- INFO POINT
- Di Nunzio Manfredi
- Stato: Edificio concluso
Trent'anni di Stirling Prize, sei modi di immaginare il futuro
Edilizia PubblicaDa trent'anni il RIBA Stirling Prize rappresenta molto più di un premio di architettura. Nato nel 1996 e dedicato a James Stirling, riconosce l'edificio che, secondo il Royal Institute of British Architects, ha offerto il contributo più significativo all'evoluzione dell'architettura nel Regno Unito.
La shortlist del 2026, anno del trentesimo anniversario del premio, restituisce un'immagine precisa dello stato della progettazione britannica: meno interessata all'icona spettacolare e sempre più concentrata sulla qualità dello spazio pubblico, sul recupero del patrimonio costruito, sulla sostenibilità e sulla capacità dell'architettura di migliorare la vita quotidiana.
I sei finalisti – Paddington Square di Renzo Piano Building Workshop con Adamson Associates, Lion Green Road di Mary Duggan Architects e RUFF Architects, House at Fairmead di Sergison Bates, il nuovo Pembroke College Mill Lane di Haworth Tompkins, il River Wing del Clare College di Witherford Watson Mann e BEAM di Bennetts Associates – rappresentano approcci molto differenti, ma condividono una convinzione: oggi costruire significa prima di tutto dialogare con il contesto.
Paddington Square, una nuova porta urbana per Londra
Tra tutti i candidati, Paddington Square è probabilmente l'intervento di maggiore scala urbana. Firmato dal Renzo Piano Building Workshop con Adamson Associates, il progetto completa uno dei principali nodi ferroviari londinesi trasformando un'area frammentata in una nuova piazza pubblica. L'edificio per uffici, sviluppato su 18 livelli, sostituisce il celebre progetto del "Paddington Pole", drasticamente ridimensionato dopo il confronto con amministrazione e cittadini. Il risultato è un volume completamente vetrato che riflette il cielo londinese e dialoga con la storica stazione progettata da Isambard Kingdom Brunel.
L'aspetto più interessante non è tanto il grattacielo quanto lo spazio che costruisce alla propria base. Il progetto riorganizza infatti gli accessi alla stazione, elimina percorsi poco leggibili e introduce una nuova sequenza di piazze, connessioni pedonali e spazi commerciali che ricuciono il quartiere con il sistema ferroviario. La facciata continua in vetro ad alte prestazioni garantisce elevati livelli di illuminazione naturale, mentre la struttura metallica permette grandi campate interne e piani facilmente riconfigurabili. È un'architettura tecnologica ma misurata, che dimostra come anche un edificio direzionale possa contribuire alla qualità dello spazio pubblico.
Abitare meglio: due modelli per la casa contemporanea
Se Paddington Square dimostra come l'architettura possa trasformare un'infrastruttura urbana, Lion Green Road e A House at Fairmead affrontano invece una delle questioni più urgenti del panorama britannico: la qualità dell'abitare. Apparentemente agli antipodi per scala e programma – un intervento residenziale collettivo da un lato e una casa unifamiliare dall'altro – i due progetti condividono la stessa convinzione: costruire nuove abitazioni significa progettare prima di tutto relazioni tra persone, paesaggio e spazio aperto. Non sorprende quindi che la giuria del RIBA Stirling Prize 2026 abbia scelto di inserire entrambi nella shortlist, riconoscendoli come esempi di un approccio capace di coniugare densità, qualità architettonica e attenzione al contesto.
A Coulsdon, nella periferia meridionale di Londra, Mary Duggan Architects e RUFF Architects hanno realizzato Lion Green Road, un complesso di 157 abitazioni distribuite in cinque edifici poligonali a tredici lati che seguono con naturalezza la morfologia collinare del sito. Piuttosto che imporre una griglia urbana rigida, il progetto lascia che siano il paesaggio e la topografia a determinare la disposizione dei volumi.
Gli edifici sono immersi in un sistema continuo di percorsi pedonali, aree verdi, spazi gioco e luoghi di incontro, in cui il disegno del paesaggio diventa parte integrante dell'architettura. La scelta di alternare alloggi privati e social housing all'interno dello stesso complesso rafforza inoltre l'idea di una comunità inclusiva, evitando qualsiasi distinzione percettibile tra le diverse tipologie di residenza.
Dal punto di vista costruttivo, Lion Green Road si distingue per un uso estremamente accurato del laterizio, impiegato in differenti tonalità per conferire profondità e variazioni cromatiche alle facciate. Il mattone non è soltanto un richiamo alla tradizione edilizia britannica, ma diventa un materiale capace di garantire durabilità, ridotta manutenzione e un'elevata massa termica, contribuendo alla stabilità climatica degli ambienti interni.
