- INFO POINT
- Di Ernesto Logatto
- Stato: Edificio concluso
La casa della ricerca tra le colline dei Paesi Baschi
Edilizia TerziariaNel panorama dell'innovazione europea esistono edifici che nascono per ospitare la ricerca e altri che finiscono per rappresentarla. Il nuovo Centro Tecnologico Vicomtech, progettato da IDOM a Zubieta, nei Paesi Baschi, appartiene decisamente alla seconda categoria. Inserito all'interno del MUBIL Hub, il polo dedicato alla mobilità sostenibile promosso dalla Provincia di Gipuzkoa, il complesso non è semplicemente una nuova sede per laboratori e uffici, ma un'infrastruttura pensata per accompagnare l'evoluzione della Connected, Cooperative and Automated Mobility (CCAM), delle tecnologie di sicurezza e dei sistemi intelligenti destinati ai trasporti del futuro. Con una superficie complessiva di circa 3.330 metri quadrati, l'edificio interpreta il linguaggio dell'architettura industriale contemporanea attraverso un volume compatto, essenziale e altamente performante, nel quale organizzazione spaziale, qualità costruttiva e sostenibilità convergono in un'unica strategia progettuale. Concluso nel 2025 su progetto dell'architetto Jesús Armendariz Eguillor con il team di IDOM per la Fondazione Vicomtech, il nuovo centro rappresenta un tassello fondamentale nello sviluppo del distretto tecnologico dedicato alla mobilità intelligente della regione basca.
Un polo per la ricerca che dialoga con il paesaggio
La scelta dell'area di intervento non è casuale. Il nuovo edificio sorge infatti nel Polígono de Eskuzaitzeta, a Zubieta, accanto al MUBIL Sustainable Mobility Centre, all'interno di un ecosistema destinato a riunire imprese, centri di ricerca e istituzioni impegnati nello sviluppo delle tecnologie per la mobilità del futuro. Più che un campus tradizionale, MUBIL si configura come una piattaforma di collaborazione nella quale competenze scientifiche e applicazioni industriali condividono infrastrutture, laboratori e spazi di sperimentazione. Vicomtech, da anni punto di riferimento internazionale nei campi dell'intelligenza artificiale, della visione artificiale e dei sistemi intelligenti, aveva ormai raggiunto una dimensione tale da richiedere una struttura dedicata alle attività di ricerca sulla guida autonoma, sulla sicurezza delle infrastrutture critiche e sui sistemi cooperativi di trasporto.
Il sito presenta una morfologia complessa, caratterizzata da un sensibile dislivello naturale che avrebbe potuto frammentare il progetto. IDOM sceglie invece una soluzione di grande chiarezza compositiva: un unico volume compatto capace di assorbire le differenze altimetriche e di riunire sotto una medesima pelle architettonica le funzioni amministrative e quelle dedicate alla ricerca tecnologica. Questa scelta non risponde soltanto a esigenze estetiche. Ridurre il numero dei corpi di fabbrica significa infatti ottimizzare i percorsi interni, limitare le dispersioni energetiche e garantire una maggiore flessibilità nell'organizzazione futura degli spazi. L'edificio diventa così una macchina funzionale nella quale ogni elemento contribuisce a migliorare l'efficienza complessiva.
Il programma è distribuito su due piani principali, completati da due livelli intermedi (mezzanini) collegati da un unico nucleo verticale. Questa organizzazione semplifica la circolazione tra uffici, laboratori e servizi tecnici, riducendo i tempi di percorrenza e favorendo le relazioni tra gruppi di ricerca differenti. Il cuore dell'edificio è rappresentato dal grande laboratorio tecnologico, uno spazio di carattere quasi industriale progettato per ospitare sperimentazioni sulla mobilità autonoma. Le sue dimensioni consentono l'accesso diretto dei veicoli, aree di manovra, operazioni di carico e scarico e l'installazione di apparecchiature sperimentali di grandi dimensioni. A supporto del laboratorio trova posto un parcheggio interrato direttamente collegato ai locali impiantistici, soluzione che migliora l'efficienza gestionale dell'intero complesso e riduce le interferenze con le attività di ricerca.
