- INFO POINT
- Di Nunzio Manfredi
- Stato: Edificio concluso
La scuola che insegna a costruire
Edilizia Scolastica- Nel paesaggio del Siegerland una nuova scuola sost
- Una scuola senza corridoi tradizionali
- Una piazza interna per la vita quotidiana
- È un elemento piccolo rispetto alla dimensione com
- Calcestruzzo, legno e prefabbricazione formano una
- Calcestruzzo, legno e prefabbricazione formano una
- Dal viadotto dell'autostrada A45 ai solai della sc
- Una costruzione che può essere smontata
- Geotermia, fotovoltaico e tetto verde
- Il bosco entra nella vita scolastica
- La Wieland-Grundschule diventa un piccolo campus p
- La sostenibilità si impara abitandola
“Una casa è una piccola città e una città è una grande casa”. Quando Aldo van Eyck formulò questa analogia, nei primi anni Sessanta, non cercava semplicemente una somiglianza tra architettura e urbanistica. Voleva riportare il progetto alla dimensione delle relazioni umane, suggerendo che ogni porta, finestra, soglia e spazio intermedio potesse diventare occasione di incontro. In questa prospettiva, costruire non significava soltanto organizzare funzioni, ma creare luoghi nei quali le persone potessero riconoscersi e sentirsi parte di una comunità.
A Wilnsdorf, una piccola città della Renania Settentrionale-Vestfalia, la nuova scuola primaria progettata da BUERO BB e Architektur Immendörfer sembra raccogliere questa eredità. L'edificio non è concepito come una sequenza di aule collegate da corridoi, ma come una piccola comunità organizzata attorno a spazi condivisi, dove apprendimento, gioco, movimento e incontro fanno parte di un unico sistema.
Immersa in un pendio boscoso, la scuola utilizza legno, calcestruzzo prefabbricato e aggregati riciclati per costruire un ambiente che possa anche raccontare ai bambini come è fatto. La struttura rimane visibile, gli spazi si aprono verso il paesaggio e ogni parte dell'edificio cerca di trovare una corrispondenza tra necessità educativa, logica costruttiva e responsabilità ambientale.
Nel paesaggio del Siegerland una nuova scuola sostituisce gli edifici inadeguati e ridefinisce il rapporto tra educazione e territorio
Wilnsdorf si trova nel Siegerland, una regione della Germania occidentale caratterizzata da rilievi boscosi, piccoli centri abitati e una lunga tradizione produttiva. Qui il paesaggio non costituisce uno sfondo indistinto, ma una presenza che determina la forma degli insediamenti e il modo in cui gli edifici si rapportano al terreno.
Il nuovo complesso sorge nell'area di Höhwäldchen, su un pendio circondato da vegetazione, accanto a strutture sportive e a una scuola dell'infanzia. La scelta del luogo deriva da un processo amministrativo avviato nel 2019, quando il Comune decise di sostituire la vecchia scuola di Vorm Brand, ormai incapace di rispondere alle necessità di un sistema educativo in trasformazione.
L'edificio precedente non offriva spazi sufficienti per l'insegnamento differenziato, le attività inclusive e l'assistenza pomeridiana. Anche la palestra richiedeva interventi importanti. Invece di procedere con una lunga ristrutturazione che avrebbe interferito con le lezioni, l'amministrazione optò per una nuova costruzione, capace di riunire le funzioni scolastiche e sportive all'interno di un organismo unitario.
Il concorso, assegnato nel 2021 a BUERO BB, in collaborazione con Architektur Immendörfer e Klaus Saur Landschaftsarchitektur, mise quindi al centro due condizioni apparentemente contraddittorie: offrire più spazio e migliori prestazioni, ma ridurre quanto possibile l'occupazione del terreno e l'interferenza con il bosco.
