- INFO POINT
- Di Nunzio Manfredi
- Stato: Edificio concluso
Un’architettura che sembra geologia
Spazi espositivi e museali- Quando il paesaggio diventa architettura costruita
- Tre monoliti scolpiti per raccontare il futuro
- La materia come paesaggio: granito, vetro e luce c
- Un'infrastruttura verde sopra un museo invisibile
- Una struttura nascosta al servizio della libertà f
- Sostenibilità come esperienza urbana, non come tec
- L'orizzonte ritrovato della città contemporanea
Lo Shenzhen Bay Culture Square, completato ad agosto 2026 su progetto dello studio MAD Architects guidato da Ma Yansong non si limita a ospitare funzioni culturali, ridefinendo il rapporto tra architettura, paesaggio e città, trasformando una porzione del waterfront di Shenzhen in un nuovo sistema di spazi pubblici che sembra nascere naturalmente dalla costa.
In una delle metropoli che più velocemente hanno cambiato volto negli ultimi quarant'anni, il progetto sceglie di non competere con la verticalità dello skyline circostante. Al contrario, abbassa il proprio baricentro, si distende verso il mare e costruisce una geografia artificiale fatta di rilievi verdi, piazze, percorsi e grandi monoliti scolpiti, capaci di ospitare musei, gallerie, spazi educativi e luoghi d'incontro. L'architettura scompare e riappare continuamente, diventando terreno percorribile, copertura abitabile e paesaggio urbano.
Il complesso sorge nel distretto di Nanshan, nel quartiere di Houhai, su un'area di circa 51.000 metri quadrati, sviluppando una superficie costruita complessiva di circa 188.000 metri quadrati. Al suo interno trovano posto il Creative Design Museum, il Museum of Science and Technology e una vasta rete di spazi pubblici pensati per essere vissuti durante tutto l'arco della giornata. Più che un edificio, è un'infrastruttura culturale che ambisce a diventare una nuova porta tra la città e il Mar Cinese Meridionale.
Quando il paesaggio diventa architettura costruita
Per comprendere Shenzhen Bay Culture Square bisogna dimenticare, almeno per un momento, l'idea tradizionale di edificio. MAD Architects lavora infatti su un principio che attraversa gran parte della ricerca progettuale dello studio: quello della "Shanshui City", una città capace di recuperare il rapporto tra uomo e natura attraverso architetture che sembrano modellate dagli stessi processi geologici.
Qui questo approccio trova una delle sue espressioni più mature. I grandi volumi destinati ai musei emergono dal terreno come enormi rocce levigate dall'acqua e dal tempo. Le coperture non rappresentano un limite tra interno ed esterno, ma diventano superfici praticabili che prolungano il parco urbano verso il mare.
Le funzioni normalmente ospitate all'interno di un centro culturale (foyer, sale espositive, biblioteche, spazi didattici, caffetterie e attività commerciali) vengono collocate prevalentemente sotto il livello del terreno, lasciando che sia il paesaggio a dominare la percezione complessiva del progetto.
Il risultato è una sorta di topografia artificiale nella quale cittadini e visitatori possono passeggiare senza percepire il passaggio continuo tra architettura e spazio aperto. Il tetto verde si trasforma in collina, la collina diventa piazza, la piazza conduce verso il mare attraverso percorsi pedonali e piste ciclabili che attraversano il complesso senza soluzione di continuità.
La multifunzionalità del bacino d'acqua
Anche il grande bacino d'acqua centrale assume un ruolo dinamico: nelle occasioni pubbliche può trasformarsi in un teatro all'aperto capace di ospitare migliaia di persone, mentre durante la vita quotidiana riflette il cielo e amplifica la sensazione di continuità tra il paesaggio costiero e l'intervento architettonico.
Tre monoliti scolpiti per raccontare il futuro
Pur apparendo come un'unica conformazione paesaggistica, Shenzhen Bay Culture Square è organizzato attorno a tre grandi volumi principali che emergono dalla copertura verde con geometrie morbide e continue.
