono di eroderlo, scolpirlo, arretrarlo. Nasce così un edificio che appare come una massa modellata dal tempo e dalla vita urbana, una sorta di scultura abitata che utilizza il mattone, il legno e il vuoto per costruire nuove relazioni tra architettura e spazio collettivo. Più che un edificio residenziale, Snake Building diventa una riflessione sul ruolo dello spazio pubblico nella città europea contemporanea.
Una rigenerazione urbana costruita attraverso il dialogo
Snake Building nasce all'interno di un processo progettuale particolarmente interessante, sviluppato attraverso workshop collegiali che hanno coinvolto diversi studi europei nella definizione del nuovo quartiere De Torens. Piuttosto che affidare l'intera trasformazione a un singolo progettista, il masterplan è stato costruito come un lavoro collettivo, capace di integrare approcci differenti all'interno di una visione urbana condivisa.
L'area interessata dall'intervento occupa una posizione centrale ad Aarschot, città fiamminga caratterizzata da un patrimonio urbano stratificato e da una forte identità storica. La trasformazione dell'ex sito industriale rappresenta quindi un'occasione delicata: da un lato la necessità di introdurre nuove funzioni e nuove abitazioni, dall'altro l'esigenza di preservare il carattere della città esistente.
È in questo contesto che il lotto affidato a C+S assume un'importanza decisiva. Situato lungo il margine tra la città consolidata e il nuovo quartiere, il sito diventa il punto in cui le due realtà devono incontrarsi. Gli architetti scelgono allora di lavorare sulla continuità urbana, prolungando la Leuvenstraat, asse storico di Aarschot, all'interno del nuovo sviluppo. L'edificio non viene concepito come un oggetto autonomo, ma come un dispositivo capace di cucire insieme parti diverse della città.
Rigenerare attraverso le connessioni
Questa strategia permette di rafforzare i percorsi pedonali, migliorare la permeabilità del quartiere e ristabilire relazioni visive con alcuni elementi significativi del paesaggio urbano, come l'Old Orleans Tower che domina la collina circostante. Il progetto dimostra come la rigenerazione non dipenda soltanto dall'introduzione di nuove architetture, ma dalla capacità di costruire connessioni tra ciò che esiste e ciò che viene aggiunto.
Il vuoto come materiale di progetto
La caratteristica più originale di Snake Building risiede probabilmente nella sua strategia compositiva. Dove il programma iniziale prevedeva un blocco edilizio compatto, C+S introduce un processo di sottrazione che modifica radicalmente il rapporto tra costruito e spazio aperto.
Gli architetti parlano apertamente di erosione del volume. L'edificio arretra rispetto ai confini inizialmente previsti, liberando una porzione significativa di spazio pubblico. Questa scelta consente la creazione di una nuova piazza urbana che diventa il vero cuore dell'intervento.
La manipolazione della massa costruita produce molteplici effetti. In pianta permette di ampliare la superficie destinata all'uso collettivo e di migliorare la qualità degli spazi aperti. In sezione genera invece una serie di terrazze che incidono la copertura evocando quella che i progettisti definiscono la "danza dei tetti" tipica delle città fiamminghe.
L'edificio appare così come un monolite continuamente scavato dal cielo e dall'uso quotidiano. Le logge profonde, le terrazze, le bow-window e le aperture irregolari contribuiscono a rendere la massa più permeabile e articolata. Non si tratta di semplici variazioni formali, ma di dispositivi che migliorano la qualità dell'abitare e costruiscono un dialogo costante con il contesto urbano.
In questo senso il vuoto assume lo stesso valore del costruito. La piazza, i percorsi, gli affacci e gli spazi di relazione diventano materiali di progetto tanto importanti quanto il mattone o il legno.
Future Heritage: costruire il futuro attraverso la memoria
Alla base del progetto vi è il concetto di Future Heritage, una linea di ricerca sviluppata da C+S Architects che interpreta il patrimonio non come elemento statico da conservare, ma come materia viva da reinterpretare. Secondo Maria Alessandra Segantini, ogni progetto dovrebbe nascere dalle stratificazioni storiche, dall'ecologia dei luoghi, dai materiali e dai saperi costruttivi locali.
