Un Ago che è anche origami

Nel centro storico di Modena, a pochi passi dal sito UNESCO che custodisce il Duomo, la Ghirlandina e Piazza Grande, un antico complesso ospedaliero del XVIII secolo si prepara a vivere una seconda vita.
Non attraverso un semplice intervento di restauro, ma grazie a un progetto che mette in discussione il rapporto stesso tra patrimonio storico e architettura contemporanea. Con AGO Modena Fabbriche Culturali, lo studio CRA-Carlo Ratti Associati, insieme al compianto Italo Rota , immagina un luogo capace di cambiare nel tempo, adattandosi alle esigenze della cultura e della città invece di congelarsi in una forma definitiva.
L'elemento destinato a diventare il simbolo del progetto è una copertura cinetica che sovrasta il Cortile delle Tenaglie. Ispirata alla geometria degli origami, la struttura è stata sviluppata da CRA in collaborazione con Chuck Hoberman, artista e ingegnere statunitense considerato uno dei maggiori esperti mondiali di strutture trasformabili e noto anche per le collaborazioni con la NASA.
Leggera, pieghevole e movimentabile, la copertura può aprirsi e chiudersi modificando le caratteristiche dello spazio sottostante in funzione delle condizioni climatiche o delle attività ospitate. Il cortile diventa così una piazza dinamica, capace di accogliere eventi, installazioni, spettacoli e momenti di incontro senza perdere il dialogo con l'architettura storica che la circonda.

L'intero masterplan interessa un complesso di circa 20.000 metri quadrati, nato come Ospedale Sant'Agostino a metà del Settecento. L'intervento non punta a cancellarne le tracce del passato, ma a valorizzarne le stratificazioni, introducendo elementi contemporanei chiaramente riconoscibili e, soprattutto, reversibili. È un principio caro alla cultura del restauro più avanzata: aggiungere senza imitare, innovare senza sovrascrivere. Per questo la copertura cinetica non cerca di mimetizzarsi, ma dichiara apertamente la propria appartenenza al XXI secolo, instaurando un confronto rispettoso con la monumentalità dell'edificio storico.
La tecnologia diventa così uno strumento per rendere il patrimonio più vivo. La struttura mobile, caratterizzata da uno scheletro leggero e da una cinematica ispirata alle piegature della carta, permette infatti di trasformare uno spazio aperto in un ambiente protetto senza ricorrere a soluzioni permanenti. Sulla copertura troveranno inoltre posto pannelli fotovoltaici, destinati a contribuire all'alimentazione energetica del complesso, integrando sostenibilità e flessibilità in un unico dispositivo architettonico.

Il progetto va però ben oltre il celebre "tetto che si apre". AGO Modena è concepito come uno dei principali poli culturali e dell'innovazione del Paese, destinato a riunire istituzioni dedicate alle arti visive, alle discipline digitali, alla formazione e alla ricerca. Troveranno spazio, tra gli altri, la Fondazione Modena Arti Visive, parte delle collezioni della Biblioteca Estense, il Museo della Figurina e il Centro Interdipartimentale di Ricerca sulle Digital Humanities dell'Università di Modena e Reggio Emilia. Il recupero dell'ex ospedale diventa quindi il motore di una nuova infrastruttura culturale, dove museo, ricerca, formazione e coworking convivono sotto lo stesso tetto.
L'intervento restituisce inoltre al pubblico spazi fino a oggi poco accessibili. I suggestivi corridoi delle Tenaglie, caratterizzati dalle loro particolari volte, conducono verso il Cortile del Camino, dove un'ulteriore installazione cinetica accompagna i visitatori fino a una nuova terrazza-giardino affacciata sui tetti di Modena. È un percorso che invita a osservare la città da prospettive inedite, trasformando il complesso in un luogo da attraversare prima ancora che da visitare.
Il progetto sta ora entrando nella fase che lo renderà concreto anche agli occhi dei cittadini. Nelle scorse settimane è stato infatti presentato a Modena un modello in scala della futura copertura cinetica, mentre la prima apertura pubblica di AGO è prevista per l'11 dicembre 2026, segnando l'inizio di una nuova stagione per l'ex Sant'Agostino.

L’intervento di AGO propone una riflessione sul destino degli edifici storici. In un'epoca in cui il patrimonio rischia spesso di essere trasformato in un oggetto immobile, Carlo Ratti e Italo Rota immaginano un'architettura capace di cambiare insieme alla società che la abita. Come un origami, il progetto non modifica soltanto la forma dello spazio: ne moltiplica le possibilità.






