- INFO POINT
- Di Aurelio Coppi
- Stato: Edificio concluso
Stadio o un campus Urbano?
Edilizia SportivaL’oggetto architettonico è destinato a trasformare il tessuto urbano appena fuori il centro storico di Jihlava, in Repubblica Ceca; parliamo della nuova Multipurpose Urban Arena progettata da Chybik + Kristof che si propone (anche un filino ambiziosamente) di ridefinire radicalmente il concetto di infrastruttura sportiva contemporanea.
Il progetto nasce infatti da una domanda sempre più centrale nel dibattito urbano europeo: può uno stadio diventare parte integrante della città quotidiana invece di funzionare come un oggetto isolato e utilizzato soltanto durante gli eventi? La risposta elaborata dallo studio fondato da Ondrej Chybík e Michal Krištof evita il modello tradizionale delle grandi arene periferiche e costruisce invece un sistema urbano aperto, permeabile e multifunzionale che integra sport, cultura, spazio pubblico e servizi permanenti.
La nuova Jihlava Multipurpose Urban Arena sostituisce lo storico stadio invernale della città, sede dell’HC Dukla Jihlava dal 1956, mantenendone però la posizione centrale e il forte valore identitario per la comunità locale. La scelta di non delocalizzare l’impianto fuori città diventa il principale gesto politico e urbanistico del progetto: l’arena non interrompe il rapporto con il tessuto storico, ma lo rafforza, trasformandosi in motore di rigenerazione urbana e in nuova infrastruttura civica per la regione Vysocina. L’intervento, sviluppato su circa 25 mila metri quadrati, ridefinisce completamente il rapporto tra architettura sportiva e spazio collettivo, sostituendo la logica del volume monolitico con un sistema articolato di edifici, percorsi, terrazze e piazze pubbliche.
Lo stadio come frammento urbano permeabile
Uno degli aspetti più innovativi del progetto riguarda l’impostazione urbanistica. Chybik + Kristof lavora infatti sulla dissoluzione dell’idea tradizionale di arena come edificio compatto e introverso, scegliendo invece di frammentare il programma in più volumi distinti, ma interconnessi. Il complesso si sviluppa attraverso quattro edifici principali collegati da percorsi aperti, corti pubbliche e passerelle che costruiscono continuità tra il parco urbano, le strade limitrofe e il nuovo sistema sportivo-culturale.
Questa scelta consente di ridurre l’impatto dimensionale della struttura e di costruire relazioni più naturali con il contesto storico circostante. L’arena smette così di apparire come una gigantesca infrastruttura autonoma e assume il carattere di un piccolo campus urbano capace di ospitare attività differenti durante tutto l’arco della giornata. Le connessioni pedonali diventano parte integrante del progetto architettonico: attraversamenti pubblici, scale urbane, terrazze e piazze consentono di vivere il complesso anche senza accedere agli eventi sportivi.
L’intervento dialoga inoltre con la topografia e con il vicino sistema verde cittadino. Le quote esterne vengono modellate per integrare il nuovo edificio nel paesaggio urbano esistente, mentre il disegno degli spazi aperti cerca di prolungare il carattere pubblico del parco all’interno del complesso sportivo. In questo modo la nuova arena si comporta come un’estensione dello spazio civico della città piuttosto che come un oggetto separato e specialistico.
Un’arena flessibile tra hockey, concerti e cultura
Al centro del progetto emerge il nuovo catino multifunzionale destinato principalmente all’hockey su ghiaccio, sport profondamente radicato nella cultura locale. La nuova arena ospiterà le partite dell’HC Dukla Jihlava con una capienza di circa 5.600 spettatori, ampliabile fino a oltre 7mila posti in configurazione concertistica e spettacolare. La flessibilità rappresenta il principale criterio distributivo dell’intero impianto interno.
L’arena è stata infatti progettata per accogliere eventi molto differenti tra loro: incontri sportivi, concerti, spettacoli teatrali, convention, mostre e grandi eventi pubblici. Gli spazi tecnici e logistici sono organizzati per consentire trasformazioni rapide della configurazione interna, riducendo tempi di adattamento e ottimizzando la gestione operativa della struttura. Questa capacità di riconfigurazione permette all’edificio di funzionare come piattaforma culturale permanente e non come semplice stadio utilizzato episodicamente.
Grande attenzione viene dedicata anche all’esperienza visiva e percettiva del pubblico. Le gradonate sono progettate per garantire una forte prossimità al campo da gioco e una buona visibilità da ogni settore, mentre i percorsi interni distribuiscono i flussi in modo fluido evitando congestionamenti. Gli spazi hospitality, i foyer panoramici e le terrazze aperte contribuiscono inoltre a trasformare l’esperienza sportiva in una sequenza urbana più ampia, in dialogo costante con il paesaggio cittadino.
