La torre sul fiume Waal che torna a vivere
Per quasi un secolo ha dominato il paesaggio industriale di Nijmegen, affacciandosi sul fiume Waal come un segnale visibile da chilometri di distanza. Costruita nel 1929 come parte della grande fabbrica di seta artificiale NYMA, la torre dell'acqua ha assolto per decenni una duplice funzione, fungendo sia da serbatoio idrico sia da camino industriale. Oggi, dopo anni di abbandono, questo singolare monumento dell'archeologia industriale olandese si prepara a una nuova vita grazie al progetto di Eek en Dekkers, che ne propone una trasformazione capace di preservarne il carattere originario senza rinunciare a un linguaggio contemporaneo.
L'intervento si inserisce nel più ampio processo di rigenerazione del NYMA Makersplaats, l'ex complesso produttivo che sta progressivamente diventando uno dei principali poli creativi della città.

Dove un tempo si producevano fibre sintetiche, oggi trovano spazio laboratori artigianali, atelier, imprese culturali, officine condivise e attività dedicate alla manifattura contemporanea. La torre rappresenta l'ultimo tassello di questa trasformazione e, forse, anche il più simbolico.
Il progetto parte da un principio tanto semplice quanto rigoroso: intervenire il meno possibile sulla materia storica, valorizzando ciò che il tempo ha lasciato. Le murature e le superfici aggiunte nel corso degli anni, prive di valore storico, sono state rimosse, riportando alla luce lo scheletro strutturale in calcestruzzo armato, la corona superiore in mattoni e la storica scritta "NYMA", elementi che restituiscono l'identità originaria della torre. L'obiettivo dichiarato dagli architetti non è ricostruire artificialmente il passato, ma fare in modo che l'edificio continui a sembrare quello di sempre, pur offrendo spazi completamente nuovi e funzionali.

La nuova architettura si distingue con discrezione. L'intervento più evidente è una stretta fascia verticale vetrata che attraversa l'intera altezza della torre. Dall'esterno appare come un'incisione contemporanea sulla massa compatta dell'edificio; dall'interno diventa invece una finestra panoramica affacciata sul Waal e sul paesaggio pianeggiante della Gheldria. È un gesto minimo, ma decisivo, capace di portare luce naturale all'interno senza alterare la forza iconica della costruzione. Di notte, questa sottile apertura trasforma la torre in una sorta di lanterna urbana, lasciando intravedere le attività che si svolgono al suo interno.
Anche il nuovo corpo scala esterno segue la stessa filosofia progettuale. Invece di imitare la struttura storica, Eek en Dekkers introduce una scala di sicurezza in acciaio completamente indipendente dalla torre. La sua geometria lineare e il linguaggio dichiaratamente contemporaneo instaurano un dialogo rispettoso con il manufatto esistente, rendendo immediatamente leggibile ciò che appartiene al progetto originario e ciò che costituisce l'intervento del XXI secolo. Questa scelta consente inoltre di preservare integralmente gli spazi interni, evitando modifiche invasive alla struttura monumentale.
La nuova destinazione d'uso interpreta il patrimonio industriale come un'infrastruttura pubblica. Alla base della torre troverà posto un ristorante, mentre i livelli intermedi saranno organizzati come spazi flessibili destinati a workshop, mostre, riunioni, conferenze ed eventi culturali. Il punto culminante del progetto sarà il livello superiore, ricavato immediatamente sotto l'anello in muratura che caratterizza la sommità dell'edificio: qui nasceranno una panoramic bar e una sala a doppia altezza con vista a 360 gradi sul paesaggio fluviale e sulla città. Gli architetti descrivono questo spazio come una sorta di teatro urbano: chi attraverserà il vicino ponte potrà intravedere, attraverso la fascia vetrata, la vita che anima l'interno della torre.
L'intervento interessa complessivamente circa 800 metri quadrati distribuiti lungo lo sviluppo verticale della costruzione. Una superficie relativamente contenuta, ma sufficiente per trasformare un'infrastruttura tecnica in un nuovo luogo di socialità. La sfida principale non è stata tanto quella di inserire nuove funzioni, quanto renderle economicamente sostenibili all'interno di un edificio monumentale che richiede importanti interventi di consolidamento e restauro. Proprio per questo il progetto è stato sostenuto da una collaborazione tra Comune di Nijmegen, Provincia della Gheldria e Nationaal Restauratiefonds, con l'obiettivo di garantire un futuro pubblico a uno dei simboli dell'archeologia industriale cittadina.
Quella della NYMA Water Tower è una riflessione sul destino delle infrastrutture del Novecento; per decenni questi edifici hanno rappresentato il volto produttivo delle città europee; oggi, esaurita la loro funzione originaria, possono diventare nuovi luoghi di incontro senza perdere il legame con la propria storia. La torre di Nijmegen non nasconde il proprio passato industriale, né tenta di trasformarsi in un'icona spettacolare. Accetta invece il trascorrere del tempo e lo rende parte del progetto.

È proprio questa misura a renderla convincente. La nuova architettura non cerca di prevalere sul monumento, ma di metterlo nuovamente in uso. E forse è questa la forma più autentica di conservazione: non custodire un edificio come un oggetto immobile, ma restituirlo alla vita quotidiana della città.