Il padiglione nord, il padiglione sud e il grande Themed Exhibition Hall costituiscono i riferimenti spaziali del complesso, distribuiti attorno a un'ampia piazza pubblica centrale. Ogni edificio possiede una propria identità funzionale, ma tutti condividono lo stesso linguaggio architettonico, caratterizzato da superfici prive di spigoli, continuità materica e una forte ricerca plastica.
Il grande spazio espositivo tematico rappresenta probabilmente l'elemento più spettacolare dell'intero intervento. Il suo ambiente principale raggiunge circa 30 metri di altezza libera, consentendo l'allestimento di installazioni monumentali, opere multimediali e performance immersive che difficilmente troverebbero posto in musei tradizionali.
Nel complesso il progetto mette a disposizione circa 50.000 metri quadrati di superfici espositive, distribuite in nove gallerie professionali, affiancate da depositi climatizzati per oltre 20.000 metri quadrati, pensati per garantire standard museali internazionali nella conservazione delle collezioni.
L'organizzazione degli spazi riflette la volontà di costruire non un semplice museo, ma un ecosistema culturale capace di ospitare esposizioni permanenti, mostre temporanee, attività educative, festival, mercati creativi e grandi eventi pubblici. Una flessibilità che rende il complesso una vera infrastruttura urbana piuttosto che un contenitore monumentale.
La materia come paesaggio: granito, vetro e luce costiera
Se la forma di Shenzhen Bay Culture Square richiama quella di un rilievo modellato dagli elementi naturali, è la scelta dei materiali a trasformare questa suggestione in una realtà costruita. MAD Architects ha evitato volutamente il linguaggio scintillante delle grandi torri vetrate che caratterizzano gran parte dello skyline di Shenzhen, scegliendo invece una palette essenziale, dominata dalla pietra naturale, dal vetro e da superfici metalliche dalle tonalità neutre.
Il materiale protagonista è il granito grigio chiaro locale, selezionato non soltanto per la sua durabilità, ma anche per la capacità di dialogare con il paesaggio costiero della baia. Migliaia di pannelli lapidei, ciascuno lavorato con geometrie differenti mediante processi digitali di modellazione e taglio CNC, rivestono le superfici esterne seguendo le curvature continue degli edifici. La pietra non viene quindi utilizzata come semplice rivestimento, ma diventa una vera "pelle tridimensionale", capace di enfatizzare la plasticità delle masse architettoniche e di riflettere in modo diverso la luce durante l'arco della giornata.
La continuità materica tra pareti, coperture e percorsi pedonali rafforza la sensazione che gli edifici emergano direttamente dal terreno. Le giunzioni tra i pannelli sono ridotte al minimo per restituire una percezione quasi monolitica, mentre le superfici curve richiedono un elevato livello di prefabbricazione e controllo geometrico in fase produttiva.
Le grandi facciate trasparenti sono invece concentrate negli ingressi principali e negli spazi espositivi, dove vetrate a tutta altezza mettono in relazione gli interni con il parco e con il paesaggio marino. L'alternanza tra superfici opache e trasparenti produce un equilibrio raffinato: la pietra conferisce solidità e permanenza, il vetro dissolve i confini e lascia che il paesaggio entri nell'architettura.
Anche all'interno predominano materiali naturali e finiture dalle tonalità morbide, pensate per lasciare alle opere esposte e alla luce naturale il ruolo di protagonisti.
Un'infrastruttura verde sopra un museo invisibile
Uno degli aspetti più sorprendenti del progetto è forse quello meno evidente a un primo sguardo: buona parte dell'architettura si sviluppa infatti sotto il grande parco pubblico che ricopre il complesso.
