La storia cambia quota
Nove metri di dislivello, duemila anni di storia e una nuova architettura che cerca di trasformare entrambi in risorse per la città. All'incrocio tra Holborn Viaduct e Farringdon Street, nel cuore di Londra, PLP Architecture ha completato nell'ottobre 2026 Holborn Viaduct, un edificio per uffici di 13 piani destinato a diventare la nuova sede internazionale dello studio legale Hogan Lovells.
Sviluppato da Royal London Asset Management e costruito da Multiplex, il complesso comprende circa 34.300 m² e affronta un tema sempre più importante nell'architettura contemporanea: come realizzare un grande organismo direzionale riducendo il consumo di nuove risorse e contribuendo, contemporaneamente, alla qualità dello spazio pubblico.


La posizione è particolarmente complessa. Il lotto si trova accanto allo storico Holborn Viaduct, infrastruttura vittoriana costruita tra il 1863 e il 1869 per superare la valle del fiume Fleet. Il ponte, progettato da William Haywood, è affiancato da edifici monumentali classificati come Grade II, testimonianze dell'ambiziosa trasformazione infrastrutturale della Londra ottocentesca. Ma il viadotto ha lasciato anche un'eredità meno evidente: una differenza di quota di 9 metri tra il livello superiore di Holborn Viaduct e quello di Farringdon Street, che ha condizionato per oltre un secolo la continuità dei percorsi pedonali.
PLP Architecture ha scelto di trasformare questa difficoltà topografica nel principale elemento di connessione del progetto. Due nuove piazze alberate, collocate alle differenti quote, vengono collegate attraverso un ascensore pubblico accessibile senza gradini.
L'intervento introduce così un attraversamento verticale che consente di superare la separazione tra le due strade, restituendo alla città una connessione indipendente dalla funzione privata dell'edificio. Gli alberi maturi presenti nell'area sono stati conservati e integrati nel nuovo disegno paesaggistico, mentre i fronti commerciali e gli accessi contribuiscono ad animare il piano terreno.
Il rapporto con il patrimonio costruito determina anche il linguaggio dei prospetti. Alla base dell'edificio, il nuovo rivestimento in pietra di Portland dialoga con la muratura dell'adiacente struttura vittoriana, mantenendo un rapporto calibrato tra allineamenti, proporzioni e materiali. Circa un terzo della pietra utilizzata proviene dal recupero dei precedenti edifici per uffici, risalenti agli anni Venti del Novecento e demoliti per consentire la nuova costruzione. In questo modo, una parte della materia originaria rimane nel sito, assumendo una configurazione architettonica differente.


Salendo lungo i prospetti, la massa minerale lascia spazio a un involucro più leggero, scandito da lamelle verticali in alluminio perforato. La loro disposizione segue e reinterpreta le linee di coronamento degli edifici storici circostanti, introducendo una continuità geometrica senza ricorrere all'imitazione stilistica.
Le lamelle hanno anche una funzione ambientale: schermano la radiazione solare e proteggono aperture praticabili che consentono di integrare la ventilazione naturale con quella meccanica. Elementi metallici color bronzo ai livelli inferiori e superfici argentate nelle parti superiori completano una composizione nella quale il rivestimento contribuisce a distinguere le differenti scale dell'edificio.
La sostenibilità è affrontata soprattutto attraverso una strategia di economia circolare applicata alle strutture e ai materiali. Il progetto integra circa 80 tonnellate di acciaio strutturale recuperato, mentre una parte delle fondazioni esistenti è stata riutilizzata, evitando la completa sostituzione delle opere interrate. L'impiego di acciaio prodotto mediante forni elettrici ad arco, calcestruzzi con materiali cementizi alternativi e componenti in alluminio riciclato contribuisce ulteriormente a limitare il ricorso a nuove materie prime. Non si tratta quindi soltanto di scegliere prodotti a ridotto impatto ambientale, ma di riconoscere il valore dei materiali già disponibili nel ciclo edilizio.
L'edificio è interamente elettrico e utilizza pompe di calore, pannelli fotovoltaici e strategie passive per ridurre il fabbisogno energetico. La progettazione ha raggiunto un punteggio del 92% nella valutazione BREEAM Outstanding in fase di design e la certificazione WELL Platinum per Shell & Core, mentre l'obiettivo operativo dichiarato è ottenere cinque stelle secondo il sistema NABERS. È importante distinguere questi risultati dalle prestazioni effettive in esercizio, che potranno essere valutate soltanto attraverso il monitoraggio dei consumi dopo l'occupazione.
Anche la distribuzione interna segue un criterio di adattabilità. Una maglia strutturale regolare e altezze generose consentono di riconfigurare nel tempo gli ambienti di lavoro senza modificare il sistema portante principale.

Un atrio a tutta altezza, attraversato da scale sfalsate, costruisce il principale spazio di relazione tra i livelli, mentre terrazze vegetate e ambienti dedicati al benessere introducono luoghi alternativi alla postazione di lavoro tradizionale. Una specifica area per l'attività fisica e servizi dedicati alla mobilità ciclistica completano il programma, interpretando l'edificio direzionale come un ambiente nel quale salute, lavoro e socialità devono trovare un equilibrio
La costruzione ha però restituito alla città anche un patrimonio molto più antico. Durante gli scavi condotti da MOLA – Museum of London Archaeology è emersa una necropoli romana, conservata grazie alle condizioni umide del terreno un tempo attraversato dal fiume Fleet. Tra i ritrovamenti figurano sepolture, gioielli, una lucerna decorata risalente al I secolo d.C. e soprattutto un letto funerario romano in quercia, il primo esemplare completo scoperto in Gran Bretagna. Una selezione dei reperti sarà esposta nell'atrio su Farringdon Street, stabilendo una relazione diretta tra la nuova architettura e la storia archeologica del luogo.

Questa stratificazione è stata interpretata anche dall'artista Harold Offeh, autore di Intersections, un'opera sviluppata con il coinvolgimento della comunità locale e presentata inizialmente lungo oltre 100 metri di recinzioni del cantiere. Attraverso fotografie, scansioni e collage digitali, il lavoro ricostruisce frammenti della memoria urbana, collegando i reperti romani alle successive trasformazioni sociali del quartiere. L'arte diventa così un ulteriore strumento per rendere visibile la continuità tra la città antica e quella contemporanea.
“La sfida consisteva nel trasformare esigenze complesse — patrimonio, sostenibilità, adattabilità e vita pubblica — in un unico edificio coerente”, ha spiegato Angela Parrozzani, Senior Associate Partner di PLP Architecture. Una dichiarazione che riassume il principio progettuale adottato: non considerare i vincoli storici, ambientali e infrastrutturali come problemi separati, ma utilizzarli per costruire l'identità dell'intervento.
Holborn Viaduct dimostra come un edificio destinato prevalentemente a funzioni private possa contribuire alla trasformazione dello spazio pubblico, recuperando materiali, migliorando l'accessibilità e rendendo visibili le tracce del passato. La sua innovazione non risiede soltanto nelle tecnologie ambientali o nella precisione dell'involucro, ma nella capacità di stabilire nuove relazioni tra condizioni urbane apparentemente inconciliabili.
A Londra, la storia non viene semplicemente conservata accanto alla nuova architettura: diventa parte del modo in cui la città può continuare a muoversi.