La geometria dell'edificio tra topografia e luce
Una delle qualità più interessanti del progetto firmato IDOM è la capacità di trasformare un edificio destinato prevalentemente alla ricerca tecnologica in un'architettura capace di dialogare con il paesaggio. Pur adottando una geometria rigorosa e compatta, il nuovo centro Vicomtech evita infatti l'immagine del tradizionale edificio per laboratori, spesso caratterizzato da volumi chiusi e introversi. Il progetto ricerca invece un equilibrio tra esigenze altamente specialistiche e qualità percettiva degli ambienti di lavoro, affidando alla luce naturale e alla relazione con l'esterno un ruolo fondamentale nella definizione degli spazi. La compattezza dell'involucro non si traduce quindi in un edificio impermeabile al contesto, ma in una struttura capace di selezionare con precisione aperture, visuali e orientamenti in funzione delle differenti attività ospitate.
L'impianto distributivo riflette questa filosofia. Gli spazi dedicati agli uffici e alle attività amministrative si sviluppano lungo le facciate maggiormente esposte alla luce naturale, beneficiando di affacci continui verso il paesaggio collinare di Gipuzkoa. I laboratori, che richiedono condizioni ambientali più controllate e una maggiore flessibilità impiantistica, occupano invece le porzioni centrali e i livelli caratterizzati da altezze più generose.
L'elemento ordinatore dell'intero edificio è il nucleo centrale di distribuzione verticale, che concentra collegamenti, impianti e servizi liberando il resto della pianta da vincoli strutturali e distributivi e rendendo gli spazi facilmente riconfigurabili nel tempo. È una scelta coerente con la natura stessa di un centro di ricerca, destinato ad adattarsi rapidamente all'evoluzione delle tecnologie e delle esigenze scientifiche. La flessibilità diventa quindi una qualità costruttiva incorporata nella struttura e non un semplice requisito funzionale.
Particolare attenzione è stata riservata anche alla percezione degli spazi comuni. Corridoi, aree di incontro e punti di relazione non sono concepiti come semplici superfici di distribuzione, ma come luoghi nei quali favorire lo scambio informale tra gruppi di ricerca differenti. È un principio ormai consolidato nei più avanzati campus scientifici internazionali: molte innovazioni nascono infatti dall'interazione spontanea tra competenze diverse.
Anche il rapporto con il terreno viene risolto con grande naturalezza. La differenza di quota del lotto non viene nascosta attraverso imponenti opere di contenimento, ma sfruttata per organizzare gli accessi e separare i flussi destinati alle attività di ricerca da quelli riservati agli uffici e ai visitatori. Il livello inferiore accoglie infatti le funzioni tecniche, le aree logistiche e il collegamento diretto con il parcheggio, mentre gli ingressi principali si sviluppano alle quote superiori, valorizzando la continuità con gli spazi pubblici del campus MUBIL.
Dal punto di vista compositivo, IDOM sceglie un linguaggio misurato, lontano da qualsiasi ricerca iconica. La riconoscibilità dell'edificio nasce dalla precisione delle proporzioni, dalla pulizia delle superfici e dal rapporto calibrato tra pieni e vuoti. È un'architettura che preferisce esprimere la propria identità attraverso la qualità costruttiva piuttosto che mediante gesti formali spettacolari, coerentemente con la missione scientifica del centro che ospita.
Struttura, involucro e materiali per un edificio ad alte prestazioni
Dietro l'apparente semplicità del nuovo edificio Vicomtech si cela un progetto costruttivo sviluppato per rispondere alle esigenze molto specifiche di un centro di ricerca tecnologica. Per questo motivo IDOM ha adottato un'impostazione strutturale che privilegia grandi campate, una distribuzione razionale dei carichi e la possibilità di riconfigurare gli spazi interni senza interventi invasivi sulla struttura portante.
L'involucro rappresenta uno degli aspetti più interessanti del progetto. IDOM ha sviluppato una facciata continua ad alte prestazioni energetiche, progettata per garantire un equilibrio tra illuminazione naturale, controllo dell'irraggiamento solare e comfort interno. Le superfici vetrate, distribuite in funzione dell'orientamento e delle esigenze dei diversi ambienti, permettono di ridurre il ricorso all'illuminazione artificiale durante le ore diurne, migliorando al tempo stesso il benessere degli utenti. Nei laboratori, dove il controllo delle condizioni ambientali risulta prioritario, le aperture sono calibrate con maggiore attenzione, evitando apporti termici indesiderati e garantendo la stabilità delle prestazioni richieste dalle attività scientifiche.
La scelta dei materiali riflette la stessa ricerca di equilibrio tra robustezza, durabilità e precisione tecnologica. Pur senza ricorrere a soluzioni espressive ridondanti, il progetto utilizza una combinazione di calcestruzzo, acciaio, vetro e rivestimenti metallici, materiali che assicurano elevate prestazioni meccaniche, ridotte esigenze manutentive e una lunga vita utile dell'edificio.