Gli appartamenti, quasi tutti bi-affacciati, privilegiano ventilazione naturale, illuminazione diffusa e viste sul verde circostante. Balconi, logge e terrazze ampliano lo spazio domestico verso l'esterno, mentre la geometria irregolare dei corpi di fabbrica evita la monotonia tipica di molti interventi ad alta densità. Il progetto dimostra come sia possibile raggiungere una significativa intensità insediativa senza rinunciare alla qualità degli spazi collettivi e alla relazione con il paesaggio.
Di scala completamente diversa è invece A House at Fairmead, progettata da Sergison Bates architects ai margini di Epping Forest, nell'Essex. Qui il tema non è la densità urbana, ma il dialogo tra architettura domestica e paesaggio naturale. La casa si presenta come un volume compatto e rigoroso, ispirato alle proporzioni delle residenze rurali inglesi, reinterpretate attraverso un linguaggio contemporaneo privo di ogni enfasi formale.
L'edificio utilizza una struttura muraria in blocchi di argilla isolanti, completata da un rivestimento in mattoni chiari del Cumbria e da superfici interne finite con intonaci di calce, materiali scelti per le loro prestazioni igrotermiche, la durabilità e la capacità di invecchiare con naturalezza. Aperture di dimensioni differenti scandiscono le facciate, costruendo un equilibrio tra introspezione e relazione con il bosco circostante.
In entrambe le opere emerge una riflessione comune: la sostenibilità non viene affidata a dispositivi tecnologici appariscenti, ma nasce dalla qualità della costruzione, dall'impiego di materiali durevoli, dall'attenzione all'orientamento, alla ventilazione naturale e alla capacità degli edifici di adattarsi nel tempo.
Cambridge riscrive il proprio patrimonio senza tradirlo
Tra i sei finalisti dello Stirling Prize 2026 colpisce la presenza di ben due interventi universitari a Cambridge, un dato che testimonia come gli storici college inglesi continuino a rappresentare un terreno privilegiato di sperimentazione architettonica. Pembroke, Mill Lane, progettato da Haworth Tompkins, e il River Wing del Clare College, firmato da Witherford Watson Mann Architects, affrontano infatti una questione comune: come intervenire all'interno di contesti secolari senza ricorrere né all'imitazione storicistica né al contrasto fine a sé stesso. Le due opere adottano strategie differenti, ma condividono la convinzione che l'architettura contemporanea possa inserirsi nel patrimonio costruito attraverso precisione costruttiva, qualità dei materiali e una profonda comprensione della storia dei luoghi.
Il progetto di Haworth Tompkins interessa il vasto comparto di Mill Lane, oggi conosciuto come Dolby Quarter, un'area che per decenni è rimasta sostanzialmente impermeabile alla città, occupata da edifici eterogenei e da una chiesa sconsacrata.
L'intervento non consiste nella semplice costruzione di nuovi volumi, ma nella completa ricomposizione di un frammento urbano attraverso il recupero dell'esistente e l'inserimento di nuove architetture dedicate alla vita universitaria. Il masterplan introduce residenze per studenti e ricercatori, spazi di studio, ambienti comuni e soprattutto un nuovo auditorium ricavato all'interno della storica St Thomas's Church, trasformata in un luogo destinato sia alle attività del college sia agli eventi aperti alla comunità cittadina. L'operazione supera così la tradizionale separazione tra università e città, restituendo un complesso più permeabile e attraversabile.
Dal punto di vista costruttivo, Haworth Tompkins adotta una tavolozza materica volutamente sobria. I nuovi edifici sono realizzati prevalentemente in laterizio, scelto in tonalità che dialogano con le murature storiche di Cambridge senza ricorrere alla replica filologica. Le facciate, caratterizzate da una tessitura accurata e da aperture profondamente incassate, sfruttano lo spessore murario per controllare luce, ombreggiamento e prestazioni energetiche. La struttura combina sistemi contemporanei con materiali tradizionali, privilegiando soluzioni durevoli e facilmente manutenibili. Anche il recupero della chiesa mantiene leggibili gli elementi storici principali, integrando nuovi dispositivi tecnici e impiantistici con un linguaggio discreto che lascia emergere il valore dell'edificio originario. Il progetto dimostra come la trasformazione del patrimonio possa nascere dall'equilibrio tra conservazione e innovazione piuttosto che dalla contrapposizione tra antico e nuovo.
