Il campus diventa laboratorio
Non è soltanto una nuova residenza universitaria e neppure un edificio nel quale la sostenibilità viene semplicemente dichiarata attraverso una certificazione. Il Lawson Centre for Sustainability, appena entrato in funzione nel campus del Trinity College dell’University of Toronto, prova a trasformare l’architettura stessa in uno strumento didattico. Progettato da Mecanoo insieme allo studio canadese RDHA, il complesso riunisce in 14.450 m² residenze, spazi per la didattica e la ricerca, luoghi collettivi, ristorazione e agricoltura urbana, costruendo attorno alla vita quotidiana degli studenti una sorta di laboratorio permanente sul rapporto tra ambiente, alimentazione ed energia.

L’intervento completa una parte rimasta irrisolta del campus storico. L’impianto del Trinity College deriva infatti dalla tradizione dei college di Oxford e Cambridge: edifici raccolti attorno a corti e prati che definiscono una sequenza precisa di spazi aperti. Sul margine settentrionale, però, quel disegno terminava con un parcheggio e un campo sportivo recintato. Mecanoo occupa questo vuoto con un volume basso e articolato a T, evitando di competere con gli edifici neogotici esistenti e ricostruendo invece la continuità dei percorsi. Giardini, passaggi e nuovi spazi collettivi trasformano così un margine precedentemente chiuso in una parte attraversabile del campus.
La scala dell’edificio è consistente: le 357 nuove sistemazioni per studenti, organizzate tra camere singole e doppie e piccoli alloggi accessibili, hanno contribuito quasi a raddoppiare la capacità residenziale del Trinity College, portando a oltre 800 gli studenti ospitati nei tre edifici del campus. Ma l’idea di comunità non si esaurisce nelle stanze. Sale studio, uffici accademici, spazi per seminari, soggiorni comuni, una grande mensa, cucine didattiche e un padiglione per eventi costruiscono una successione di ambienti nei quali abitare e apprendere tendono deliberatamente a sovrapporsi.

È soprattutto nella struttura ambientale che questa sovrapposizione diventa evidente. Il Lawson Centre adotta un sistema ibrido in legno massiccio, utilizzando prevalentemente legname proveniente dall’Ontario insieme a mattoni compressi e pietra calcarea di provenienza locale. Il volume compatto, l’involucro ad alte prestazioni, l’ingresso controllato della luce naturale e le finestre apribili riducono la domanda energetica prima ancora dell’intervento degli impianti. Riscaldamento e raffrescamento sfruttano lo scambio geotermico, mentre una superficie fotovoltaica in copertura produce energia elettrica. Il progetto ha inoltre ottenuto la certificazione Zero Carbon Building – Design del Canada Green Building Council e persegue i massimi livelli della certificazione LEED.
Anche l’acqua entra nel ciclo dell’edificio. Una cisterna interrata raccoglie le precipitazioni per il successivo riutilizzo, mentre sistemi a basso consumo e il recupero delle acque grigie riducono l’impiego di acqua potabile. Tetti verdi e vegetazione composta in buona parte da specie native o resistenti alla siccità contribuiscono invece alla gestione delle piogge e alla biodiversità. L’efficienza tecnologica resta però volutamente leggibile: legno lasciato a vista, grandi aperture, scale generose e una relazione continua con il paesaggio cercano di fare della sostenibilità non un apparato nascosto dietro le pareti, ma qualcosa che possa essere percepito e utilizzato quotidianamente.

Il dispositivo più esplicito di questa strategia si trova sul tetto. La George and Martha Butterfield Rooftop Farm non è un giardino ornamentale, ma una vera infrastruttura produttiva e didattica collegata alla Community Kitchen e ai programmi di ricerca sui sistemi alimentari. Coltivare, preparare e consumare il cibo diventano parti dello stesso processo educativo. “Coltivare e cucinare diventano attività sociali, intrecciate alla vita studentesca in un campus vissuto come casa”, ha spiegato Francine Houben, fondatrice e creative director di Mecanoo.
È probabilmente qui che il Lawson Centre supera la consueta idea di edificio universitario sostenibile. Non propone soltanto un oggetto tecnicamente efficiente, ma tenta di costruire un piccolo ecosistema nel quale produzione alimentare, gestione delle risorse, ricerca e vita collettiva diventano parti di un’unica esperienza. Un approccio riconosciuto anche dall’Holcim Foundation Awards 2025, che ha premiato il progetto per la capacità di combinare decarbonizzazione, materiali locali, strategie passive e formazione ambientale. A Toronto la sostenibilità non viene quindi aggiunta all’architettura come prestazione finale: diventa il programma stesso dell’edificio.










