Rimini, l’aeroporto diventa infrastruttura urbana
Da infrastruttura di transito a piattaforma territoriale complessa: è questo il cambio di paradigma alla base del progetto firmato da Progetto CMR per il nuovo distretto aeroportuale dell’aeroporto internazionale Federico Fellini di Rimini. Inserito nel Piano di Sviluppo Aeroportuale 2026–2040 promosso da AIRiminum, il masterplan ridefinisce lo scalo come un sistema integrato in cui architettura, mobilità, paesaggio e servizi concorrono a costruire una nuova centralità urbana e infrastrutturale per la Riviera romagnola.
L’intervento, che prevede investimenti complessivi nell’ordine dei 200 milioni di euro, non si limita all’ampliamento del terminal, ma introduce una visione progressiva e modulare capace di accompagnare nel tempo la crescita dello scalo senza interromperne l’operatività.


Il progetto si configura infatti come un processo più che come un oggetto finito: una sequenza di trasformazioni che, fase dopo fase, ridefiniscono l’identità dell’aeroporto e il suo ruolo nel sistema territoriale.
Il cuore del concept è la trasformazione dell’aeroporto in un vero e proprio distretto urbano, aperto non solo ai passeggeri, ma anche ai cittadini. Il terminal viene ripensato come nodo centrale di una rete più ampia che include spazi commerciali, servizi, aree verdi e nuove connessioni infrastrutturali. In questa prospettiva, lo scalo smette di essere un luogo esclusivamente funzionale al viaggio e diventa uno spazio abitabile, attraversabile e integrato nel tessuto urbano.
Dal punto di vista architettonico, il masterplan si fonda su tre principi guida – romanità, natura e aerodinamicità – che si traducono in altrettante strategie formali e spaziali. L’uso dell’arco, reinterpretato in chiave contemporanea, richiama simbolicamente il Ponte di Tiberio e introduce un elemento identitario riconoscibile; il sistema del verde costruisce una continuità paesaggistica che accompagna i flussi e mitiga l’impatto infrastrutturale; le geometrie fluide e le linee curve evocano invece il movimento degli aeromobili, conferendo dinamismo all’insieme.
Questa triplice matrice si traduce in un linguaggio architettonico che cerca equilibrio tra iconicità e integrazione. I nuovi volumi dialogano con l’esistente senza sovrapporsi in modo invasivo, mentre la composizione complessiva mira a costruire una nuova “porta” urbana capace di rappresentare il territorio. Il terminal non è più un semplice edificio, ma un dispositivo spaziale che connette flussi, funzioni e paesaggi.
Un elemento centrale del progetto è l’attenzione all’intermodalità e all’accessibilità. Il distretto aeroportuale viene concepito come nodo di connessione tra diversi sistemi di mobilità, con l’obiettivo di rafforzare la competitività dello scalo e migliorare la sua integrazione con il territorio regionale e nazionale. La riorganizzazione degli accessi, dei parcheggi e delle infrastrutture di supporto contribuisce a costruire un sistema più efficiente e leggibile, capace di sostenere l’incremento previsto dei flussi passeggeri nei prossimi anni.
Parallelamente, il progetto introduce una forte componente paesaggistica. Il verde non è trattato come elemento residuale, ma come infrastruttura continua che accompagna l’architettura e contribuisce a definire la qualità degli spazi aperti. In alcuni concept progettuali emerge anche l’idea di un parco sopraelevato, capace di trasformare le coperture in luoghi fruibili e di rafforzare il rapporto tra edificio e paesaggio.
La strategia complessiva punta a trattenere sul territorio flussi e opportunità economiche oggi dispersi verso altri scali, rafforzando il ruolo dell’aeroporto come motore di sviluppo per l’intera Riviera. In questo senso, il distretto aeroportuale si configura come uno strumento di politica industriale oltre che come progetto architettonico, capace di generare valore in termini di occupazione, attrattività e connessioni internazionali.