Di natura più raccolta, ma altrettanto raffinata è il River Wing del Clare College, realizzato da Witherford Watson Mann Architects, vincitori dello Stirling Prize 2025. L'intervento occupa un lotto estremamente complesso, affacciato sul fiume Cam, dove gli spazi disponibili risultavano frammentati e sottoutilizzati. Più che aggiungere un nuovo edificio autonomo, gli architetti costruiscono una delicata operazione di cucitura tra preesistenze, corti, percorsi e giardini, trasformando aree residuali in nuovi ambienti per studenti e ricercatori. Il progetto si inserisce con naturalezza nella sequenza storica del college, mantenendo la continuità degli spazi aperti e valorizzando il rapporto con il paesaggio fluviale.
Anche qui il mattone rappresenta il materiale dominante, reinterpretato attraverso una tessitura contemporanea che dialoga con le architetture storiche circostanti. Alla massa muraria si affiancano elementi strutturali in legno, utilizzati in alcune parti del nuovo volume per ridurre l'impronta di carbonio dell'intervento e conferire maggiore calore agli spazi interni.
L'attenzione alla luce naturale, alla ventilazione, all'efficienza energetica e alla durabilità dei materiali conferma un approccio progettuale nel quale la sostenibilità nasce dalla qualità della costruzione prima ancora che dall'impiego di tecnologie complesse. La giuria del RIBA ha riconosciuto proprio questa capacità di intervenire in un contesto di straordinario valore storico senza rinunciare a un linguaggio autenticamente contemporaneo.
Considerati insieme, i due progetti raccontano una tendenza significativa dell'architettura britannica contemporanea: il patrimonio non viene più percepito come un limite da preservare né come un contenitore da trasformare radicalmente, ma come una materia viva con cui instaurare un dialogo.
In entrambi i casi il valore dell'intervento non risiede nell'immagine iconica, bensì nella capacità di migliorare il funzionamento quotidiano dei luoghi attraverso spazi più aperti, materiali durevoli e un'attenta continuità con la storia costruttiva di Cambridge. È una lezione di misura progettuale che costituisce uno dei temi ricorrenti dell'intera shortlist dello Stirling Prize 2026
BEAM, quando il riuso diventa motore di rigenerazione
Se i progetti di Cambridge raccontano il dialogo tra architettura contemporanea e patrimonio universitario, BEAM affronta invece il tema del riuso adattivo in un contesto urbano completamente diverso. Situato nel centro di Hertford, l'edificio progettato da Bennetts Associates nasce dalla trasformazione di una struttura commerciale degli anni Ottanta in un nuovo centro culturale e performativo, dimostrando come il recupero dell'esistente possa generare non solo benefici ambientali, ma anche un profondo impatto sociale.
L'edificio originario, un anonimo complesso commerciale in cemento armato, occupava una posizione strategica ma contribuiva poco alla vita pubblica della città. Bennetts Associates ha scelto di conservare integralmente il telaio strutturale esistente, evitando demolizioni estese e riducendo drasticamente l'impronta di carbonio dell'intervento. La nuova architettura si sviluppa attorno a questo scheletro recuperato, che viene svuotato, consolidato e reinterpretato per ospitare una sala da circa 550 posti, spazi per spettacoli, foyer, sale prova, ambienti educativi, ristorazione e aree dedicate agli eventi della comunità. Il progetto dimostra come una struttura apparentemente priva di qualità possa diventare la base di un'infrastruttura culturale contemporanea.
La trasformazione è evidente soprattutto nel rapporto con la città. Il piano terra viene completamente aperto attraverso grandi superfici vetrate che rendono visibili le attività interne e invitano i cittadini a entrare anche al di fuori degli orari degli spettacoli. Il foyer, concepito come una piazza coperta, funziona come spazio pubblico flessibile capace di ospitare incontri, laboratori, mostre e iniziative locali. In questo modo BEAM supera il modello tradizionale del teatro come edificio utilizzato solo nelle ore serali e diventa un luogo attivo durante l'intera giornata, contribuendo alla rivitalizzazione del centro storico di Hertford.
Dal punto di vista materico, il progetto lavora sul contrasto tra la massa strutturale in calcestruzzo recuperato e nuovi elementi leggeri in acciaio, vetro e legno. Le superfici esistenti vengono lasciate in gran parte a vista, valorizzando la memoria costruttiva dell'edificio, mentre i nuovi inserti lignei migliorano l'acustica e conferiscono maggiore calore agli spazi interni.
