- INFO POINT
- Di Aurelio Coppi
- Stato: Progetto
Archiboretum: la città-foresta che respira tra le colline di Ginevra
Edilizia TerziariaArchiboretum, a Ginevra, è una di quelle architetture Manifesto che l'attuale panorama progettuale ci aveva fatto dimenticare; manifesto di cosa? Della volontà di percorrere la transizione ecologica delle città moderne. Concepite dallo studio parigino Vincent Callebaut Architectures , queste torri gemelle a uso misto non sono semplicemente edifici: sono un organismo urbano che intreccia abitare, lavorare, biodiversità e risorse locali in un’importante sintesi progettuale. Il sito prescelto, su un plateau che domina la valle del Rodano, è un luogo di passaggio e connessione: qui Archiboretum non solo risponde alle esigenze di densificazione qualitativa, ma si pone come catalizzatore di un nuovo immaginario urbano sostenibile, allineandosi con le ambizioni del Cantone di Ginevra verso la neutralità carbonica.
La visione di Callebaut supera i confini formali e tipologici tradizionali: piuttosto che costruire un singolo edificio, si definisce un paesaggio verticale dove l’architettura è biomimica e dove la natura non è più ritagliata all’interno della città, ma piuttosto la città stessa diventa un ecosistema. Il progetto mira ai più alti standard svizzeri di sostenibilità — SNBS, Minergie-Eco e 2000 Watts — e guarda oltre il concetto di edificio sostenibile, proponendo una rigenerazione urbana circolare e integrata con spazi pubblici aperti, funzioni produttive e relazioni sociali rinnovate.
Un progetto urbano aperto e permeabile
Il primo principio di Archiboretum è la porosità urbana. Non si tratta di isolare, ma di aprire: con il 30 % del sito destinato a piazze pubbliche pedonali, il progetto riconnette il fronte stradale al tessuto residenziale circostante, favorendo una mobilità dolce e relazioni sociali spontanee. I grandi spazi pubblici non sono vuoti formali, ma luoghi di incontro dove il paesaggio si fonde con l’architettura.
Il 45 % della superficie è dedicato a un parco metropolitano che combina foreste urbane, orti comunitari e stagni acquaponici per la gestione naturale delle acque meteoriche. Questo paesaggio interno, fatto di percorsi, micro ecosistemi e attività agricole urbane, ridisegna il rapporto tra città e natura, proponendo una nuova forma di uso pubblico e sociale dello spazio aperto.
Parallelamente, il programma urbano si completa con un 25 % di spazi commerciali e servizi al piano inferiore, tutti naturalmente illuminati e integrati nella topografia verde dei patii. Qui, piccole botteghe, atelier e servizi di prossimità si trasformano in nodi vitali di una nuova centralità urbana, dove il confine tra interno ed esterno è sfumato e in relazione diretta con il paesaggio circostante.
Programma misto e identità organica
Archiboretum non è un quartiere mono funzionale: con 90.000 m² di superficie, il progetto comprende oltre 600 alloggi, spazi per uffici, un hotel, negozi e una sala pubblica polifunzionale. Questa miscela di funzioni orientata alla vita quotidiana, al lavoro e alla cultura crea un microcosmo urbano verticale dove la convivenza sociale diventa un valore progettuale esplicito. Gli spazi interni, con altezze generose e sistemi di pavimenti tecnici, sono pensati per adattarsi nel tempo alle esigenze dei suoi abitanti, creando una flessibilità d’uso che si oppone all’obsolescenza tipica degli edifici contemporanei.
L’identità formale di Archiboretum si ispira alla biomimica: i volumi si articolano come tronchi e rami che si innalzano verso il cielo, con spirali e geometrie complesse che ottimizzano l’apporto di luce naturale, la ventilazione e il comfort ambientale. Non è un ornamento naturale applicato a un edificio esistente, ma un edificio che nasce dalla natura e riflette dinamiche biologiche, in un dialogo continuo tra forma, funzione e clima.
Materia, circolarità e biodiversità urbana
La materialità è al centro di questa visione: la struttura primaria è in legno lamellare incrociato (CLT) proveniente da foreste gestite secondo criteri PEFC; i corpi portanti in calcestruzzo pre-teso sono ottimizzati per ridurre l’impronta di CO2, mentre l’acciaio ad alte prestazioni è riciclabile, contribuendo a un processo costruttivo il più possibile circolare e tracciabile. Le facciate e i sistemi isolanti, per il 50 % certificati Cradle to Cradle, sono parte di un approccio di bioedilizia che interpreta materiali e tecnologie come componenti di un ciclo virtuoso, dal cantiere alla vita operativa dell’edificio. Allo stesso modo, la biodiversità urbana non è un’appendice estetica: ogni terrazza, balcone e loggia diventa un corridoio ecologico per piante e animali. Api, insetti utili e persino rifugi per pipistrelli trovano il loro spazio tra le piante, mentre sistemi di gestione dell’acqua piovana, serre urbane per la produzione alimentare e percorsi pedagogici rafforzano il legame tra comunità umane e viventi.
Energia positiva e nuove centralità
Archiboretum non si limita soltando ad essere efficiente: il suo obiettivo è positivo sul piano energetico. Attraverso un mix di pannelli solari fotovoltaici, sistemi termici solari, sonde geotermiche e una caldaia a biomassa collettiva, il progetto ambisce a soddisfare e superare il fabbisogno energetico dell’intero complesso. La visione si estende oltre gli edifici, in un concetto più ampio di Territorio Globale a Energia Positiva, dove spazi pubblici, mobilità e risorse sono orchestrati in un ciclo chiuso di produzione e consumo.
Questa integrazione di energia, natura e funzioni rappresenta un cambio di paradigma rispetto all’urbanistica convenzionale, proponendo una risposta alle sfide contemporanee di clima, qualità della vita e relazione con l’ambiente. In Archiboretum, la città non è più vista come un insieme di oggetti isolati, ma come un organismo che respira, produce e condivide.
