Il progetto vincitore rispose attraverso un edificio estremamente compatto, orientato parallelamente alle curve di livello. La costruzione appare di due piani dal lato a monte e di tre verso valle, sfruttando la pendenza per collocare le funzioni su quote differenti.
La scuola si apre verso una radura occidentale, destinata alle attività esterne, mentre il bosco continua ad accompagnarne i fronti meridionale e orientale. Sul lato settentrionale, il rapporto con la vicina scuola dell'infanzia permette di immaginare un piccolo campus dedicato ai bambini, nel quale percorsi e spazi aperti possono essere condivisi.
È una soluzione che trasforma un vincolo topografico in occasione progettuale: anziché livellare il pendio per ospitare un edificio convenzionale, la scuola utilizza il dislivello per definire la propria organizzazione.
Una scuola senza corridoi tradizionali
Il cuore dell'edificio è un grande spazio centrale attraversato da una scala a rampe incrociate, che collega visivamente e funzionalmente i livelli.
Non si tratta soltanto di un elemento distributivo. La scala diventa il riferimento attraverso il quale i bambini comprendono l'organizzazione dell'intera scuola: salendo, attraversano uno spazio comune, incontrano altri gruppi e riconoscono progressivamente la posizione delle diverse attività.
Attorno a questo vuoto si dispongono quattro nuclei didattici, concepiti come piccole unità autonome ma appartenenti alla stessa comunità.
Ogni nucleo comprende tre aule di circa 70 m², accompagnate da ambienti per l'inclusione e l'insegnamento differenziato, guardaroba, servizi e spazi di lavoro per gli insegnanti. Le aule si affacciano su una zona centrale condivisa, nella quale possono svolgersi attività meno formalizzate rispetto alla lezione tradizionale.
La disposizione consente di superare la netta separazione tra aula e corridoio. Gli spazi di collegamento diventano luoghi utilizzabili, mentre le superfici vetrate mantengono la continuità visiva tra le diverse parti della scuola.
È però una trasparenza regolabile. Sistemi di tende permettono di proteggere gli ambienti dagli stimoli visivi e dal rumore quando le attività richiedono maggiore concentrazione; pannelli acustici contribuiscono al controllo sonoro e vengono utilizzati anche come superfici per esporre materiali didattici.
Il progetto riconosce così una questione importante dell'architettura educativa contemporanea: apertura e flessibilità non devono significare assenza di protezione.
Una scuola realmente inclusiva deve poter offrire condizioni differenti, perché non tutti i bambini apprendono allo stesso modo e non tutte le attività richiedono il medesimo grado di interazione.
La possibilità di passare dal lavoro collettivo alla concentrazione individuale diventa quindi una qualità dello spazio prima ancora che una scelta organizzativa.
Una piazza interna per la vita quotidiana
Al livello principale, quello dell'ingresso da monte, l'edificio assume un carattere più collettivo. Il foyer non viene concepito come un semplice luogo di passaggio, ma come una piazza interna capace di accogliere attività differenti durante la giornata.
Da questo spazio si raggiungono la mensa, la cucina, gli ambienti per l'assistenza pomeridiana e le aree amministrative. La continuità delle superfici permette di utilizzare alcune zone separatamente oppure come parte di un unico ambiente più ampio, destinato anche ad assemblee ed eventi scolastici.
La scelta acquista particolare significato nel contesto tedesco. Dal 1° agosto 2026 la Germania ha cominciato a introdurre progressivamente il diritto all'assistenza scolastica a tempo pieno, inizialmente per gli alunni della prima classe e successivamente per le altre classi della primaria.
La scuola deve quindi poter funzionare per un tempo più lungo e accogliere attività che superano la tradizionale organizzazione della mattinata didattica.
A Wilnsdorf questa esigenza entra direttamente nel programma. Gli ambienti destinati al doposcuola comprendono anche uno Snoezel-Raum, uno spazio protetto e a bassa stimolazione sensoriale nel quale i bambini possono ritirarsi temporaneamente dalle attività collettive.
