- INFO POINT
- Di Ernesto Logatto
- Stato: Progetto
Arte, luce e città dialogano a Shenzhen
Spazi espositivi e musealiIl nuovo Róng Museum of Art a Shenzhen, concepito dallo studio internazionale Büro Ole Scheeren , si innesta nell’ambizioso M80 Campus nel distretto di Houhai, una porzione in rapida trasformazione urbana dove cultura, commercio, abitare e tecnologia si intrecciano. Il nome stesso, “Róng”, significa fusione e integrazione, concetti che guidano la filosofia espositiva e spaziale dell’intera struttura.
Previsto in apertura per la seconda metà del 2027, il museo si propone come nodo culturale nella Greater Bay Area: una piattaforma aperta alla sperimentazione artistica contemporanea, alle pratiche performative e all’innovazione digitale. La direzione istituzionale è affidata a Pi Li, ex responsabile dell’arte a Tai Kwun di Hong Kong, nominato primo direttore fondatore con l’intento di consolidare una visione internazionale e inclusiva del ruolo museale.
Un organismo fluido tra città, cultura e futuro
Con una superficie totale di circa 4.500 m², destinati ad aree espositive, laboratori e spazi pubblici interni, il Róng Museum è progettato come un organismo fluido che connette esperienza urbana, spazio pubblico e patrimonio culturale futuri.
Un tessuto urbano sospeso tra cielo e terreno
Il progetto di Büro Ole Scheeren gioca con la relazione tra terra e cielo, sollevando i volumi principali dell’edificio su basi sottili per creare spazi pubblici coperti e percorsi urbani integrati. La disposizione delle masse architettoniche è stata pensata per generare un continuum tra strade, piazze, spazi culturali e aree verdi, rendendo il museo accessibile non solo ai visitatori, ma anche alla comunità urbana quotidiana. La strategia di elevazione permette inoltre di aumentare la permeabilità visiva e climatica del campus, offrendo ombra, ventilazione naturale e spazi ricreativi all’aperto.
Questa presenza aperta e permeabile distingue il Róng Museum da molti musei tradizionali, trasformandolo in una sorta di “piazza architettonica” che invita alla scoperta e alla sosta, non solo alla fruizione delle esposizioni.
Programmazione culturale: dal visivo alla performatività
Róng Museum, con il suo programma culturale, punta a essere una piattaforma interdisciplinare. Le collezioni e le mostre permanenti e temporanee abbracciano non solo l’arte visiva, ma anche design, performance, architettura e media digitali, esplorando la relazione tra pratiche creative e narrative contemporanee.
Spazi educativi, laboratori di produzione creativa e aree per eventi pubblici saranno parte integrante dell’offerta, con l’obiettivo di trasformare il museo in un centro di apprendimento e partecipazione attiva. L’intenzione dichiarata dalla direzione è quella di estendere il ruolo istituzionale oltre quello tradizionale di custode di opere, verso un modello di hub culturale aperto e inclusivo.
A livello architettonico, il Róng Museum è composto da cinque volumi principali disposti su diversi livelli, collegati da connessioni orizzontali e verticali che creano percorsi fluidi tra le aree espositive. Questi blocchi si elevano fino a circa 53 metri d’altezza, con gallerie sospese che sfruttano altezze variabili per ospitare opere di grande scala e installazioni immersive.
All’interno, un ampio spazio di accoglienza a doppia altezza funge da nodo distributivo, collegando le diverse aree espositive e creando visuali aperte sul contesto urbano. La modularità interna consente di ripensare gli ambienti in funzione dei contenuti espositivi, supportando sia mostre narrative che installazioni interattive.
Dallo spazio espositivo all’esperienza percettiva
Questa composizione volumetrica non solo permette un uso efficiente dello spazio, ma definisce anche una sequenza spaziale che amplifica il senso di scoperta durante la visita, rendendo il museo un’esperienza percettiva progressiva piuttosto che un semplice contenitore di opere.
Facciata parametrica: vetro e luce come superficie viva
La facciata del Róng Museum of Art non è un semplice involucro, ma il cuore tecnologico e performativo dell’edificio: un sistema parametrico di tubi di vetro verticali, calibrati per rispondere simultaneamente a tre esigenze architettoniche fondamentali — estetica, controllo ambientale e comfort interno — che ne fanno una vera “superficie viva”.
Il mantello esterno è composto da moduli di vetro assemblati in tubi verticali con diametri variabili, una soluzione che deriva da un processo di progettazione parametrica digitale. Ogni tubolare non è identico: la loro geometria varia in funzione dell’orientamento rispetto al sole, dell’altezza del volume e dell’angolo di visuale verso l’esterno, secondo algoritmi generati in fase di progettazione per ottimizzare la risposta luminosa e termica delle superfici.
Tale variabilità geometrica è ottenuta tramite software di modellazione avanzata (come Rhino/Grasshopper o similari), che permettono di definire con precisione la forma di ciascun tubo di vetro. La precisione di questi moduli consente una continuità visiva in grado di trasformare la facciata in un elemento dinamico: la luce naturale non la attraversa in modo uniforme, ma si rifrange e si diffonde a seconda dell’angolo di incidenza.
