Un hotel scolpito nella montagna come un crepaccio nel ghiaccio

L'architettura che dialoga con il paesaggio non sempre sceglie di emergere. A volte preferisce scomparire, lasciando che sia il terreno stesso a modellarne gli spazi. È questo il principio alla base del nuovo ampliamento dello Schlosshotel Fiss, in Tirolo, dove lo studio altoatesino NOA – Network of Architecture ha progettato una nuova area dedicata agli ospiti junior e teen trasformando il sottosuolo in un universo esperienziale ispirato ai paesaggi alpini. Attualmente in costruzione, dopo l'avvio del cantiere nell'aprile 2026, il progetto dovrebbe aprire al pubblico nell'inverno 2027, completando una delle fasi più significative del percorso di rinnovamento della struttura alberghiera.
L'intervento si inserisce all'interno di una strategia di trasformazione a lungo termine sviluppata insieme alla proprietà dello Schlosshotel Fiss, una delle strutture ricettive più conosciute della località sciistica tirolese. Il primo tassello del masterplan è stato inaugurato alla fine del 2025 con il nuovo Kids Club, curato sempre da NOA come progetto di interior design. Il nuovo edificio rappresenta invece un salto di scala, poiché combina architettura e interni in un unico intervento concepito per ampliare l'offerta dedicata ai giovani ospiti e ridefinire il rapporto tra il complesso alberghiero e il paesaggio montano.
Come spesso accade nei progetti dello studio fondato da Lukas Rungger e Stefan Rier, il punto di partenza non è la ricerca di un'architettura iconica, ma la volontà di limitare l'impatto visivo della nuova costruzione.

Il volume viene infatti quasi completamente assorbito dal terreno, sfruttando il naturale declivio del giardino esposto verso il Gruppo del Samnaun. La scelta di sviluppare gran parte del programma in spazi ipogei permette di preservare la continuità del paesaggio alpino e di evitare che il nuovo intervento alteri l'equilibrio del complesso esistente.
L'idea progettuale prende forma osservando ciò che normalmente rimane nascosto sotto la superficie della montagna. Grotte, gole, crepacci e cavità rocciose diventano il riferimento concettuale dell'intera architettura, dando origine a una sequenza di ambienti che evocano la dimensione geologica delle Alpi. A questa immagine si contrappone quella del cristallo di ghiaccio, tradotta in una serie di patii e aperture che introducono luce naturale negli spazi interrati e costruiscono un costante dialogo tra interno ed esterno. La contrapposizione tra massa minerale e trasparenza diventa così il principio compositivo che organizza l'intero progetto.
L'edificio si sviluppa su quattro livelli principali, ai quali si aggiungono due livelli dedicati alla torre degli scivoli. Il percorso interno alterna ambienti raccolti, spazi a doppia altezza e corti aperte verso il cielo, costruendo un'esperienza immersiva nella quale luce, materia e movimento accompagnano gli utenti lungo un racconto ispirato alla natura alpina. Più che un semplice ampliamento alberghiero, il progetto assume il carattere di un paesaggio artificiale nel quale l'architettura viene percepita come prosecuzione della montagna.

Particolare attenzione è stata riservata al trattamento delle superfici esterne. Il nuovo volume non viene rivestito con materiali estranei al contesto, ma utilizza una pelle tridimensionale caratterizzata da una texture che richiama le stratificazioni della roccia. La facciata assume così un forte valore espressivo, modificando continuamente la propria percezione attraverso il gioco di luci e ombre prodotto dall'incisione delle superfici. L'architettura evita quindi il mimetismo letterale e sceglie piuttosto di reinterpretare in chiave contemporanea le qualità materiche della montagna.
Anche la copertura contribuisce a questa strategia di integrazione. Il tetto non rappresenta infatti un semplice elemento tecnico, ma viene trasformato in un'estensione del terreno naturale, ospitando spazi ludici e aree all'aperto che possono essere utilizzate dagli ospiti dell'hotel. In questo modo il volume costruito scompare quasi completamente nella percezione del paesaggio, lasciando emergere soltanto alcune incisioni e aperture che rivelano la presenza degli ambienti sottostanti.
Gli interni sviluppano ulteriormente il concept ispirato ai fenomeni geologici. Pareti scolpite, superfici sfaccettate e giochi di luce naturale contribuiscono a evocare l'atmosfera delle cavità alpine, mentre i patii assumono il ruolo di "cristalli" che attraversano la massa dell'edificio portando luce e orientamento negli spazi ipogei. La progettazione dell'interior design non costituisce quindi una fase successiva rispetto all'architettura, ma nasce contestualmente alla definizione della forma costruita, secondo un approccio interdisciplinare che rappresenta una delle caratteristiche distintive di NOA.
L'intervento conferma inoltre una ricerca che lo studio altoatesino porta avanti da anni nei progetti dedicati all'ospitalità: utilizzare l'architettura come strumento per intensificare il rapporto tra ospite e paesaggio anziché separarlo da esso. In questo caso la montagna non viene semplicemente osservata dalle camere o dagli spazi comuni, ma diventa parte integrante dell'esperienza attraverso un'architettura che ne interpreta forme, luce e materia.
Con l'apertura prevista per l'inverno 2027, il nuovo ampliamento dello Schlosshotel Fiss completerà una tappa importante del programma di trasformazione della struttura. Più che aggiungere nuovi metri quadrati, il progetto propone una riflessione sul modo in cui l'architettura contemporanea possa inserirsi in contesti alpini di grande valore paesaggistico, scegliendo la sottrazione anziché l'esibizione formale e trasformando il terreno stesso nel principale materiale di progetto.









