Roma Continua, i nuovi 25 anni della Capitale
Roma come organismo vivente, stratificato e in continua trasformazione. È questa l’idea alla base di “Roma Continua – A Vision for Rome”, il progetto sviluppato da OMA e IT’S che ha vinto il concorso internazionale promosso dalla Fondazione Roma REgeneration per delineare una nuova visione strategica della Capitale nei prossimi venticinque anni. Un piano urbano che evita il gesto iconico e sceglie invece di lavorare sulle connessioni, sulle infrastrutture esistenti e sui vuoti della città contemporanea.
Il team guidato da OMA e IT’S — con OKRA, NET Engineering e un ampio gruppo multidisciplinare di consulenti — propone una strategia che affronta Roma non come un museo immobile, ma come un ecosistema capace di evolvere attraverso processi di riuso, innesto e riequilibrio territoriale. Il progetto è coordinato per OMA dal partner David Gianotten, con Alessandro Cambi per IT’S.


Al centro della proposta emerge un’idea chiara: Roma non deve crescere per espansione, ma attraverso la riattivazione delle proprie risorse latenti. In questo senso “Roma Continua” costruisce una nuova geografia urbana fondata su infrastrutture verdi, mobilità dolce e recupero di spazi sottoutilizzati. Secondo OMA, il progetto “mette in discussione cosa significhi crescita per una città profondamente plasmata da storia, cultura e potere”.
La struttura del masterplan si sviluppa attraverso cinque grandi corridoi verdi ancorati al Tevere e ai suoi affluenti. Non semplici parchi lineari, ma dispositivi ecologici e civici capaci di connettere quartieri periferici, spazi pubblici, servizi culturali e nuove reti di mobilità. Ogni corridoio assume una funzione specifica legata a biodiversità, salute pubblica, agricoltura urbana, tempo libero e mitigazione climatica.
Lungo questi assi si innestano i cosiddetti “Fori dell’innovazione”, nodi urbani pensati per integrare trasporto pubblico, servizi, residenze, ospitalità e attività culturali. Il riferimento simbolico ai Fori Imperiali non è casuale: il progetto tenta di reinterpretare l’idea romana di spazio collettivo trasferendola nella città contemporanea e policentrica.
Uno degli aspetti più interessanti della proposta riguarda proprio il rapporto tra centro e margini. “Roma Continua” cerca infatti di alleggerire la pressione turistica e funzionale concentrata nel nucleo storico redistribuendo attrattività culturale e servizi verso territori spesso esclusi dalle grandi narrazioni urbane. Località come Ostia, Tivoli, Frascati e Veio vengono immaginate come estensioni naturali della nuova mappa culturale della capitale.


Il progetto affronta anche il tema della mobilità attraverso una rete di connessioni ferroviarie e ciclopedonali che punta a ricucire frammenti urbani oggi separati. Le infrastrutture diventano così strumenti di continuità urbana più che elementi tecnici isolati. La dimensione della “città dei quindici minuti” viene reinterpretata su scala metropolitana, cercando di rendere accessibili funzioni e servizi senza ulteriore consumo di suolo.
Dal punto di vista architettonico e paesaggistico, il piano evita la monumentalità di nuovi landmark e preferisce lavorare sulla trasformazione incrementale. Invece di introdurre grandi oggetti autonomi, OMA e IT’S costruiscono una rete di spazi pubblici, riusi adattivi e connessioni ecologiche che possano evolversi nel tempo. Come sottolineato dal team progettuale, l’obiettivo è creare “le condizioni affinché Roma possa continuare a evolversi secondo i propri termini”.
La strategia si inserisce in un momento particolarmente delicato per Roma, città attraversata da tensioni legate a turismo di massa, emergenza abitativa, congestione infrastrutturale e crisi climatica. In questo scenario “Roma Continua” tenta di proporre una visione sistemica, in cui paesaggio, infrastrutture e patrimonio storico non siano elementi separati ma parti di un unico dispositivo urbano.
Anche il tema della memoria urbana assume un ruolo centrale. Roma viene letta come un palinsesto continuo, una città costruita per stratificazioni successive. Alessandro Cambi descrive infatti il progetto come “una costellazione di luoghi, rivelati e interconnessi”, sottolineando la volontà di intervenire a partire da ciò che già esiste.

Più che un masterplan tradizionale, “Roma Continua” appare così come un framework aperto, una struttura capace di guidare trasformazioni progressive nei prossimi decenni. Una visione che prova a spostare il dibattito urbano romano dalla retorica dell’emergenza verso una strategia di lungo periodo fondata su adattamento, riuso e continuità ecologica.