La pelle metallica come dispositivo climatico
Uno degli elementi più riconoscibili del progetto è la facciata metallica rossa che avvolge l’intero complesso attraverso un sistema modulare triangolare. La pelle progettata da Chybik + Kristof non svolge soltanto una funzione estetica, ma agisce come vero dispositivo climatico e percettivo. Il pattern metallico genera infatti differenti livelli di trasparenza, filtrando la luce naturale e modificando continuamente l’immagine dell’edificio durante il giorno.
La struttura della facciata crea una vibrazione cromatica che richiama sia la tradizione industriale della regione sia il carattere energetico delle infrastrutture sportive contemporanee. La superficie metallica riflette la luce in modo variabile e conferisce all’arena una presenza mutevole e dinamica all’interno del paesaggio urbano.
Dal punto di vista costruttivo, la facciata è concepita come sistema leggero industrializzato integrato con la struttura principale dell’edificio. La modularità degli elementi permette precisione esecutiva, velocità di montaggio e semplificazione della manutenzione futura. Il rivestimento contribuisce inoltre alla regolazione dell’irraggiamento solare e alla protezione degli ambienti interni, migliorando il comportamento energetico complessivo dell’involucro.
Anche l’illuminazione notturna assume un ruolo importante: la pelle metallica retroilluminata trasforma infatti l’arena in un landmark urbano visibile a distanza, rafforzando il carattere pubblico e simbolico del nuovo complesso cittadino.
Coperture attive e spazio pubblico verticale
Uno degli aspetti più originali del progetto riguarda il trattamento delle coperture come vere superfici urbane accessibili. Sul tetto dell’arena viene infatti collocata una pista da corsa panoramica aperta al pubblico, elemento che ridefinisce completamente il rapporto tra edificio sportivo e spazio collettivo.
La copertura non è più soltanto una componente tecnica, diventando luogo attraversabile, spazio per attività fisica e piattaforma pubblica affacciata sul paesaggio storico di Jihlava. Questa scelta sintetizza la filosofia progettuale dello studio ceco: massimizzare l’utilizzo dell’infrastruttura durante tutto l’arco della giornata e renderla parte integrante della vita urbana quotidiana.
Le terrazze superiori e gli spazi aperti in quota permettono inoltre di ampliare le attività pubbliche ospitabili dal complesso, trasformando l’arena in una sorta di paesaggio artificiale stratificato. Lo spazio verticale diventa così una nuova dimensione civica capace di moltiplicare le occasioni di incontro e utilizzo collettivo.
Anche la relazione tra interno ed esterno viene continuamente enfatizzata attraverso aperture, logge e percorsi visivi che mantengono il legame con il contesto urbano circostante. Il progetto evita deliberatamente l’isolamento tipico delle grandi arene contemporanee e costruisce invece un sistema continuamente connesso con la città.
Tecnologia, energia e sostenibilità integrata
Dal punto di vista tecnico, la nuova Jihlava Arena affronta una notevole complessità impiantistica legata alla presenza simultanea di funzioni sportive, culturali e commerciali. Uno degli elementi più avanzati riguarda il sistema energetico integrato sviluppato per ottimizzare i consumi dell’impianto del ghiaccio.
Il calore prodotto dal sistema di raffreddamento della pista viene infatti recuperato e riutilizzato per alimentare il riscaldamento di altri ambienti dell’edificio, riducendo il fabbisogno energetico complessivo. Questa logica di recupero energetico permette di migliorare l’efficienza del complesso e di limitare l’impatto ambientale di una struttura notoriamente energivora come una pista di hockey indoor.
La sostenibilità viene affrontata anche attraverso strategie passive legate all’involucro, alla ventilazione e all’ottimizzazione dei flussi climatici interni. La frammentazione volumetrica consente una migliore gestione della luce naturale e delle relazioni microclimatiche tra spazi aperti e ambienti chiusi.
Integrazione urbana e continuità delle infrastrutture
Grande attenzione è stata dedicata inoltre alla gestione del cantiere all’interno di un contesto urbano centrale e densamente utilizzato. La costruzione della nuova arena procede mantenendo attive parti delle infrastrutture esistenti e minimizzando l’impatto sulla vita quotidiana della città. Anche in questo aspetto il progetto conferma la volontà di integrare l’infrastruttura sportiva all’interno del funzionamento ordinario del tessuto urbano.
Una nuova idea europea di infrastruttura collettiva
Nel progetto di Chybik + Kristof, la Jihlava Multipurpose Urban Arena assume quindi un significato che supera la semplice dimensione sportiva. L’edificio diventa dispositivo urbano, spazio civico e infrastruttura culturale capace di attivare nuove forme di socialità contemporanea.
La nuova arena non è pensata come monumento isolato, ma come frammento attivo della città, capace di funzionare quotidianamente e di adattarsi nel tempo a esigenze differenti. Sport, cultura, paesaggio e spazio pubblico vengono trattati come elementi inseparabili di un unico ecosistema urbano contemporaneo.
Attraverso questa strategia, Jihlava Arena suggerisce una possibile evoluzione delle infrastrutture collettive europee: edifici meno specialistici, più flessibili e profondamente intrecciati con la vita quotidiana delle città.























