Uno scalpello per scolpire le Ande
A San Salvador de Jujuy, il nuovo Lola Mora Cultural Center si inserisce nel paesaggio seguendone la topografia e trasformando il rapporto con il suolo in uno dei principali temi del progetto; inaugurato nel luglio 2026, il complesso rappresenta l’ultimo progetto guidato da César Pelli prima della sua morte nel 2019 e il primo edificio culturale realizzato in Sud America da Pelli Clarke & Partners.
Il centro riunisce e protegge sei sculture monumentali in marmo di Carrara di Lola Mora: I Leoni, La Libertà, Il Progresso, Il Lavoro, La Pace e La Giustizia. Commissionate per il Palazzo del Congresso Nazionale di Buenos Aires e installate all’inizio del Novecento, le opere furono successivamente rimosse e trasferite nella provincia di Jujuy. Dopo oltre un secolo di esposizione all’aperto, trovano ora una sede pensata per garantirne la conservazione e permetterne una lettura ravvicinata da più punti di vista.

La matrice formale del progetto nasce dall’immagine dello scalpello, trasformato in principio spaziale e distributivo. L’accesso si sviluppa in un elemento stretto e lineare che attraversa una depressione naturale del terreno, per poi aprirsi progressivamente nel foyer e nella sala espositiva. La geometria curva segue la topografia e gli alberi esistenti, integrando la vegetazione nella composizione e riducendo l’impatto dell’edificio sul sito.
Nella galleria principale, il rapporto con l’esterno è affidato a una facciata convessa vetrata a tutta altezza e a una serie di aperture zenitali che modulano l’ingresso della luce naturale in prossimità delle opere. La copertura aggettante definisce una grande superficie protettiva e, grazie a una struttura a lunga campata, libera lo spazio interno dalla presenza di colonne, consentendo una fruizione continua e flessibile. Il percorso crea una sequenza di viste tra sculture, paesaggio e luce.

Alla funzione museale si affiancano un centro di interpretazione, una biblioteca, un ristorante, uno shop e spazi dedicati ad atelier e mostre temporanee. Il complesso supera i 3.700 metri quadrati di superficie coperta e utilizza una combinazione di calcestruzzo armato, struttura metallica e sistemi di facciata vetrata. La copertura metallica, rivestita con membrana tecnica, accompagna l’andamento curvilineo dell’edificio e contribuisce a costruire l’immagine leggera e orizzontale del volume.
La palette materica è contenuta, così da lasciare in primo piano il marmo delle sculture e la fitta vegetazione circostante. Alle superfici trasparenti si affiancano rivestimenti in pietra locale e finiture interne in palo blanco, essenza lignea diffusa nella regione. Il progetto valorizza una filiera produttiva locale, con materiali della provincia e lavorazioni metalliche realizzate sul territorio. Una scelta che contribuisce a radicare l’architettura nel contesto geografico e produttivo di Jujuy.
Il sistema ambientale è integrato nella concezione dell’edificio. Una torre metallica alta 30 metri ospita cinque turbine eoliche verticali, affiancate da un esteso campo fotovoltaico e da collettori solari. L’obiettivo è raggiungere un bilancio energetico netto pari a zero, con una produzione da fonti rinnovabili dimensionata per superare il fabbisogno annuale del complesso. A questo si aggiungono un involucro ad alte prestazioni e impianti efficienti, per ridurre i consumi complessivi.
Anche l’acqua partecipa alla strategia del progetto. Le precipitazioni vengono raccolte e riutilizzate per l’irrigazione, mentre piccoli dispositivi di trattenuta inseriti nella barranca rallentano il deflusso superficiale e contribuiscono a contenere l’erosione del terreno. Il Lola Mora Cultural Center si configura così come un’infrastruttura culturale capace di mettere in relazione conservazione, paesaggio e prestazioni ambientali. Un’architettura che lavora per continuità: con la topografia, con la luce, con i materiali e con la memoria delle opere che custodisce.








