- INFO POINT
- Di Nunzio Manfredi
- Stato: Edificio concluso
La frattura che respira: giardini sospesi tra cielo e terra
Edilizia commercialeNel ritmo convulso e insieme fluido della città di Jakarta, dove l’urbanizzazione corre all’impazzata e la tensione tra costruito e naturale si fa sempre più pressante, emerge una figura architettonica capace di trasformare un limite — la scarsità del suolo e i vincoli economici — in una opportunità per ripensare il modo di abitare il paesaggio. Aruma Split Garden, firmato dallo studio RAD+ar (Research Artistic Design + architecture), è una successione di paesaggi, una topografia di percorsi e di esperienze che dialoga con il clima, con la luce, con il ritmo della città e con il bisogno di natura.
Situato in uno dei quartieri più dinamici della capitale indonesiana, questo progetto di circa 2.500 m² si presenta come un organismo stratificato, dove la distinzione tra dentro e fuori, tra sociale e privato, tra spazio commerciale e spazio pubblico si dissolve in una continuità percettiva e funzionale.
Origine e contesto: la sfida di un paesaggio denso
Nell’immaginare Aruma Split Garden, RAD+ar parte da un problema molto concreto — l’aumento vertiginoso del valore del terreno in città — e lo trasforma in un’opportunità progettuale. La sfida non è tanto quella di occupare lo spazio, quanto di riprogrammarlo, facendo coesistere diverse funzioni commerciali (ristoranti al piano terra, bar al mezzanino, beer garden sul tetto) entro uno stesso fluido sistema di relazioni.
In questa compressione urbana, il progetto diventa teatro di sovrapposizioni: il limite dei confini si allarga verso l’interno, il vuoto diventa spazio pubblico sottile, il paesaggio cresce tra le pieghe della costruzione. È un’architettura che risponde a pressioni tangibili — economiche, climatiche, sociali — ma lo fa attraverso un gesto poetico: la stratificazione come principio di connessione.
Strategie formali: la stratificazione come gesto architettonico
La cifra formale di Aruma Split Garden si regge su un principio apparentemente semplice, eppure profondamente ricco di implicazioni: il design a livelli divisi (split-level design). Questo approccio non separa gli spazi come compartimenti stagni, ma li ordina in un continuum di percorsi, sguardi e relazioni. Le zone commerciali si elevano l’una sull’altra, la vegetazione scivola tra le superfici orizzontali e verticali, e la luce naturale si insinua dappertutto.
Il progetto è orientato lungo un asse nord-sud per preservare la vegetazione esistente nel giardino posteriore e per creare un “corridoio d’aria” naturale capace di canalizzare le brezze tropicali attraverso l’intero edificio. Questa scelta, apparentemente tecnica, assume un valore importante: la ventilazione non è un semplice requisito ambientale, ma diventa parte dell’esperienza architettonica, un soffio che collega il microcosmo interno al paesaggio esterno.
Tra giardini pensili, terrazze ondulate e spazi di convivialità, ogni livello diventa un palcoscenico di relazioni, dove l’elemento naturale non è decorazione, ma componente strutturale e narrativa. I giardini inseriti tra gli spazi commerciali non sono elementi isolati, ma punti di transito capaci di armonizzare materiali, luce, suono e temperatura, dissolvendo i confini entro i quali normalmente pensiamo l’architettura.
Materia, luce e clima: un dialogo sensoriale
La materialità di Aruma Split Garden si inscrive in un linguaggio contemporaneo che non rinnega la concretezza della costruzione né la ricerca sensoriale. Il calcestruzzo a vista delle terrazze ondulate dialoga con la vegetazione lussureggiante e con i materiali naturali scelti per gli interni, creando un equilibrio sottile tra ruvidità e leggerezza.
La luce gioca un ruolo centrale: l’apertura a nord-sud, le superfici piane e inclinate, le giunzioni tra interno ed esterno sono tutte modulate per catturare i raggi solari in modo morbido e diffuso. La luce non illumina semplicemente: plasma lo spazio, lo piega, lo stratifica, lo anima. È un elemento che definisce il carattere del luogo tanto quanto il programma funzionale.
In un clima tropicale dove l’irraggiamento solare può essere impetuoso, la strategia di progetto non si limita a schermare o filtrare: la luce diventa risorsa, motore di ventilazione naturale e fenomeno che accompagna la fruizione degli spazi lungo tutto l’arco della giornata.
Il linguaggio dei materiali
La scelta dei materiali in Aruma Split Garden non è mai casuale. Ogni superficie, ogni texture, ogni tonalità nasce dal desiderio di dialogare con il clima tropicale e con l’ambiente circostante. Il calcestruzzo a vista, leggermente pigmentato, conserva freschezza e durabilità, mentre le finiture naturali, legno e pietra locale, creano un contrasto tattile che accoglie il corpo e calma lo sguardo. Non è solo estetica: è una strategia che riduce il consumo energetico, minimizza l’uso di materiali industriali e integra il costruito nel ciclo della natura circostante.
Le pareti massicce accumulano calore durante il giorno e lo rilasciano lentamente di sera, attenuando le escursioni termiche. Le superfici filtrano la luce solare diretta, favorendo ombra naturale e raffrescamento passivo. Persino le giunzioni tra interno ed esterno sono studiate per permettere la ventilazione naturale senza compromettere comfort o protezione dalla pioggia. La sostenibilità qui si traduce in una corporeità viva, dove la materia diventa ponte tra architettura e natura.
Infine, RAD+ar immagina la sostenibilità come gesto culturale, non solo tecnica. I materiali scelti raccontano la storia del luogo, rispettano risorse locali, riducono la manutenzione e favoriscono la longevità del progetto. Camminare tra le terrazze e i giardini del giardino centrale significa toccare e sentire questa scelta consapevole: la mano sfiora superfici che respirano, il corpo percepisce spazi freschi e luminosi, e l’architettura si trasforma in un’esperienza concreta di armonia tra uomo e ambiente.
Un modello per l’architettura contemporanea
A guardare Aruma Split Garden non si ha l’impressione di assistere a un singolo oggetto architettonico, ma piuttosto a una serie di paesaggi interconnessi: giardini sospesi, terrazze sopraelevate, percorsi inclinati, punti di sosta e di incontro che si intrecciano con la vita urbana. È un progetto che, pur nella sua modestia di scala, suggerisce un modo diverso di pensare la città: non più come superficie da occupare, ma come organismo da attraversare, ascoltare e abitare in ogni sua stratificazione.
In questo senso, il lavoro di RAD+ar non è soltanto un contributo alla tipologia del design commerciale o della ristorazione architettonica: è una proposta per ripensare la relazione tra ambiente artificiale e ambiente naturale, tra densità urbana e qualità della vita.

