Dal punto di vista climatico, i tubi di vetro fungono da filtro per la radiazione solare diretta, riducendo il guadagno termico nei climi caldi e consentendo al tempo stesso un adeguato apporto di luce naturale. Questo consente di abbattere il carico di lavoro degli impianti di climatizzazione, migliorando l’efficienza energetica complessiva dell’edificio.
I vetri utilizzati sono a basso coefficiente di emissività (Low-E) o vetri stratificati con pellicole specifiche, in grado di combinare elevate prestazioni termiche con trasmissione luminosa controllata. In pratica, la luce naturale diventa diffusa e morbida all’interno delle gallerie, senza creare punti di abbagliamento o eccessivo surriscaldamento delle superfici espositive.
Dal punto di vista costruttivo, il sistema di facciata si basa su una struttura secondaria metallica di supporto, alla quale i moduli in vetro sono ancorati tramite telai in acciaio inox ad alta precisione. Questa struttura consente l’inserimento di vetri a doppia o tripla camera con intercapedini isolate, migliorando ulteriormente la capacità di regolazione termica.
Le giunzioni tra tubi di vetro e ordinamenti verticali e orizzontali sono realizzate con profili minimali a taglio termico, concepiti per ridurre i ponti termici e mantenere elevate prestazioni energetiche senza sacrificare la leggerezza visiva dell’involucro. Il sistema è stato sviluppato con il coinvolgimento di specialisti di facciate e ingegneria strutturale per garantire la resistenza ai carichi del vento, alla variazione termica stagionale e alle sollecitazioni sismiche tipiche del contesto di Shenzhen.
Risposta dinamica alla luce e al contesto ambientale
La facciata parametrica del Róng Museum non è statica nell’esperienza dello spettatore: sotto la luce diretta del sole si generano riflessi e variazioni cromatiche che trasformano l’edificio nel corso della giornata. Questo effetto “pelle attiva” è uno degli elementi visivi chiave del progetto, grazie alla capacità del vetro di riflettere e rifrangere la luce, creando un aspetto quasi cinetico legato alle condizioni atmosferiche.
In termini di luminosità interna, la distribuzione parametrica dei tubolari consente di ottenere una trasmissione modulata della luce naturale, con differenti intensità nei vari orientamenti: nord, sud, est e ovest. Questo comportamento, assistito da software di analisi solare, in fase di progettazione ha permesso di ottimizzare la risposta dell’involucro in funzione delle reali traiettorie solari del sito, senza ricorrere a schermi esterni aggiuntivi.
Oltre agli effetti diurni, la facciata è concepita per diventare un “faro” culturale nelle ore notturne. L’illuminazione integrata permette di trasformare il vetro in una superficie luminosa diffusa, con tonalità e intensità programmabili per eventi speciali, festività o mostre temporanee.
Questo dispositivo non è un intervento estetico fine a sé stesso, ma una strategia funzionale per rendere l’edificio riconoscibile nel vasto skyline urbano di Shenzhen, rafforzando la sua presenza come landmark culturale.
Tecnica, climatizzazione e sostenibilità ambientale
Dal punto di vista tecnico, l’integrazione tra la facciata parametrica e la struttura portante richiede un livello avanzato di ingegneria: le superfici in vetro, pur sottili alla vista, garantiscono caratteristiche termiche e meccaniche adeguate grazie a stratificazioni e profili progettati per il clima subtropicale di Shenzhen.
I volumi elevati consentono una ventilazione naturale nelle zone inferiori, favorendo una gestione più efficiente del microclima interno. Le aree pubbliche coperte sotto i volumi principali beneficiano di ombra e ventilazione gratuita, riducendo la necessità di raffrescamento meccanico nelle stagioni più calde.
La scelta di materiali ad alte prestazioni climatiche e di strategie passive di controllo solare riflette un approccio contemporaneo alla sostenibilità: non tanto visibile quanto performativo, in armonia con le condizioni ambientali locali e con l’obiettivo di ridurre l’impronta energetica dell’edificio.
Un museo nel contesto di Houhai e della Greater Bay Area
Il Róng Museum è parte integrante del più ampio Houhai Hybrid Campus, sviluppato dalla Tenova Future Group, che mira a creare un nuovo ecosistema urbano all-day, capace di intrecciare lavoro, vita, cultura, commercio e natura in un unico sistema urbano integrato.
Shenzhen, città giovane e dinamica, ha consolidato negli ultimi decenni una forte identità tecnologica e produttiva. Con il Róng Museum, la metropoli estende questa identità anche all’ambito culturale internazionale, affermando la propria vocazione non solo come polo economico, ma anche come nodo di scambio creativo nella regione del Greater Bay Area.
In Róng Museum, Büro Ole Scheeren conferma il proprio linguaggio architettonico: un equilibrio tra rigore formale e interazione urbana, tra estetica monumentale e pragmatismo spaziale. La visione del progetto va oltre la semplice funzione espositiva: è un dispositivo urbano capace di reinventare il rapporto tra arte e città, tra spazio pubblico e istituzione culturale.
















