La scienza sotto specchio
Ci sono edifici che cercano di spiegare la scienza attraverso ciò che contengono e altri che provano a farlo già attraverso la propria architettura. Il Vista Science Experience Center, realizzato da Studio MAKS nel campus dell’Institute of Science and Technology Austria (ISTA) a Klosterneuburg, poco fuori Vienna, appartiene alla seconda categoria. Circa 1.500 m² dedicati alla divulgazione scientifica vengono in gran parte nascosti sotto il terreno, lasciando emergere nel parco soltanto un padiglione trasparente coperto da una grande superficie ondulata e riflettente. Più che occupare il paesaggio, l’edificio sembra così tentare di restituirglielo.

L’origine del progetto risale al concorso internazionale bandito nel 2018 per creare un luogo capace di aprire alla società la ricerca condotta all’interno dell’ISTA. Studio MAKS, insieme a Bollinger + Grohmann, lo vinse proponendo un concetto chiamato Hanami, evocazione della tradizione giapponese dell’osservazione dei ciliegi in fiore: non un museo introverso, dunque, ma una sorta di picnic scientifico nel parco, un luogo informale nel quale incontrarsi, osservare, discutere e sperimentare. Il centro, completato e aperto al pubblico nel 2025, traduce questa intenzione in un edificio privo di un vero fronte principale, raggiungibile da ogni lato attraverso la rete dei percorsi del campus.

Al livello del giardino si trovano la reception, lo spazio espositivo e il Vista Coffee Lab, raccolti dietro una facciata continua trasparente. Sopra di essi galleggia apparentemente un tetto di circa 29,4 metri di diametro, la cui superficie inferiore è composta da circa 9.000 elementi specchianti. Alberi, persone, edifici storici e cielo vengono moltiplicati e deformati dalle curvature della copertura: il soffitto non conclude quindi lo spazio, ma lo espande visivamente trasformando ciò che accade sotto di esso in una scena continuamente mutevole. La luce diventa materiale di progetto, riflessa verso l’interno durante il giorno e capace di modificare la percezione del padiglione al variare delle stagioni.
Dietro questa apparente leggerezza si trova una struttura piuttosto sofisticata. La copertura è costruita mediante travi curve in legno lamellare disposte radialmente, collegate al centro attraverso un nodo poligonale in acciaio. All’esterno un anello metallico continuo assorbe le spinte orizzontali mentre sottili pilastri d’acciaio trasferiscono i carichi alla struttura sottostante in cemento armato. Il sistema consente grandi campate e mantiene quasi completamente libero il piano principale, preservando quella continuità visiva tra interno e parco sulla quale si fonda l’intero progetto.
Gran parte del Vista, tuttavia, si sviluppa sotto il livello del terreno. Dei circa 1.500 m² complessivi, soltanto circa 400 m² emergono nel parco, ai quali si aggiunge una superficie coperta esterna di dimensioni analoghe. Nel piano inferiore trovano posto il Science Center, gli spazi per seminari, laboratori e workshop, organizzati attorno a una corte ribassata che introduce luce naturale negli ambienti ipogei. Circa 500 m² sono destinati all’esposizione, mentre gli spazi dedicati all’apprendimento pratico e alla sperimentazione occupano circa 150 m². La sezione diventa così lo strumento principale attraverso cui l’architettura concilia un programma relativamente consistente con la volontà di lasciare quasi intatto il carattere del parco.

Anche il programma evita la logica del museo scientifico tradizionale. La mostra permanente Science in the Making non propone la ricerca come una raccolta di risultati conclusi, ma ne mette in scena processi, dubbi, esperimenti ed errori attraverso installazioni interattive, oggetti provenienti dai laboratori ISTA e collaborazioni tra scienziati, artisti e designer. “Vogliamo offrire una nuova prospettiva sulla ricerca come metodo di pensiero e processo sociale”, ha spiegato Christian Bertsch, responsabile della Science Education dell’istituto. L’architettura contribuisce alla stessa idea: vedere gli altri visitatori, attraversare gli spazi senza percorsi rigidamente stabiliti e mantenere costantemente il rapporto con il campus significa rappresentare la conoscenza come attività aperta e collettiva.

La discrezione volumetrica coincide inoltre con una precisa strategia ambientale. Il Vista ha ottenuto la certificazione klimaaktiv Gold, raggiungendo 955 punti su 1.000 nel sistema austriaco di valutazione degli edifici sostenibili. Percorsi permeabili, vegetazione e gestione delle acque vengono integrati nel paesaggio del campus, mentre la concentrazione di una parte consistente degli spazi nel terreno contribuisce al controllo delle condizioni interne. L'obiettivo dichiarato dal gruppo di progetto era combinare elevate prestazioni ambientali e autonomia energetica senza trasformare la tecnologia in protagonista visiva dell'edificio.
È forse proprio questa contraddizione controllata a rendere interessante il Vista: un edificio dedicato a rendere visibile la scienza sceglie di rendere quasi invisibile se stesso. Sopra il terreno rimangono un tetto che cattura ciò che gli sta attorno, pochi sostegni e una membrana di vetro; sotto, invece, si sviluppa la parte più consistente del programma. Studio MAKS trasforma così un centro visitatori in una soglia fra istituzione scientifica e paesaggio, usando la leggerezza non come esercizio formale ma come metafora: ciò che conta non è l’oggetto architettonico, bensì quello che permette di osservare, mettere in relazione e scoprire.













