Un edificio che è quasi un Enciclopedia (dei materiali danesi)
Nel panorama dell'architettura contemporanea, il rapporto tra materiali e progetto è spesso limitato alla scelta di finiture e tecnologie costruttive. La nuova sede di BIG – Bjarke Ingels Group per l'azienda danese Dymak ribalta questa prospettiva trasformando l'intero edificio in una dimostrazione permanente delle potenzialità della materia. Completato nel 2026 a Odense, il quartier generale della società specializzata nella distribuzione di materiali naturali per l'edilizia, il paesaggio e l'interior design non è soltanto un luogo di lavoro, ma un vero e proprio "catalogo vivente" in scala reale, nel quale ogni elemento costruttivo racconta la filosofia dell'azienda e diventa parte dell'esperienza architettonica.

Situato all'ingresso occidentale di Odense, in un'area di transizione tra il nuovo comparto produttivo e il paesaggio naturale del lago Glisholm, il complesso occupa una superficie di circa 2.800 metri quadrati e riunisce uffici, showroom, spazi comuni, palestra e ambienti dedicati alla fotografia dei prodotti commercializzati dall'azienda. L'intervento è stato completato nel 2026 e ha già ottenuto la certificazione DGNB Gold, oltre ai riconoscimenti Heart e Diamond, che valutano rispettivamente le prestazioni ambientali, il benessere degli utenti e la qualità architettonica complessiva del progetto.
L'idea sviluppata da Bjarke Ingels e dal team di BIG nasce dalla volontà di eliminare la distanza tra prodotto e architettura. Invece di allestire uno showroom tradizionale, il progetto utilizza i materiali distribuiti da Dymak come componenti dell'edificio stesso.
Strutture in legno massiccio, tegole e malte in argilla, pannelli isolanti in eelgrass (zostera marina), rivestimenti in sughero e altre finiture naturali costituiscono l'ossatura dell'intervento, consentendo a clienti, progettisti e visitatori di sperimentarne direttamente qualità estetiche, tattili e prestazionali. L'architettura diventa così il principale strumento di comunicazione dell'azienda.
Dal punto di vista compositivo, il progetto assume la forma di un volume circolare scavato al centro da un cortile verde protetto. L'organizzazione planimetrica concentra gli spazi condivisi al piano terra, mentre gli uffici e le sale riunioni occupano il livello superiore, sviluppandosi attorno a un atrio a doppia altezza che garantisce continuità visiva tra i diversi ambienti. Il cuore del complesso è rappresentato da un giardino interno concepito come un piccolo anfiteatro paesaggistico, dove gradonate, alberature, essenze erbacee e pavimentazioni in laterizio costruiscono uno spazio destinato agli incontri informali e alla socialità quotidiana. La continuità tra interno ed esterno è sottolineata dalla pavimentazione che si estende senza interruzioni dagli spazi comuni verso il cortile, rafforzando l'idea di un ambiente di lavoro aperto alla natura.
L'elemento più riconoscibile dell'edificio è la copertura ondulata, che conferisce al volume una silhouette dinamica evocando, secondo BIG, la geometria di un nastro di Möbius. Tuttavia la forma non nasce da un intento esclusivamente iconico. Il tetto risponde infatti a precise esigenze ambientali: si solleva verso nord per aprire le visuali sul bosco e sul paesaggio circostante, mentre degrada verso sud per limitare l'irraggiamento diretto, migliorare il comfort interno e attenuare il rumore proveniente dalle infrastrutture vicine. La superficie inclinata ospita inoltre circa 880 pannelli fotovoltaici sagomati su misura, ottimizzando la produzione energetica dell'edificio e trasformando la copertura in un dispositivo attivo dal punto di vista prestazionale.


Anche la tecnologia dell'involucro segue la stessa logica prestazionale. La facciata, composta da una struttura in legno e ampie superfici vetrate, utilizza un sistema di montanti verticali la cui densità varia in funzione dell'orientamento. Sul fronte meridionale gli elementi sono più ravvicinati per limitare il guadagno solare e migliorare l'ombreggiamento, mentre sul lato nord la trama si apre maggiormente per favorire l'ingresso della luce naturale e valorizzare le viste verso il paesaggio. Questa modulazione permette di combinare controllo climatico, comfort visivo e trasparenza senza ricorrere a soluzioni tecnologicamente invasive.
Il progetto affronta anche il tema dell'impatto ambientale attraverso un'attenta selezione dei materiali costruttivi. BIG privilegia componenti di origine naturale e a ridotto contenuto di carbonio incorporato, come il legno strutturale, l'argilla e l'eelgrass, materiale tradizionalmente utilizzato in Danimarca per le sue proprietà isolanti.
Secondo lo studio, questa scelta consente di ridurre le emissioni associate alla costruzione e, allo stesso tempo, di creare ambienti caratterizzati da una forte qualità tattile e da un'atmosfera calda e domestica. Il risultato è un edificio nel quale sostenibilità e identità aziendale coincidono, evitando che la componente ecologica venga relegata a un semplice tema impiantistico.
Anche il progetto del paesaggio partecipa a questa strategia integrata. Il terreno circostante è stato modellato per organizzare parcheggi, percorsi carrabili e sistemi di raccolta delle acque meteoriche all'interno di un unico disegno, utilizzando rilievi artificiali e vegetazione autoctona per mitigare l'impatto visivo e acustico dell'area industriale. Piuttosto che separare edificio e contesto, BIG costruisce un sistema continuo nel quale architettura e paesaggio collaborano alla definizione dell'esperienza spaziale.

Con la nuova sede Dymak, Bjarke Ingels Group propone una riflessione che supera il tradizionale edificio per uffici. L'architettura diventa contemporaneamente luogo di lavoro, showroom permanente, laboratorio costruttivo e manifesto di una filiera basata sui materiali naturali. In un momento in cui il settore delle costruzioni è chiamato a ridurre il proprio impatto ambientale, il progetto dimostra come la scelta della materia possa incidere non soltanto sulle prestazioni tecniche, ma anche sull'identità stessa dell'architettura, trasformando il costruito in uno strumento di conoscenza oltre che di rappresentazione.