È un elemento piccolo rispetto alla dimensione complessiva del progetto, ma particolarmente significativo: il benessere non coincide necessariamente con la massima apertura e condivisione. Richiede anche luoghi nei quali potersi isolare, recuperare concentrazione e ridurre l'intensità degli stimoli.
Al livello inferiore si trova la palestra, inserita nel volume dell'edificio e aperta verso valle. Dal foyer è possibile percepirne la presenza, mentre un ingresso autonomo permette alle associazioni sportive di utilizzarla fuori dall'orario scolastico.
La scuola diventa così una infrastruttura civica utilizzata in momenti differenti della giornata, senza obbligare le attività esterne ad attraversare gli ambienti didattici.
Calcestruzzo, legno e prefabbricazione formano una struttura ibrida
Uno degli aspetti più interessanti della scuola di Wilnsdorf riguarda il modo in cui la struttura è stata concepita. Il progetto non si limita a sostituire il calcestruzzo con il legno in nome di una generica sostenibilità. Cerca piuttosto di attribuire a ogni materiale una funzione coerente con le proprie caratteristiche.
Nel livello inferiore, maggiormente interessato dal contatto con il terreno e dalle necessità strutturali della palestra, prevale il calcestruzzo armato.
Al piano principale vengono utilizzati grandi elementi prefabbricati in calcestruzzo a doppia T, capaci di coprire luci importanti e sostenuti anche da pilastri lignei. La soluzione risponde sia a esigenze statiche sia alla volontà del Comune di coinvolgere il sistema produttivo regionale, nel quale operano numerose aziende specializzate nella prefabbricazione.
Ai livelli superiori il rapporto si inverte. Pilastri, travi e solai nervati in legno costituiscono la struttura principale, mentre pareti trasversali in calcestruzzo contribuiscono alla stabilità dell'organismo.
Questa alternanza rende evidente una strategia progettuale che non attribuisce ai materiali un valore assoluto, ma ne valuta le prestazioni rispetto alla posizione e alla funzione.
Anche la quantità di materia utilizzata entra nel progetto. Secondo gli architetti, i solai nervati permettono di ridurre di circa un terzo l'impiego di calcestruzzo e cemento rispetto a una soletta piena equivalente. Il dato non va esteso automaticamente all'intero edificio, ma mostra il valore di una progettazione strutturale che cerca di ridurre il materiale senza compromettere le prestazioni richieste.
Il risultato è un'architettura nella quale il calcestruzzo mantiene una presenza significativa, ma non viene impiegato indistintamente in ogni parte della costruzione.
La sostenibilità nasce dalla collaborazione tra tecniche differenti, non dall'affermazione ideologica di un unico sistema costruttivo.
Dal viadotto dell'autostrada A45 ai solai della scuola
La circolarità dei materiali trova un'espressione particolarmente concreta nella provenienza di una parte del calcestruzzo utilizzato. Durante il cantiere, il Comune di Wilnsdorf ha impiegato calcestruzzo riciclato proveniente dalla demolizione del viadotto Landeskroner Weiher, lungo l'autostrada A45.
Il collegamento tra due infrastrutture apparentemente lontane — un'opera stradale e una scuola primaria — racconta efficacemente una possibile trasformazione della filiera edilizia.
Un'infrastruttura giunta alla fine della propria vita utile può diventare una risorsa per una nuova costruzione, a condizione che i materiali recuperati vengano selezionati, trattati e reimpiegati secondo requisiti tecnici appropriati. Nel caso di Wilnsdorf, il calcestruzzo demolito è stato utilizzato come fonte di aggregati riciclati per la produzione di nuovo conglomerato.
L'operazione non equivale a trasformare direttamente le vecchie strutture in nuovi elementi portanti: tra demolizione e ricostruzione intervengono lavorazioni, controlli e processi industriali. Ma la filosofiaconsente di ridurre il ricorso agli aggregati naturali e di trattenere una parte del materiale nel ciclo produttivo.
