- INFO POINT
- Di Aurelio Coppi
- Stato: Progetto
Il nuovo ospedale di Livorno come città della cura
Edilizia OspedalieraA Livorno, nell’area dell’ex stabilimento Pirelli e in continuità con l’attuale complesso degli Spedali Riuniti, prende forma uno dei più significativi progetti sanitari italiani degli ultimi anni. Il nuovo ospedale progettato da Rossiprodi Associati non si limita infatti a sostituire una struttura esistente ormai obsoleta, ma propone una vera trasformazione del rapporto tra architettura sanitaria, spazio pubblico e paesaggio urbano. Pensato come un “city hospital”, il progetto supera il modello tradizionale dell’ospedale isolato e autosufficiente per costruire un organismo permeabile, integrato con il Parco Pertini e con i tessuti urbani circostanti.
Sviluppato a seguito di un concorso internazionale di progettazione promosso dall’Azienda Usl Toscana Nord Ovest con il supporto di Invitalia, il nuovo presidio ospedaliero rappresenta un investimento complessivo superiore ai 250 milioni di euro e prevede una struttura monoblocco di circa 90.000 metri quadrati, con 488 posti letto, di cui 344 high care e circa il 40% organizzati in camere singole.
Il progetto, guidato da Rossiprodi Associati insieme a Politecnica, Prodim, LAND, Moma Associati e Giorgio Della Croce, affronta contemporaneamente temi sanitari, ambientali e urbani: la rigenerazione dell’area industriale dismessa, il recupero di frammenti storici dell’ex Pirelli, l’ampliamento del sistema del verde pubblico e la costruzione di un’infrastruttura sanitaria flessibile, resiliente e capace di adattarsi alle trasformazioni future della medicina contemporanea.
L’ospedale viene così concepito non soltanto come macchina funzionale ad alte prestazioni, ma come un nuovo brano di città dove spazi pubblici, percorsi verdi, terrazze paesaggistiche e ambienti terapeutici partecipano alla definizione di una diversa idea di cura, più aperta, accessibile e integrata con la vita urbana.
Il modello city-hospital e la fine dell’ospedale recinto
Uno degli aspetti centrali del progetto riguarda il superamento del tradizionale modello ospedaliero chiuso e separato dalla città. Rossiprodi interpreta infatti il nuovo presidio livornese come una vera infrastruttura urbana pubblica, permeabile e attraversabile, capace di stabilire continuità spaziali con il contesto circostante.
L’idea di city-hospital si traduce nella costruzione di una struttura che non si presenta come un recinto sanitario autonomo, ma come un sistema aperto dove cittadini, visitatori, operatori e pazienti condividono alcuni spazi collettivi e relazioni con il paesaggio urbano. La cosiddetta “hospital street”, asse distributivo interno accessibile e leggibile, organizza gran parte dei percorsi pubblici dell’edificio, funzionando come una vera strada coperta attorno alla quale si distribuiscono servizi, aree di attesa e funzioni collettive.
Questa impostazione riflette un’evoluzione ormai consolidata nell’architettura sanitaria contemporanea, dove gli ospedali vengono progettati come dispositivi urbani multifunzionali e non più esclusivamente come macchine cliniche. Nel caso di Livorno, il progetto lavora anche sulla continuità con il Parco Pertini, ampliato e rigenerato come parte integrante dell’intervento. Le aree verdi diventano così componenti terapeutiche e ambientali del sistema ospedaliero, contribuendo al benessere psicofisico di pazienti e personale sanitario.
La nuova struttura monoblocco sostituisce inoltre il modello frammentato dell’attuale ospedale a padiglioni inaugurato nel 1931, oggi composto da oltre trenta edifici con importanti criticità strutturali e impiantistiche. La concentrazione funzionale in un unico organismo compatto permette di ridurre tempi di percorrenza, migliorare l’efficienza logistica e semplificare la separazione dei flussi sanitari, emergenziali e pubblici.
Progettare la sanità del futuro
L’ospedale viene quindi progettato come una struttura flessibile e adattabile, capace di rispondere anche a scenari sanitari futuri e a eventuali nuove emergenze pandemiche attraverso sistemi distributivi riconfigurabili e percorsi indipendenti.
Rigenerazione urbana e memoria industriale dell’ex Pirelli
Il progetto del nuovo ospedale rappresenta anche un importante intervento di rigenerazione urbana su una delle aree industriali storiche più significative di Livorno. L’ex stabilimento Pirelli, originariamente nato come complesso produttivo SICE all’inizio del Novecento e successivamente acquisito da Pirelli negli anni Cinquanta, costituisce infatti un rilevante episodio di archeologia industriale urbana.
Rossiprodi sceglie di non cancellare completamente questa memoria produttiva, ma di integrarla nel nuovo sistema ospedaliero attraverso il recupero di alcuni edifici storici prospicienti viale Carducci e la conservazione parziale di alcuni capannoni lungo via della Meridiana. Questa strategia permette di mantenere leggibile la stratificazione storica del sito evitando una tabula rasa totale.
L’intervento assume così una doppia scala: da un lato costruisce una nuova infrastruttura sanitaria ad alta complessità tecnologica, dall’altro ricuce una vasta porzione urbana segnata per decenni da degrado e abbandono. Il progetto dialoga inoltre con altri elementi identitari del quartiere, come il Cisternone Lorenese e le Terme del Corallo, contribuendo alla ridefinizione dell’asse urbano lungo viale Carducci.