La scelta di materiali durevoli e facilmente manutenibili risponde alla volontà di garantire una lunga vita utile all'edificio, riducendo la necessità di futuri interventi invasivi. Anche l'acustica della sala principale è stata sviluppata attraverso pannellature e rivestimenti studiati per adattarsi a differenti configurazioni performative, dalla musica al teatro fino agli eventi civici.
La sostenibilità costituisce uno degli argomenti più forti del progetto. Il mantenimento della struttura esistente ha consentito un risparmio significativo di emissioni incorporate rispetto a una nuova costruzione, mentre l'involucro è stato completamente riqualificato con nuove prestazioni termiche, sistemi di ventilazione efficienti e impianti a basso consumo energetico. Bennetts Associates ha inoltre integrato strategie per la riduzione dei consumi operativi e per il miglioramento del comfort interno, dimostrando come il riuso possa raggiungere standard ambientali elevati senza cancellare la materia esistente.
Ciò che rende BEAM particolarmente significativo all'interno della shortlist è però il suo valore civico. In una città di dimensioni relativamente contenute, il nuovo centro culturale diventa un luogo di aggregazione, apprendimento e produzione culturale accessibile a pubblici molto diversi. La giuria del RIBA ha sottolineato proprio questa capacità di combinare ambizione ambientale e impatto sociale, trasformando un edificio dimenticato in una risorsa condivisa per la comunità. È una lezione importante: la rigenerazione sostenibile non riguarda soltanto il risparmio di carbonio, ma anche la capacità di restituire significato e utilità a spazi che avevano perso il loro ruolo urbano.
Con BEAM si chiude idealmente il percorso attraverso i sei finalisti dello Stirling Prize 2026. Dal grande nodo infrastrutturale di Paddington alla casa nel bosco dell'Essex, dai college di Cambridge al centro culturale di Hertford, emerge un panorama sorprendentemente coerente: l'architettura britannica contemporanea sembra oggi privilegiare continuità, trasformazione e responsabilità rispetto all'eccezionalità formale. Il vero tema comune della shortlist non è un linguaggio stilistico condiviso, ma l'idea che il progetto debba nascere dall'ascolto del contesto, dalla cura dei materiali e dalla capacità di costruire luoghi più generosi, accessibili e durevoli. In questo senso, il vincitore dello Stirling Prize 2026 – qualunque esso sarà – rappresenterà soprattutto una dichiarazione su quale direzione l'architettura britannica intende prendere nel prossimo decennio.
Sei progetti, una nuova idea di eccellenza
La shortlist dello RIBA Stirling Prize 2026 offre una fotografia particolarmente nitida dell'architettura britannica contemporanea. Se nelle prime edizioni del premio il dibattito ruotava spesso attorno alla capacità degli edifici di rappresentare un gesto iconico o una nuova ricerca formale, oggi il baricentro sembra essersi spostato verso questioni più profonde: il riuso delle risorse esistenti, la riduzione dell'impatto ambientale, la qualità degli spazi condivisi e il valore sociale dell'architettura. È significativo che nessuno dei sei finalisti insegua la spettacolarità come fine ultimo; al contrario, ciascun progetto costruisce la propria identità attraverso la relazione con il contesto, la precisione costruttiva e l'intelligenza con cui interpreta esigenze molto concrete.
Anche sotto il profilo tecnico emergono alcune tendenze comuni. La conservazione delle strutture esistenti diventa una strategia progettuale prima ancora che ambientale, come dimostrano BEAM e gli interventi universitari di Cambridge. L'impiego di materiali durevoli, dal laterizio al legno, fino al calcestruzzo recuperato e agli involucri ad alte prestazioni, testimonia una crescente attenzione al ciclo di vita degli edifici. Parallelamente, le strategie passive – illuminazione naturale, ventilazione trasversale, controllo dell'irraggiamento, qualità dell'involucro – assumono un ruolo sempre più importante rispetto alla sola tecnologia impiantistica. La sostenibilità non viene raccontata attraverso dispositivi visibili, ma incorporata nella costruzione stessa dell'architettura.
Nel trentesimo anniversario dello Stirling Prize, questa selezione assume quindi un significato che va oltre la semplice competizione. Più che individuare il "miglior edificio dell'anno", il premio racconta come stia cambiando il concetto stesso di eccellenza architettonica. Oggi il valore di un progetto non si misura soltanto nella qualità del dettaglio o nella forza dell'immagine, ma nella sua capacità di consumare meno risorse, durare più a lungo, adattarsi nel tempo e costruire relazioni più ricche tra le persone e i luoghi che abitano.


