Durante la cerimonia per il completamento della struttura, nell'aprile 2025, il Comune ha diffuso anche alcuni dati sull'avanzamento del cantiere: circa 9.000 m³ di terra movimentata, 240 m³ di legno e 2.700 m³ di calcestruzzo impiegati nella costruzione grezza.
Questi numeri ricordano quanto sia complesso parlare di sostenibilità in un edificio pubblico di nuova realizzazione. La presenza del legno non elimina l'uso di materiali ad alta intensità energetica; il riciclo non rende automaticamente nullo l'impatto ambientale.
Il valore del progetto consiste piuttosto nel tentativo di affrontare la questione con strumenti verificabili, scegliendo materiali e soluzioni in funzione delle loro prestazioni, della disponibilità regionale e della possibilità di recuperarli in futuro.
Dalla strada al luogo di apprendimento
È una forma di economia circolare territorialmente concreta, nella quale la materia di una strada demolita torna a essere utilizzata per costruire un luogo di apprendimento.
Una costruzione che può essere smontata
L'utilizzo di materiali recuperati rappresenta soltanto una parte della strategia circolare sviluppata dai progettisti. L'altra riguarda ciò che accadrà all'edificio nel futuro.
La scuola è stata concepita con un'attenzione particolare alla separazione tra struttura, impianti e componenti di finitura. Molti collegamenti degli elementi lignei sono realizzati attraverso giunzioni meccaniche avvitate, mentre gli allestimenti interni vengono aggiunti alla struttura portante senza renderne necessariamente impossibile la successiva rimozione. Gli impianti sono organizzati in modo da agevolare gli interventi di manutenzione e sostituzione.
L'obiettivo è ridurre quella dipendenza reciproca tra componenti che rende così difficile modificare gli edifici contemporanei. Una parete interna, un rivestimento o un impianto hanno spesso una durata inferiore rispetto alla struttura principale: renderli sostituibili senza demolire ciò che li circonda costituisce un investimento sulla vita futura della costruzione.
BUERO BB dichiara inoltre di aver limitato quanto possibile l'impiego di prodotti derivati dal petrolio, utilizzando trattamenti di origine vegetale su circa il 90% delle superfici lignee.
La scelta produce un risultato che è contemporaneamente tecnico e percettivo. Il legno mantiene una presenza riconoscibile, mentre il sistema strutturale resta in gran parte esposto.
Pilastri, travi, solai e giunzioni non vengono nascosti dietro rivestimenti destinati a cancellarne l'identità. I bambini possono osservare come l'edificio è costruito, distinguere i materiali e riconoscere le differenze tra le componenti.
Questa visibilità offre una possibilità educativa interessante, anche se non coincide automaticamente con un programma didattico. Una scuola che mostra come è fatta può diventare essa stessa uno strumento per comprendere la materia, le risorse e i processi costruttivi.
Il concetto di sostenibilità smette così di appartenere esclusivamente alle certificazioni o ai dispositivi tecnici collocati sul tetto. Diventa una qualità percepibile degli ambienti nei quali si trascorre la giornata.
La riduzione dei consumi durante la vita operativa costituisce l'altro grande asse della strategia ambientale. L'edificio utilizza una pompa di calore geotermica, alimentata da un sistema di captazione nel terreno, e una vasta installazione fotovoltaica collocata sulla copertura verde.
Secondo i progettisti, la combinazione tra l'elevata efficienza dell'involucro, il sistema di riscaldamento e la produzione elettrica locale permette di coprire quasi interamente il fabbisogno energetico previsto.
Il complesso risponde allo standard tedesco Efficiency House 40 NH e viene indicato con certificazione DGNB Gold, uno dei riferimenti utilizzati in Germania per valutare la sostenibilità degli edifici attraverso criteri ambientali, economici e socioculturali.
