Hangzhou Prism, il cristallo che riflette il futuro della città
Per molte città contemporanee costruire un nuovo edificio significa aggiungere un volume allo skyline. Per Hangzhou Prism, invece, l'architettura diventa il mezzo per costruire un nuovo frammento di città. Con il completamento del progetto nel 2026, OMA – Office for Metropolitan Architecture firma il suo primo edificio realizzato a Hangzhou e offre una risposta originale alla rapida trasformazione della Future Tech City, il distretto dell'innovazione destinato a ospitare imprese tecnologiche, ricerca e nuove comunità urbane.
Guidato dal partner Chris van Duijn, con Michael Hadjistyllis come project architect e sviluppato per Zhejiang Xinhu Haichuang Group, Hangzhou Prism supera il tradizionale concetto di edificio misto per diventare un paesaggio tridimensionale, nel quale abitare, lavorare, soggiornare e vivere lo spazio pubblico fanno parte di un'unica esperienza architettonica.


Il progetto conclude un percorso iniziato nel 2016 e rappresenta una delle opere più significative recentemente completate dallo studio fondato da Rem Koolhaas.
Con una superficie complessiva di circa 43.000 metri quadrati, il complesso integra residenze, loft, un hotel, spazi commerciali, uffici e un grande atrio-giardino pubblico, organizzati all'interno di un unico organismo compatto. Più che sommare funzioni differenti, il progetto costruisce relazioni tra di esse, evitando la consueta sovrapposizione di programmi indipendenti. Il risultato è un edificio nel quale gli spazi collettivi assumono un ruolo centrale, favorendo l'incontro tra residenti, lavoratori, visitatori e ospiti dell'hotel. Accanto al Prism sorge inoltre una torre residenziale di circa 35.000 metri quadrati, progettata come parte dello stesso intervento urbanistico e caratterizzata da una facciata che riprende il tema della rifrazione luminosa.
L'elemento che rende immediatamente riconoscibile l'edificio è la sua forma. Il volume assume l'aspetto di una piramide contemporanea attraversata da due profonde incisioni oblique che ne scolpiscono la massa e ne modificano radicalmente la percezione. Non si tratta di un semplice esercizio formale: questi grandi tagli orientano l'edificio verso i principali punti di riferimento della Future Tech City, aprono viste panoramiche e generano una sequenza di terrazze affacciate sul paesaggio urbano.
Allo stesso tempo consentono alla luce naturale di penetrare nel cuore del complesso, alleggerendo un organismo che, nonostante la notevole densità funzionale, evita qualsiasi sensazione di monumentalità opprimente. OMA descrive queste incisioni come il dispositivo attraverso il quale il progetto costruisce connessioni fisiche e visive tra architettura e città.

Il cuore del progetto è rappresentato dal grande atrium garden, uno spazio aperto accessibile al pubblico che introduce natura e socialità all'interno dell'edificio. Qui trovano posto specchi d'acqua, aree verdi, percorsi pedonali e spazi dedicati al tempo libero, compresi playground e luoghi di sosta. L'atrio non svolge soltanto una funzione distributiva, ma diventa una vera piazza coperta che prolunga la vita urbana all'interno del complesso. È una scelta coerente con la filosofia progettuale di OMA, che da tempo sperimenta edifici capaci di superare la distinzione tradizionale tra spazio pubblico e spazio privato. In questo caso il giardino interno rappresenta il punto di incontro tra le diverse funzioni dell'edificio e costituisce il principale elemento di identità dell'intero intervento.

Anche il linguaggio architettonico riflette questa volontà di apertura. La struttura, realizzata con acciaio e calcestruzzo, è avvolta da un involucro continuo in vetro ad alte prestazioni, materiale che conferisce al complesso la capacità di riflettere continuamente il cielo, il paesaggio e le trasformazioni della luce durante la giornata. Le superfici vetrate dialogano con le profonde terrazze create dalle incisioni oblique, producendo un equilibrio tra trasparenza, ombreggiamento e controllo dell'irraggiamento solare. La composizione della facciata evita qualsiasi ridondanza decorativa: è la geometria stessa del volume, insieme alla variazione della luce naturale, a definire il carattere dell'edificio. Da lontano il Prism appare come un cristallo scolpito; da vicino rivela una complessa articolazione di spazi esterni, logge e percorsi che ne rendono permeabile la massa costruita.
La scelta di concentrare programmi differenti all'interno di un unico volume risponde anche alla trasformazione della Future Tech City, pensata come nuovo polo dell'innovazione di Hangzhou. La capitale della provincia dello Zhejiang, sede di aziende come Alibaba e di un crescente ecosistema di imprese tecnologiche, compete oggi con Pechino e Shanghai nell'attrarre talenti e investimenti.
In questo scenario, Hangzhou Prism propone un modello di sviluppo urbano nel quale la densità non coincide con l'accumulo indiscriminato di edifici, ma con la costruzione di luoghi condivisi capaci di favorire relazioni sociali e qualità della vita. La presenza di terrazze pubbliche, percorsi aperti e spazi verdi interni contribuisce infatti a mitigare l'impatto della grande scala e a restituire una dimensione più umana all'intervento.

Con il completamento di Hangzhou Prism, OMA dimostra ancora una volta come l'innovazione architettonica non dipenda necessariamente dalla ricerca di forme spettacolari, ma dalla capacità di costruire nuove relazioni tra edificio, paesaggio e spazio pubblico. Il prisma evocato dal nome del progetto non rifrange soltanto la luce: riflette un'idea diversa di città, nella quale funzioni differenti convivono in un organismo aperto, permeabile e accessibile. In una Hangzhou proiettata verso il futuro, questo grande cristallo urbano non si limita ad arricchire lo skyline, ma contribuisce a definire una nuova centralità, capace di unire innovazione tecnologica e qualità dell'esperienza urbana.