Grande importanza assume il rapporto con il paesaggio e con il verde pubblico. L’espansione del Parco Pertini permette infatti di trasformare il nuovo ospedale in un edificio immerso in un sistema ambientale continuo, riducendone l’impatto percettivo e migliorando il microclima urbano. Le coperture verdi, le terrazze paesaggistiche e i giardini terapeutici diventano elementi centrali della composizione architettonica.
Il progetto affronta quindi la sanità non come funzione autonoma, ma come occasione per ridefinire relazioni urbane, ecologiche e sociali all’interno di una parte strategica della città.
Architettura sanitaria e flessibilità funzionale
Dal punto di vista distributivo e sanitario, il nuovo ospedale di Livorno è progettato secondo modelli organizzativi contemporanei basati sulla flessibilità e sulla multidisciplinarità. La struttura supera infatti il tradizionale assetto “per reparti” a favore di una configurazione “per processi”, dove i percorsi clinici vengono organizzati attorno alla complessità assistenziale del paziente.
Questo approccio comporta una maggiore integrazione tra differenti discipline mediche, riducendo frammentazioni e duplicazioni funzionali. Gli spazi sono progettati per essere facilmente riconfigurabili nel tempo, consentendo adattamenti tecnologici e organizzativi senza interventi strutturali invasivi.
La compattezza del monoblocco consente inoltre una gestione più efficiente dei collegamenti verticali e orizzontali, migliorando la logistica interna e riducendo gli spostamenti di personale, pazienti e materiali sanitari. I percorsi vengono rigidamente separati tra pubblico, emergenza-urgenza, servizi logistici e flussi sanitari, aumentando sicurezza e controllo delle infezioni.
Grande attenzione è dedicata anche alla qualità percettiva degli spazi di degenza. Circa il 40% delle camere sarà singolo, soluzione che migliora privacy, comfort e controllo sanitario. L’organizzazione distributiva favorisce inoltre l’ingresso della luce naturale e il rapporto visivo con il paesaggio verde circostante, elementi sempre più riconosciuti come fattori terapeutici fondamentali nell’architettura sanitaria contemporanea.
La struttura viene progettata anche secondo criteri di resilienza sanitaria sviluppati dopo l’esperienza della pandemia Covid-19. Gli ambienti possono essere isolati o riconfigurati rapidamente in caso di emergenze epidemiologiche, mentre gli impianti e le infrastrutture tecnologiche sono predisposti per elevati standard di sicurezza e continuità operativa.
Materiali, paesaggio e sostenibilità ambientale
La sostenibilità costituisce uno dei principi fondamentali del progetto, affrontata non soltanto in termini energetici, ma come integrazione complessiva tra architettura, ambiente e qualità della cura. Rossiprodi sviluppa infatti un edificio compatto che si articola ai margini, capace di ridurre l’impatto visivo e dialogare con il paesaggio verde circostante.
Le coperture verdi e le terrazze paesaggistiche svolgono una duplice funzione: da un lato contribuiscono al controllo climatico e alla riduzione dell’effetto isola di calore, dall’altro costruiscono spazi terapeutici accessibili per pazienti e operatori. I giardini diventano così parte integrante del processo di cura secondo i principi della healing architecture, approccio che riconosce l’influenza dell’ambiente fisico sul benessere psicologico e fisiologico delle persone.
Dal punto di vista tecnico, il progetto prevede l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, sistemi di raccolta e riuso delle acque meteoriche e materiali riciclati o a basso impatto ambientale. L’involucro edilizio è progettato per massimizzare l’efficienza energetica attraverso controllo solare, isolamento avanzato e ottimizzazione dell’illuminazione naturale.
La mobilità dolce costituisce un altro elemento centrale della strategia ambientale. Il nuovo ospedale viene infatti integrato con percorsi ciclopedonali e connessioni pubbliche che rafforzano la relazione con i quartieri circostanti e con il sistema del parco urbano.
Anche la scelta di concentrare le funzioni in un unico monoblocco contribuisce alla sostenibilità complessiva dell’intervento, riducendo dispersioni energetiche e complessità impiantistiche rispetto a un sistema diffuso a padiglioni.
La futura Cittadella della Salute e il nuovo paesaggio urbano
Il nuovo ospedale rappresenta soltanto il primo tassello di una trasformazione urbana e sanitaria più ampia. Il progetto prevede infatti la progressiva costruzione di una futura “Cittadella della Salute”, sistema integrato capace di riunire funzioni ospedaliere, socio-sanitarie, formative e territoriali all’interno di un unico ecosistema urbano.
La riqualificazione dell’attuale ospedale e delle aree limitrofe consentirà infatti di sviluppare un continuum tra sanità ospedaliera e servizi territoriali, favorendo una presa in carico più ampia e integrata del cittadino. Questa strategia riflette l’evoluzione contemporanea dei sistemi sanitari europei, sempre più orientati verso modelli di prossimità e continuità assistenziale.
Dal punto di vista urbano, il progetto ridefinisce profondamente una vasta porzione di Livorno, ricucendo aree industriali dismesse, spazi pubblici e infrastrutture verdi in un nuovo paesaggio collettivo. L’ospedale non è soltanto una macchina sanitaria avanzata, ma rappresenta una nuova centralità civica capace di produrre relazioni sociali, ambientali e culturali.
La combinazione tra memoria industriale, paesaggio e innovazione sanitaria restituisce al progetto una dimensione che supera la semplice funzione ospedaliera. Rossiprodi immagina infatti un’infrastruttura pubblica in cui architettura, ecologia e cura diventano parti di un unico sistema urbano contemporaneo.



