Questi riconoscimenti non sostituiscono tuttavia la verifica delle prestazioni reali. Consumi, produzione fotovoltaica e comportamento dell'edificio nell'arco delle stagioni dovranno essere valutati durante l'esercizio.
La copertura verde contribuisce inoltre alla gestione delle acque meteoriche, mentre la raccolta dell'acqua piovana è prevista per l'irrigazione delle aree esterne.
La strategia energetica non viene separata dalla qualità degli ambienti; le ampie superfici vetrate assicurano illuminazione naturale e continuità visiva con l’esterno, mentre i dispositivi di schermatura consentono di controllare l'esposizione solare; l'organizzazione compatta, infine, limita lo sviluppo dell'involucro rispetto alla superficie complessiva.
Oltre la somma delle tecnologie
La scuola evita così di presentare la sostenibilità come una somma di tecnologie applicate a un edificio convenzionale. Forma, struttura, involucro e impianti partecipano a un'unica strategia, nella quale l'efficienza energetica si accompagna alla possibilità di utilizzare meglio gli spazi, adattarli e mantenerli nel tempo.
Il bosco entra nella vita scolastica
Il rapporto con la natura costituisce una delle qualità più immediatamente riconoscibili del complesso. La posizione sul pendio consente di osservare il paesaggio da quote differenti. Le grandi finestre si affacciano verso gli alberi, le colline e il centro abitato; la vegetazione raggiunge visivamente le facciate e modifica il carattere degli ambienti secondo il trascorrere delle stagioni.
Anche gli spazi esterni seguono la topografia. Le aree destinate al gioco e alla permanenza non vengono concentrate in un unico cortile pianeggiante, ma distribuite su livelli diversi, collegati da percorsi e gradonate. Il sistema di balconi esterni contribuisce alla continuità dei movimenti e assolve anche funzioni di sicurezza, offrendo vie di esodo supplementari.
La scuola stabilisce quindi una relazione con il paesaggio che non dipende soltanto dalle viste attraverso le finestre, ma coinvolge i percorsi e le attività quotidiane. Gli architetti descrivono questa condizione come parte integrante del progetto educativo: il bosco diventa una presenza costante e potenzialmente un'estensione dell'ambiente di apprendimento.
È tuttavia importante distinguere l'integrazione paesaggistica dalla conservazione integrale del sito naturale. Per realizzare la nuova scuola e le infrastrutture necessarie è stato indispensabile intervenire su un'area precedentemente non edificata, con operazioni di disboscamento e movimentazione del terreno. La compattezza del volume ha consentito di contenere l'impronta dell'edificio rispetto a soluzioni più estese, ma non elimina questo impatto iniziale.
Il progetto restituisce quindi una tensione tipica dell'architettura sostenibile contemporanea: realizzare infrastrutture pubbliche migliori richiede talvolta trasformazioni territoriali che devono essere valutate insieme ai benefici sociali e ambientali attesi.
La nuova sistemazione del verde cerca di ricostruire continuità tra architettura e paesaggio, mentre il sistema di percorsi esterni rende il bosco parte dell'esperienza scolastica. Non si tratta semplicemente di una scuola costruita nel verde, ma di un tentativo di attribuire al paesaggio un ruolo attivo nell'organizzazione dell'educazione.
La Wieland-Grundschule diventa un piccolo campus pubblico
Il completamento dell'edificio nel 2026 conclude un processo durato diversi anni. Il cantiere, avviato nel febbraio 2024, ha attraversato periodi meteorologici difficili senza compromettere il calendario generale. Il Comune ha aperto la scuola ai cittadini il 2 luglio 2026 e, nelle settimane successive, studenti e insegnanti hanno partecipato al trasferimento delle attrezzature nei nuovi ambienti. L'inizio regolare delle lezioni è avvenuto il 2 settembre 2026, quando l'istituto ha assunto il nome di Wieland-Grundschule.
