Battersea: ciminiere e futuro
Per quasi quarant’anni le quattro ciminiere di Battersea Power Station sono state il monumentale fondale di un vuoto urbano. Oggi la grande centrale sul Tamigi, trasformata da WilkinsonEyre in uno dei più importanti interventi europei di riuso del patrimonio industriale, torna a essere il punto di partenza di una nuova trasformazione. Non più quella dell’edificio, ormai restituito alla città, ma quella del tessuto che deve completarsi intorno alla sua massa di mattoni. La Battersea Power Station Development Company ha infatti presentato una nuova domanda di pianificazione per i 16 acri ancora da sviluppare – circa 6,5 ettari – affidando a Studio Egret West l’evoluzione del masterplan elaborato oltre quindici anni fa da Rafael Viñoly.

Il progetto riguarda quasi metà del comprensorio originario di 42 acri e prevede fino a poco meno di 300.000 metri quadrati di nuove superfici residenziali, commerciali, culturali e per il tempo libero. Ma il cambiamento più interessante non risiede tanto nella quantità costruibile quanto nella struttura urbana proposta. Studio Egret West abbandona infatti la logica dei grandi blocchi relativamente autonomi per suddividere le fasi ancora da realizzare in cluster di edifici più piccoli, attraversati da una trama più minuta di strade, vicoli, corti e passaggi pedonali.

È un modo differente di interpretare la densità, che cerca di sostituire alla monumentalità del singolo oggetto una maggiore permeabilità dello spazio urbano. Le nuove visuali saranno orientate in modo da mantenere un rapporto costante con la Power Station: la centrale non dovrebbe essere soffocata dalla crescita del quartiere, ma continuare a funzionare come riferimento visivo e misura dell’intero insediamento. Una scelta significativa soprattutto in un luogo nel quale il patrimonio non è semplicemente una presenza da conservare, ma il dispositivo attorno al quale viene costruita l’identità della nuova città.
Il paesaggio assume di conseguenza un ruolo strutturale. Il progetto introduce quello che Studio Egret West definisce un “green handshake”, una continuità verde destinata a superare Nine Elms Lane e a connettere Battersea con Nine Elms Park. La strategia vegetale contempla specie diversificate e resistenti alle condizioni climatiche future, affiancate da essenze legate alla memoria locale, tra cui la lavanda. Non si tratta quindi soltanto di aumentare le superfici piantumate, ma di trasformare il verde in un sistema capace di ricucire parti di città oggi separate dalle infrastrutture.
A questa rete di spazi aperti si affiancherà il “Third Generator”, un nuovo polo ibrido che richiama esplicitamente la storia energetica della centrale. Se i primi due “generatori” appartenevano alla produzione di elettricità, il terzo dovrebbe produrre soprattutto relazioni, mettendo insieme arte, musica, moda, gastronomia, educazione, sport e industrie creative. È forse l'elemento che meglio sintetizza la nuova fase di Battersea: l’eredità industriale non viene replicata formalmente, ma trasformata in programma urbano.
La revisione arriva quando buona parte dell’enorme operazione di rigenerazione è ormai diventata città reale. Attorno alla centrale sono stati completati oltre 2.200 alloggi, oltre 74.000 metri quadrati di uffici e più di 170 attività commerciali, ristorative e per il tempo libero. La stessa Power Station, chiusa nel 1983 e riaperta al pubblico nel 2022 dopo l'intervento di WilkinsonEyre, contiene oggi residenze, uffici, negozi e ristoranti conservando le due Turbine Hall, le sale di controllo e la scala quasi fuori misura della macchina industriale originaria.
Il completamento è già entrato nella fase operativa. A settembre sono iniziati i lavori di Prospect Place South, composto da due nuovi edifici progettati da Gehry Partners, con circa 300 abitazioni, spazi commerciali e un nuovo centro per la comunità. Parallelamente la Phase 5A prevede circa 200 nuove council homes, rafforzando la componente di edilizia pubblica all’interno del quartiere.

A Battersea, dunque, la questione non è più come salvare una centrale elettrica dismessa. È capire come terminare la città che le è cresciuta intorno senza trasformare il monumento industriale in una scenografia. Il nuovo masterplan tenta di rispondere sostituendo alla grande scala dei primi interventi una città più frammentata, attraversabile e verde. Dopo aver generato per decenni l’elettricità di Londra, Battersea continua così a produrre energia. Questa volta, però, è energia urbana.