Le coperture verdi non rappresentano un semplice espediente paesaggistico, costituendo piuttosto un'infrastruttura urbana multifunzionale. Sono accessibili, attraversabili e progettate per essere utilizzate come veri spazi pubblici, ampliando la rete pedonale del quartiere e offrendo nuovi punti di osservazione verso Shenzhen Bay.
Dal punto di vista tecnico, queste superfici richiedono una complessa stratigrafia composta da impermeabilizzazioni ad alte prestazioni, sistemi di drenaggio, strati filtranti, substrati vegetali e impianti di raccolta e gestione delle acque meteoriche. L'obiettivo è garantire sia la protezione delle sottostanti strutture museali sia il corretto sviluppo della vegetazione nel clima subtropicale della Cina meridionale.
Le coperture contribuiscono inoltre a mitigare l'effetto isola di calore, migliorano l'isolamento termico degli ambienti espositivi e aumentano la biodiversità urbana, trasformando il museo in un'estensione naturale del parco anziché in un oggetto separato dal contesto.
Questo approccio riflette una delle convinzioni più profonde di Ma Yansong: l'architettura contemporanea non dovrebbe limitarsi a occupare il territorio, ma restituire spazio pubblico alla città. Shenzhen Bay Culture Square interpreta questa filosofia in modo radicale. Il visitatore può attraversare il complesso senza entrare nei musei, utilizzandolo semplicemente come un nuovo pezzo di paesaggio urbano.
E forse è proprio questa la sua qualità più straordinaria: riuscire a essere contemporaneamente edificio, infrastruttura e luogo di incontro, cancellando i confini tradizionali tra architettura e natura.
Una struttura nascosta al servizio della libertà formale
Le superfici morbide e continue di Shenzhen Bay Culture Square trasmettono una sensazione di assoluta naturalezza, come se fossero state modellate dal vento e dall'acqua. Dietro questa apparente semplicità si nasconde invece un sistema costruttivo estremamente sofisticato, progettato per conciliare grandi luci strutturali, geometrie complesse e la flessibilità richiesta da un programma museale contemporaneo.
L'intervento si sviluppa su una superficie costruita distribuita su più livelli in parte interrati. Questa scelta progettuale consente di ridurre l'impatto volumetrico degli edifici, preservando la continuità del paesaggio pubblico in superficie e garantendo al tempo stesso ambienti espositivi privi di interferenze strutturali.
L'ossatura principale è costituita da una combinazione di calcestruzzo armato e strutture metalliche, soluzione ormai consolidata nei grandi edifici culturali per la capacità di realizzare campate di notevole ampiezza e di sostenere coperture dalle geometrie non convenzionali. Le sale espositive più importanti possono così beneficiare di spazi completamente liberi da pilastri, una condizione indispensabile per ospitare installazioni artistiche di grande formato, esposizioni immersive e allestimenti continuamente riconfigurabili.
Particolare attenzione è stata dedicata anche al comportamento dell'edificio nei confronti del clima subtropicale di Shenzhen. Le ampie coperture aggettanti contribuiscono infatti a schermare gli ingressi e le superfici vetrate dall'irraggiamento diretto, mentre la massa del rivestimento lapideo svolge una funzione di inerzia termica, limitando le oscillazioni di temperatura delle strutture esterne.
La complessità geometrica del progetto ha richiesto un processo di progettazione completamente digitale, basato su modellazione parametrica e coordinamento tridimensionale tra architetti, ingegneri e imprese costruttrici. Ogni pannello di granito, ogni elemento metallico e ogni superficie curva sono stati prodotti a partire dal modello digitale dell'edificio, riducendo le tolleranze di montaggio e consentendo di realizzare forme che fino a pochi anni fa sarebbero state economicamente proibitive.
Sostenibilità come esperienza urbana, non come tecnologia
Nel dibattito contemporaneo sull'architettura sostenibile si tende spesso ad associare la qualità ambientale a impianti sofisticati, certificazioni energetiche o materiali innovativi. Shenzhen Bay Culture Square sceglie una strada differente: considera la sostenibilità prima di tutto come una questione di relazione tra edificio, clima e spazio pubblico.