Il progetto si inserisce però in una trasformazione che riguarda anche l'accessibilità del luogo. Accanto al nuovo edificio è stata realizzata una stazione degli autobus con percorsi pedonali dedicati, collegamenti verso le strutture scolastiche e punti di fermata per le famiglie.
Per favorire la sicurezza degli alunni, nei primi giorni del nuovo anno scolastico il Comune ha istituito temporaneamente una Schulstraße, limitando il traffico automobilistico negli orari di ingresso e uscita.
Il sindaco Hannes Gieseler ha spiegato l'obiettivo attraverso una considerazione che supera la semplice gestione della mobilità: “La strada scolastica offre ai bambini la possibilità di imparare fin dall'inizio a percorrere autonomamente il tragitto verso la scuola”.
L'autonomia diventa quindi una questione che coinvolge anche l'organizzazione dello spazio pubblico. È una dimensione spesso trascurata nelle narrazioni dell'architettura educativa. Una scuola può avere ambienti eccellenti, ma la sua qualità urbana dipende anche dal modo in cui gli studenti vi arrivano, dalla sicurezza degli attraversamenti e dal rapporto con le attività del quartiere.
A Wilnsdorf la vicinanza della scuola dell'infanzia, delle attrezzature sportive e del nuovo nodo di trasporto permette di leggere l'intervento come parte di una piccola infrastruttura civica. La scuola non è un oggetto isolato nel bosco, ma uno dei luoghi attraverso i quali una comunità organizza il proprio futuro.
La sostenibilità si impara abitandola
La qualità più interessante della Wieland-Grundschule emerge probabilmente quando si smette di considerare separatamente le sue diverse caratteristiche.
La struttura ibrida non è soltanto una scelta tecnica. Permette di ridurre il materiale dove possibile, sfruttare la prefabbricazione regionale e mantenere leggibili le componenti della costruzione.
I nuclei didattici non costituiscono soltanto una soluzione distributiva. Permettono di alternare attività collettive e individuali, garantire differenti livelli di concentrazione e utilizzare gli spazi senza dipendere dalla rigidità del corridoio tradizionale.
Il rapporto con il bosco non è soltanto paesaggistico. Offre ai bambini un contatto quotidiano con l'ambiente naturale e trasforma il percorso verso la scuola in un'esperienza differente da quella di un edificio collocato lungo una normale strada urbana.
Persino il calcestruzzo proveniente dal vecchio viadotto racconta qualcosa che supera la propria funzione strutturale: la materia non possiede necessariamente una sola vita e la demolizione di un'opera può diventare il punto di partenza per un'altra.
Sono elementi che costruiscono una possibile relazione tra architettura ed educazione senza pretendere che l'edificio possa sostituirsi agli insegnanti.
BUERO BB descrive il risultato come “un impegno modesto, ma ottimista verso il futuro”, sottolineando il ruolo della collaborazione tra progettisti, amministrazione e imprese.
La definizione è interessante proprio per la sua misura.
Wilnsdorf non propone una scuola spettacolare, costruita per diventare un'icona internazionale. Propone un edificio pubblico capace di affrontare contemporaneamente problemi ordinari ma difficili: costi, accessibilità, prestazioni ambientali, insegnamento inclusivo, manutenzione e conservazione del paesaggio.
Tornando all'analogia di Aldo van Eyck, la nuova scuola funziona come una piccola città perché organizza luoghi con caratteri differenti e permette ai bambini di attraversarli, riconoscerli e appropriarsene.
Ma aggiunge una dimensione che oggi non può più essere considerata secondaria: insegna, attraverso la propria costruzione, che ogni scelta architettonica comporta una responsabilità verso le risorse e il tempo. Una responsabilità che riguarda chi progetta, chi costruisce e chi utilizzerà l'edificio negli anni a venire.






















