Piccoli rifugi nel paesaggio andino
Nel paesaggio semi-arido di Las Compuertas, alle porte della cordigliera di Mendoza, il progetto SCV Complex Cabins affronta il tema dell’ospitalità contemporanea attraverso una strategia fatta di sottrazione, compattezza e integrazione ambientale. Firmato dallo studio argentino ONA – Oficina Nómada de Arquitectura, guidato dall’architetto Nicolás Guerra, il complesso rappresenta il primo tassello di un più ampio sviluppo turistico chiamato Riviera Mendoza, pensato come sistema integrato tra architettura, paesaggio e sostenibilità territoriale.
Il progetto si sviluppa su un lotto estremamente particolare: appena 16 metri di larghezza e 260 metri di profondità, in un territorio di transizione tra il margine urbano della Grande Mendoza e il corridoio naturale che conduce verso il bacino di Potrerillos. Un contesto caratterizzato da vegetazione autoctona xerofila, leggere pendenze, corsi d’acqua naturali e grandi aperture visive verso la catena andina.


All’interno di questo paesaggio, ONA sceglie di lavorare con un’architettura essenziale e silenziosa, evitando ogni forma di monumentalità. La prima fase del masterplan, completata nel 2026, comprende quattro cabine indipendenti collocate nella parte più remota del terreno, all’interno di un’area definita come riserva ambientale. Le successive fasi prevedono invece una residenza privata e uno spazio gastronomico ancora in fase di sviluppo.
La scelta di arretrare le unità ricettive verso il fondo del lotto non è soltanto compositiva, ma risponde alla volontà di minimizzare l’impatto sull’ecosistema naturale e di amplificare la sensazione di isolamento contemplativo. L’accesso alle cabine avviene esclusivamente a piedi: i veicoli restano infatti lontani dalle aree più sensibili del sito, rafforzando l’esperienza immersiva del complesso.
Ciascuna cabina occupa una superficie di 48 metri quadrati ed è organizzata secondo una pianta volutamente compatta, pensata per ridurre al minimo l’impronta costruita sul suolo naturale. Lo spazio interno viene suddiviso in due aree principali: una zona di servizio più raccolta e una zona giorno-notte aperta, capace di integrare soggiorno, pranzo e dormitorio in un unico ambiente continuo.
Uno degli aspetti più interessanti del progetto riguarda proprio il lavoro sull’orientamento e sul comportamento bioclimatico degli edifici. Tutte le unità sono orientate verso le visuali più ampie del paesaggio andino, ma anche calibrate per ottenere la migliore esposizione solare durante l’intero arco dell’anno. Aperture accuratamente dimensionate, profondi aggetti e patii interni favoriscono ventilazione incrociata, controllo termico e comfort ambientale sia nei mesi estivi sia durante gli inverni secchi della regione mendocina.


La ricerca materica si concentra invece su una soluzione radicale: l’intero complesso utilizza un unico materiale predominante, il calcestruzzo faccia a vista. Una scelta che, secondo ONA, risponde contemporaneamente a esigenze di durabilità, inerzia termica e ridotta manutenzione. Il carattere monomaterico del progetto permette inoltre all’architettura di assumere tonalità terrose e opache che dialogano direttamente con il paesaggio minerale circostante.
Anche il disegno del paesaggio segue una logica di minimo intervento. Il progetto preserva la vegetazione autoctona a basso consumo idrico, limitando drasticamente la necessità di irrigazione artificiale. A questo si aggiungono sistemi per il trattamento delle acque grigie e la futura integrazione di coperture verdi, elementi che rafforzano la strategia ambientale complessiva del complesso.
La dimensione sostenibile del progetto non viene però tradotta in forma tecnologica ostentata. Al contrario, SCV Complex Cabins lavora su una sostenibilità quasi invisibile, affidata alla corretta disposizione degli edifici, all’uso calibrato delle masse termiche e alla riduzione delle superfici costruite. In questo senso il progetto si inserisce in una linea dell’architettura latinoamericana contemporanea che privilegia adattamento climatico, semplicità costruttiva e continuità con il territorio.
Fondato a Mendoza, ONA – Oficina Nómada de Arquitectura definisce il proprio lavoro come una piattaforma multidisciplinare dedicata alla produzione integrale di progetti architettonici, con particolare attenzione alla sperimentazione e alla relazione tra strumenti digitali e costruzione reale. Nel caso di SCV Complex Cabins questa ricerca si traduce in un’architettura capace di costruire una presenza discreta ma fortemente radicata nel paesaggio.