Ad Aarschot questa filosofia trova una traduzione concreta nell'uso del mattone. La scelta del materiale non risponde a una tendenza estetica, ma alla volontà di lavorare con una tradizione costruttiva profondamente radicata nel territorio fiammingo. Il mattone viene utilizzato come elemento capace di trasportare memoria, durata e identità.
Particolarmente significativa è la collaborazione con artigiani locali che hanno contribuito alla definizione dei dettagli costruttivi. Giunti arretrati, pieghe della muratura, bow-window e raccordi tra facciata e copertura diventano strumenti attraverso cui il sapere manuale continua a svolgere un ruolo centrale nel processo architettonico.
In questa prospettiva il progetto rifiuta sia la nostalgia sia l'astrazione globale. Non cerca di imitare il passato, ma ne utilizza le logiche profonde per produrre una nuova architettura. La continuità storica non viene celebrata come immagine, ma trasformata in un processo capace di generare nuove forme di abitare.
Materia, dettaglio e costruzione dell'esperienza
Osservato da vicino, Snake Building rivela una notevole attenzione alla dimensione tattile dell'architettura. Se il mattone definisce la presenza urbana dell'edificio, il legno interviene nei punti in cui la costruzione entra in contatto diretto con la vita quotidiana degli abitanti.
Le profonde logge sono incorniciate da telai lignei che introducono una scala più domestica all'interno della massa muraria. Finestre, ingressi e terrazze vengono così percepiti come luoghi di mediazione tra spazio privato e città.
Le aperture non seguono una griglia rigida. La loro distribuzione appare volutamente irregolare, quasi a suggerire una crescita organica dell'edificio nel tempo. Dall'interno, ogni finestra costruisce un'inquadratura diversa sul paesaggio urbano, sulle colline circostanti e sulla vita della nuova piazza.
Particolarmente interessante è il modo in cui il dettaglio costruttivo contribuisce a modellare la percezione complessiva del volume. Le murature si piegano all'interno delle logge, i bow-window risalgono verso la linea di copertura e i materiali vengono utilizzati per accentuare la profondità delle facciate. Il risultato è una massa che appare contemporaneamente solida e porosa.
Anche sotto il profilo ambientale il progetto mostra attenzione alla durabilità e alla sostenibilità attraverso l'impiego di materiali concepiti per durare nel tempo e, nel caso delle componenti lignee utilizzate nelle terrazze e nelle boiserie, completamente riciclabili.
Lo spazio pubblico come infrastruttura della comunità
Più ancora che nell'architettura dell'edificio, il valore di Snake Building emerge nella sua riflessione sullo spazio pubblico. C+S recupera idealmente la tradizione delle terre comuni delle città fiamminghe medievali, luoghi condivisi destinati alle attività collettive, reinterpretandola alla luce delle esigenze contemporanee.
Secondo questa visione, la piazza non è semplicemente uno spazio residuo tra gli edifici, ma una vera infrastruttura civica. È il luogo in cui la comunità si riconosce, si incontra e costruisce la propria identità.
La scelta di ridurre il volume costruito per ampliare il suolo collettivo assume quindi un significato che si può definire politico oltre che urbanistico. Quando la la pressione immobiliare tende a saturare ogni metro quadrato disponibile, Snake Building propone una logica opposta: rinunciare a una parte della rendita edilizia per aumentare il valore urbano e sociale del luogo.
Il progetto dimostra che la densità non dipende esclusivamente dalla quantità di costruito, ma dalla qualità delle relazioni che l'architettura riesce a generare. Ad Aarschot, C+S Architects costruisce un edificio che non occupa semplicemente un lotto, ma contribuisce a definire una una città nella quale il bene più prezioso non è l'edificio stesso, ma lo spazio condiviso che esso rende possibile.

