Il calcestruzzo fornisce la massa necessaria alla stabilità strutturale e contribuisce all'inerzia termica dell'involucro; l'acciaio consente invece di realizzare elementi portanti più snelli e di garantire la flessibilità richiesta dai laboratori. Le facciate metalliche dialogano con le superfici vetrate attraverso un linguaggio essenziale che restituisce un'immagine coerente con il carattere tecnologico dell'istituto.
Particolare attenzione è stata dedicata anche all'integrazione tra architettura e impianti. In un edificio destinato alla ricerca avanzata, le infrastrutture tecnologiche non rappresentano un elemento secondario, ma costituiscono parte integrante del progetto. I percorsi impiantistici sono stati organizzati in modo da consentire l'installazione e la sostituzione di apparecchiature senza compromettere il funzionamento degli spazi circostanti. Questa impostazione, tipica degli edifici scientifici di ultima generazione, permette al centro di evolvere nel tempo seguendo le esigenze della ricerca, evitando costosi interventi di ristrutturazione ogni volta che nuove tecnologie rendono obsolete quelle precedenti.
L'architettura come piattaforma della conoscenza
Il nuovo Centro Tecnologico Vicomtech non nasce per diventare un'icona architettonica, ma per svolgere con la massima efficienza un compito molto più complesso: creare le condizioni affinché la ricerca possa evolvere. È proprio questa apparente rinuncia alla spettacolarità a costituire uno degli aspetti più interessanti del progetto di IDOM. L'edificio non cerca di imporsi sul paesaggio né di rappresentare visivamente il progresso tecnologico attraverso forme eccentriche; preferisce invece costruire un sistema nel quale spazio, struttura, materiali e organizzazione funzionale lavorano insieme per sostenere il lavoro quotidiano di ricercatori, ingegneri e imprese. In questo senso l'architettura diventa un'infrastruttura della conoscenza, capace di accompagnare l'innovazione senza trasformarsi in un elemento rigido o autoreferenziale.
Il progetto interpreta con lucidità una delle principali evoluzioni dell'architettura per la ricerca contemporanea. Se fino a pochi anni fa i grandi centri scientifici tendevano a enfatizzare la propria immagine attraverso edifici fortemente iconici, oggi emerge con sempre maggiore forza un approccio che privilegia la flessibilità, la durabilità e la capacità di adattamento. Vicomtech risponde perfettamente a questa logica: laboratori facilmente riconfigurabili, grandi spazi liberi da vincoli strutturali, nuclei impiantistici concentrati, percorsi razionali e una distribuzione che favorisce il dialogo tra discipline differenti. Sono caratteristiche meno appariscenti di una forma scultorea, ma infinitamente più importanti per garantire la vita futura dell'edificio.
Non va poi dimenticato il valore urbano dell'intervento. Inserito nel MUBIL Hub, il nuovo Vicomtech contribuisce a consolidare un ecosistema nel quale ricerca pubblica, imprese innovative e sperimentazione industriale condividono infrastrutture e competenze. L'edificio non rappresenta quindi un episodio isolato, ma un tassello di una strategia territoriale più ampia che punta a fare dei Paesi Baschi uno dei principali poli europei dedicati alla mobilità intelligente e sostenibile. La sua architettura riflette questa dimensione collaborativa: spazi aperti, ambienti di incontro, laboratori condivisi e una distribuzione pensata per favorire la contaminazione tra competenze diverse traducono in forma costruita il principio secondo cui l'innovazione nasce dall'interazione, più ancora che dalla specializzazione.
Il progetto firmato da IDOM dimostra infine come l'architettura contemporanea possa interpretare il tema della ricerca senza cedere alla tentazione dell'immagine spettacolare. In un settore in cui l'innovazione tecnologica procede a ritmi sempre più rapidi, costruire edifici capaci di durare significa soprattutto progettare strutture aperte al cambiamento. Il nuovo Centro Tecnologico Vicomtech riesce a farlo attraverso un linguaggio essenziale, una costruzione rigorosa e una forte coerenza tra forma e funzione. È un'architettura silenziosa, ma proprio per questo destinata a rimanere attuale nel tempo: non perché rincorra il futuro, ma perché è stata progettata per evolvere insieme ad esso.

