La prima strategia è quella più evidente. Trasformando la copertura in un grande parco urbano accessibile, il progetto restituisce alla città una superficie verde di dimensioni considerevoli, compensando quasi completamente l'occupazione del suolo generata dal complesso culturale. Il visitatore non percepisce un edificio da attraversare, ma un paesaggio continuo che collega il tessuto urbano con il waterfront.
A questa impostazione si affiancano una serie di soluzioni passive. Le estese superfici verdi contribuiscono a ridurre l'effetto isola di calore, mentre il sistema di coperture vegetali favorisce la raccolta e la gestione delle acque meteoriche, limitando il deflusso superficiale durante le intense precipitazioni tipiche del clima monsonico.
Anche la conformazione dei volumi partecipa alle prestazioni ambientali. Le profonde sporgenze delle coperture riducono il carico solare sulle facciate trasparenti, migliorando il comfort interno e diminuendo il fabbisogno energetico per il raffrescamento. Le grandi superfici vetrate, concentrate nelle aree pubbliche e negli atri, favoriscono invece l'illuminazione naturale degli spazi di distribuzione, riducendo il ricorso alla luce artificiale durante le ore diurne.
Ma il contributo più significativo del progetto è forse di natura culturale. Shenzhen Bay Culture Square dimostra che un edificio pubblico può essere sostenibile non soltanto perché consuma meno energia, ma perché viene vissuto intensamente dalla comunità. Un parco frequentato ogni giorno, una piazza utilizzata per eventi, un museo aperto sulla città producono infatti un valore ambientale che va ben oltre i parametri energetici tradizionali.
L'orizzonte ritrovato della città contemporanea
Per oltre un secolo la modernità ha identificato il progresso urbano con la crescita verticale. Più alte erano le torri, maggiore sembrava essere la capacità di una città di raccontare il proprio futuro. Shenzhen è forse la rappresentazione più estrema di questa idea: una metropoli cresciuta in pochi decenni fino a diventare una foresta di grattacieli che si estende per chilometri lungo il Mar Cinese Meridionale.
Proprio per questo Shenzhen Bay Culture Square assume un significato particolare. MAD Architects non aggiunge un nuovo edificio iconico allo skyline, ma compie un gesto quasi controcorrente: riporta l'attenzione sull'orizzonte, sulla continuità del terreno, sul rapporto con il mare e con il paesaggio.
L'architettura rinuncia a imporsi come oggetto autonomo e sceglie di trasformarsi in infrastruttura pubblica, in topografia, in spazio condiviso. È una scelta che richiede coraggio progettuale, perché rinuncia alla riconoscibilità immediata del grattacielo-scultura per costruire qualcosa di più complesso: un luogo destinato a essere attraversato prima ancora che osservato.
In questo senso Shenzhen Bay Culture Square rappresenta probabilmente una delle opere più mature di MAD Architects. Non perché sia la più spettacolare, ma perché riesce a sintetizzare in un unico intervento architettura, ingegneria, paesaggio e spazio civico, dimostrando come la cultura possa diventare il motore di una nuova forma di urbanità.
Camminando sulle sue coperture verdi, è difficile capire dove finisca il parco e dove inizi il museo. Ed è probabilmente questo il risultato più importante raggiunto dal progetto. Non la perfezione delle superfici in granito, né la complessità delle strutture che le sostengono, ma la capacità di far dimenticare lo sforzo tecnico necessario per costruirle.
Quando l'architettura riesce a sembrare inevitabile, come una collina modellata dalla natura o una costa scavata dalle maree, significa che ha raggiunto uno dei suoi obiettivi più alti. Shenzhen Bay Culture Square non imita il paesaggio: sceglie, con sorprendente delicatezza, di diventarne parte.





























